Psychodrama, l’album d’esordio di Dave, con più di centomila copie è stato l’album di rap britannico più venduto nel Regno Unito nel 2019. Ma con questi numeri non sarebbe nemmeno entrato nella top ten degli album di rap più venduti l’anno scorso in Francia. Tuttavia, mentre Dave si è aggiudicato il premio per l’album dell’anno ai premi Mercury di quest’anno e ha potuto esibirsi in tv davanti a tutto il paese definendo razzista Boris Johnson, durante la cerimonia dei Victoires de la musique (i premi più importanti dell’industria musicale francese, equivalenti ai premi Mercury) nessun rapper nero o arabo è stato nominato nelle categorie per il miglior album, il migliore artista o la migliore canzone.
Qualche giorno dopo la cerimonia, lo Snep, l’ente che rappresenta l’industria musicale francese ed è responsabile tra le altre cose della redazione delle classifiche e della distribuzione dei pagamenti, definiva la musica rap un “fenomeno sovraesposto” nel suo report di mercato per il 2019. “La base di fan della musica urbana”, si leggeva, “non deve eclissare i risultati degli altri generi musicali”: un appello esplicito a diminuire promozione e celebrazione del movimento di musica popolare francese di maggior successo di tutti i tempi.
Questa popolarità, secondo lo Snep, risulterebbe “corretta” se gli ascoltatori più anziani – che si suppone ascoltino altri tipi di musica – cominciassero ad abbonarsi ai servizi di streaming. A differenza di quanto accade nel Regno Unito o negli Stati Uniti, per calcolare le vendite lo Snep non conteggia le trasmissioni in streaming o le visualizzazioni su YouTube con la pubblicità, una decisione infelice per il rap, il genere più ascoltato in streaming in Francia. Nonostante queste limitazioni, l’anno scorso i rapper francesi sono stati responsabili di 16 dei 19 singoli primi in classifica in Francia e hanno occupato i vertici della classifica degli album per 31 settimane.
Crisi d’identità
Il rap francese è diventato la colonna sonora di una crisi d’identità nazionale e i suoi detrattori lo ritengono una minaccia al paesaggio culturale di un paese segnato da feroci disparità razziali. Tuttavia, dopo trent’anni di tentativi di delegittimarlo, molti artisti hanno finito per accettare in modo ambivalente questa discriminazione. Non c’è stato alcun moto d’indignazione per l’evidente esclusione dai Victoires. Tantissimi musicisti e addetti ai lavori interpellati non hanno voluto commentare. Un manager di alcuni artisti ha detto: “Non c’è niente di sconvolgente, è sempre stato così. Lavoriamo ai margini, ci organizziamo, creiamo le nostre modalità per guadagnare e tiriamo avanti”.
L’ascesa del rap francese è cominciata nell’epoca d’oro dell’hip hop statunitense degli anni novanta. Ispirandosi ai versi politici dei Public Enemy, il _rap français _costruì la sua reputazione su un’infervorata critica sociale e sulla lotta al razzismo e alla violenza della polizia. I risultati commerciali dei gruppi Suprême Ntm e Iam contribuirono a far diventare la Francia il più grande mercato per l’hip hop fuori dagli Stati Uniti.
E mentre il rap americano si è avvicinava al consumismo, il rap francese continuava a riflettere il baratro sociale della vita nelle banlieues. Nel 1995 il gruppo Ministère Amer fu denunciato per una canzone contro la polizia, il primo atto di un conflitto che va avanti da decenni tra il ministero dell’interno e il rap. Quello stesso anno i Suprême Ntm furono arrestati mentre eseguivano la loro canzone Police e condannati a sei mesi di carcere.
Negli anni 2000 il rap francese trovò un nuovo nemico: il ministro dell’interno Nicolas Sarkozy. Il futuro presidente condusse una lunga campagna contro il rap, denunciando per diffamazione La Rumeur e Sniper, e rendendo l’“offesa alla dignità della repubblica” un reato punibile con il carcere. Sarkozy accusava il rap di presunto razzismo contro i bianchi, una posizione sostenuta da più di duecento parlamentari che, dopo i disordini del 2005, accusarono molti rapper di aver incitato al razzismo e alla violenza.
Arrivato all’Eliseo nel 2007, Sarkozy introdusse nel linguaggio politico dominante una retorica in stile Jean-Marie Le Pen, cercando il consenso dell’estrema destra. Secondo il giornalista Raphael Da Cruz, Sarkozy rafforzò il sentimento di ostilità verso gli immigrati con cui la maggior parte dei rapper si era dovuta confrontare per tutta la vita, “e questo creò una generazione di rapper che evitava di esprimere le sue critiche nei confronti dei politici e della violenza della polizia per timore di vedersi cancellare concerti, di perdere accordi discografici o di subire rappresaglie politiche”.
Quando Sarkozy lasciò la presidenza nel 2012, il rap era nel pieno di un rinascimento facilitato dall’ascesa del gruppo Sexion d’Assaut, che si lasciava alle spalle la critica sociale a favore di uno stile più vicino al pop e lontano dallo scontro. Il successo del gruppo riaccese l’interesse delle più importanti etichette discografiche e coincise con la rivoluzione dello streaming.
La democratizzazione dell’accesso e della distribuzione consentì a una nuova generazione di giovani francesi appartenenti a minoranze di entrare nelle classifiche e guadagnare soldi.
Lo Snep ha integrato lo streaming nei dati di vendita nel 2016 e la conseguente ondata di rap francese entrata nelle classifiche ha avuto tra i suoi esponenti i fratelli franco-algerini Pnl, che hanno venduto un milione di copie del loro album Dans la légende. Come i giocatori francesi che hanno vinto la coppa del mondo di calcio e che nel 2016 si sono schierati contro un tentativo della federazione francese di calcio d’introdurre un sistema di quote per imporre dei limiti alla presenza di giocatori di origine africana, i rapper francesi neri e arabi sono emersi dalle comunità ostracizzate per dare al paese la sua più rilevante impresa culturale degli anni duemila. Mentre Marine Le Pen otteneva vittorie storiche alimentate dal clima di ostilità verso l’islam diffuso dopo gli attacchi terroristici di Parigi nel 2015, rapper musulmani come i Pnl e Mhd sono emersi per guidare una rivoluzione del rap nazionale partendo dagli spasmi dell’intolleranza razziale.
Numeri da record
“Lo stile afro-trap di Mhd è stato importantissimo per la crescita del rap”, afferma Binetou Sylla, produttore e proprietario della Syllart Records. Mhd, attualmente in attesa di essere processato per un’accusa di omicidio che risale al 2018, ha mescolato la trap contemporanea con la musica pop del suo retaggio senegalese e guineano dando vita, secondo Sylla, “a una nuova generazione di artisti afrofrancesi come Ninho e Aya Nakamura, incoraggiando perfino rapper di successo come Booba ad abbracciare le loro radici”. Mentre la popolarità di Le Pen la portava fino al ballottaggio con Emmanuel Macron alle presidenziali del 2017, il sempre più profondo scisma della Francia veniva sottolineato da un anno di vendite record per il rap: undici album al primo posto e più di duecento tra dischi d’oro, di platino e di diamante che lo Snep ha elargito ai rapper francesi per le vendite di singoli.
I tentativi di domare il rap francese dimostrano quanto sia diventato potente
Nel 2018 lo Snep ha però modificato in fretta e furia i criteri per stilare le classifiche escludendo tutte le trasmissioni in streaming senza abbonamento. Secondo l’organizzazione, di cui fanno parte dirigenti di tutte le principali case discografiche francesi, questa modifica, che allinea il paese alla Germania e all’Italia ma non agli Stati Uniti e al Regno Unito, aveva lo scopo di garantire un sistema che riflettesse di più i ricavi. Secondo il dirigente di un’importante etichetta francese che ha chiesto di restare anonimo, questo improvviso cambiamento è stata invece una “chiara risposta al successo del rap”.
Le correzioni non hanno impedito la crescita del rap, sfociata nel 2018 in nove album e quattordici singoli primi in classifica (una cifra quasi doppia rispetto al numero di successi rap arrivati in un qualsiasi anno in vetta alla classifica Billboard 100 negli Stati Uniti). Lo Snep ha replicato a gennaio del 2019 con un’altra revisione del modo di stilare le classifiche degli album, che divideva per due il numero complessivo di streaming della canzone più trasmessa in un album. Nonostante ciò il successo del rap è continuato. Nel 2019 Deux frères dei Pnl è stato uno dei dieci album di rap francese al primo posto e uno dei cinque album multi-platino. Gims, ex frontman dei Sexion d’Assaut, ha riempito uno stadio da 81mila posti e i Soprano, in due date a Marsiglia, hanno suonato davanti a centomila persone.
Verso il divorzio
Eppure ai Victoires de la musique di quest’anno gli storici risultati raggiunti dal rap sono stati occultati dai sostenitori dello stile chanson. A parte la frettolosa candidatura dei Pnl a un premio “audiovisivo” decisa dal voto del pubblico, tra i candidati nelle varie categorie c’erano solo due rapper, entrambi bianchi. E tutti e due hanno perso. Per la prima volta in vent’anni non c’era una categoria dedicata agli album di musica urbana, in precedenza nota con la definizione bizzarra e onnicomprensiva dal punto di vista razziale di “rap, reggae o groove”. Il presidente dei Victoires, Romain Vivien, ha rimandato al mittente le accuse di non aver concesso un’adeguata rappresentanza alle minoranze, affermando che le candidature si limitano a riflettere le simpatie dei giurati. A ben vedere questa è un’argomentazione che potrebbe essere letta come indice di un razzismo istituzionale.
I Victoires, creati dal ministero della cultura come parte dell’obiettivo generale di promuovere e proteggere il patrimonio culturale francese, non erano stati pensati per l’hip hop. Jonathyne Briggs, autore del libro Sounds French: globalization, cultural communities and pop music, dice: “Il rap è sempre stato visto come qualcosa di esterno, importato in Francia, ma esacerbato dalla sua connessione con la cultura degli emigrati”. Secondo Briggs però, continuare a focalizzarsi sulle forme tradizionali del pop non riuscirà a intralciare la popolarità del rap: “La musica pop è conformista. L’anticonformismo del rap è ancora in grado di farsi sentire bene al di fuori delle strutture esistenti”.
Il musicista funk Manu Dibango, morto il 24 marzo 2020, aveva criticato l’omogeneità dei Victoires di quest’anno, sostenendo che la lista dei candidati rifletteva una “inutile ricerca di diversità”. Secondo Olivier Cachin, giornalista e presentatore di trasmissioni televisive sul rap, quella che vent’anni fa era cominciata come indignazione è ormai un “divorzio” inconciliabile. Dall’umiliazione del 1999 – quando il trio celtico Manau vinse il primo premio per il rap battendo star come Suprême Ntm, Arsenik e Mc Solaar – alle inspiegabili esclusioni del 2020, secondo Cachin il messaggio per il rap è sempre stato chiarissimo: “Non siete i benvenuti”. Molti sono convinti che il rap debba ormai avere dei premi tutti suoi. Un riconoscimento che in Francia servirebbe solo a formalizzare il profondo divario razziale nell’industria musicale.
Un portavoce dello Snep ha detto che la presenza del rap in Francia potrebbe essere meramente ciclica, ricordando il successo del pop nel 2019. “È importante ricordare che l’album che ha venduto di più l’anno scorso è stato quello di Angèle”, ha dichiarato, riferendosi alla cantante belga di 24 anni. “Se è vero che la musica urbana comprende gran parte degli album e dei singoli in testa alle classifiche, non riflette gli interessi della Francia nel suo complesso, che sono ancora in larga misura orientati verso il pop, il rock e la chanson française”.
Dalla periferia al centro
È una dichiarazione significativa, che punta a sminuire la francesità di chi ascolta il rap coerentemente con le connotazioni etniche che attribuisce a termini come “chanson” e “rap”. La pop star malianofrancese Aya Nakamura è stata impropriamente definita “la voce del rap francese” dallo Snep. Quando i Pnl hanno presentato il loro album Dans la légende ai Victoires del 2017, hanno dichiarato che il progetto si collocava nel solco della chanson. Non hanno ricevuto la candidatura ma il loro ragionamento è stato ripreso per giustificare la decisione di sbarazzarsi della categoria dedicata al rap.
Secondo Lansky, giornalista del sito Yard, le macchinazioni del settore non saranno un ostacolo per il rap francese: “La realtà è che molti artisti definiti pop, come Angèle, Louane e Kendji Girac, guardano al rap e a generi simili in cerca d’ispirazione”.
Nelle classifiche francesi di questa prima parte del 2020, Blinding lights di The Weeknd ha offerto una pausa di una settimana in quasi quattro mesi ininterrotti di singoli di rapper francesi neri o arabi al primo posto: Gradur, Gambi, Naps e Ninho. Tutto questo con Marine Le Pen sullo sfondo, che con il suo partito appena ribattezzato Rassemblement national sconfiggeva La république en marche di Macron alle elezioni europee del 2019, ed è pronta a sfidarlo alle presidenziali del 2022.
Il rap francese un tempo si collocava alla periferia del gusto nazionalpopolare, denunciando a gran voce le crepe nel presunto universalismo francese. I tentativi di domarlo dimostrano quanto oggi sia diventato potente, con i suoi rapper neri e arabi di successo che sfidano l’idea stessa di cosa significhi essere francesi. Come afferma l’anonimo discografico già citato: “Non è più possibile definire fenomeno un genere che è presente nel paese ormai da trent’anni. Oggi il rap è parte della cultura francese tanto quanto la sua cucina, il suo vino o la sua malafede”. ◆gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1359 di Internazionale, a pagina 72. Compra questo numero | Abbonati