Quando annusa una piantina di basilico idroponico in un’azienda agricola di Akron, in Ohio, Mike
Bloomberg è già stato a Chicago per incontrare la sindaca ed è salito su un trattore nei campi gelati di soia del Minnesota. Più di 2.700 chilometri in poche ore. Mentre i fotografi scattano a ripetizione nella luce viola della fattoria, Bloomberg chiede se qualcuno conosce la differenza tra un buon venditore e un ottimo venditore. Il buon venditore, spiega, può incassare un rifiuto e bussare alla porta successiva convinto che avrà successo. “Il grande venditore, invece, bussa di nuovo alla stessa porta”, conclude con un sorriso beffardo.
Ciò che distingue Bloomberg è che può bussare a tutte le porte contemporaneamente. L’ex sindaco di New York non sta solo portando avanti una campagna aggressiva per ottenere la candidatura democratica; sta anche costruendo una macchina organizzativa – fatta di dati, annunci pubblicitari e volontari – per aiutare i candidati democratici a tutti i livelli a essere eletti, a prescindere dall’esito delle primarie.
Il partito che Bloomberg sta provando a trasformare (e in cui è rientrato solo a ottobre del 2019) è poco più di uno spettatore della sua ambizione. Con più di ottocento dipendenti e più di duecento milioni di dollari spesi finora in annunci pubblicitari, la Mike Bloomberg 2020 Corporation non somiglia a una tradizionale campagna elettorale. Sembra piuttosto un esperimento: cosa succede alla democrazia quando una singola persona può fare politica senza limiti economici? “Uno degli obiettivi di Mike è creare una struttura che duri nel tempo”, spiega Tim O’Brien, un consulente politico che si occupa di portare il messaggio di Bloomberg in tutte le sedi del partito nei singoli stati. Il primo passo di questo percorso è stato la creazione di una squadra di collaboratori tra cui spiccano ex dirigenti di Facebook, Foursquare e GroupM, l’azienda pubblicitaria con il fatturato più alto del mondo. Nessuno, al quartier generale della campagna, sa quanti soldi Bloomberg è disposto a spendere. Per il momento tutti lavorano senza limiti di spesa. Questo significa che il nono uomo più ricco del mondo potrebbe arrivare a sborsare almeno un miliardo di dollari.
Messaggio vago
Più che parlare delle primarie democratiche, gli onnipresenti annunci pubblicitari in tv e online finanziati da Bloomberg si concentrano sulle politiche di Trump. Uno spot sulla sanità afferma: “Da quando Trump è presidente, ogni anno un milione di persone in più si ritrova senza copertura sanitaria”. Il presidente sembra seguire attentamente le mosse di Bloomberg. A metà gennaio ha twittato: “Mini Mike Bloomberg spende molti soldi per pubblicità false. Sono stato io a salvare la copertura sanitaria per le persone con malattie pregresse esistenti”.
Il programma per l’elaborazione dei dati della campagna di Bloomberg, dall’enigmatico nome di Hawkfish, usa dati piuttosto costosi generalmente usati nelle campagne pubblicitarie demograficamente mirate. Questi dati, in parte, potrebbero finire negli archivi del partito o essere sfruttati per la battaglia contro Trump e i repubblicani. Il fatto che Bloomberg sia un candidato gli garantisce un accesso maggiore ai dati del partito. Inoltre, fino alle primarie, negli stati decisivi il suo ruolo gli permette di comprare annunci pubblicitari a tariffe inferiori rispetto a quelle che dovrebbe pagare se fosse un semplice cittadino. Eppure, nonostante tutti i soldi spesi, le speranze di Bloomberg sono legate a fattori che sfuggono al suo controllo. L’ex sindaco di New York non parteciperà alle primarie nei primi quattro stati e comincerà la sua corsa nel super martedì del 3 marzo. Se Joe Biden otterrà un buon risultato nei primi stati, Bloomberg avrà difficoltà a convincere gli elettori moderati. Se invece i primi voti dovessero creare una situazione di incertezza, Bloomberg potrebbe ottenere un certo numero di delegati con cui condizionare la corsa o perfino affermarsi come il candidato in grado di compattare il partito.
Nel frattempo la sua campagna prosegue con una certa vaghezza di fondo. Nei suoi discorsi, Bloomberg fa ricorso alle tipiche frasi che funzionano nei focus group. “Il mio messaggio è semplice”, ha detto leggendo dagli appunti davanti a cinquecento potenziali sostenitori in Ohio. “Se volete assistenza sanitaria per tutti, se volete combattere la disuguaglianza con tasse più giuste e posti di lavoro migliori, se volete opportunità per tutti e un’istruzione di qualità per tutti, se volete fare ordine alla Casa Bianca, allora entrate nella squadra di Bloomberg”.
All’evento organizzato a Chicago c’erano solo duecento persone. Molti sembravano poco convinti dalla strategia di Bloomberg. Sei ragazzi hanno raccontato di aver saputo del raduno dal loro datore di lavoro. Tra questi, una ragazza ha ammesso di avere “paura” di rivelarne il nome. Ma a pochi passi di distanza una paura diversa alimentava il sostegno per Bloomberg. “Siamo spaventati”, ha detto Brenda Gordon, docente di odontoiatria di Chicago, parlando di Trump. Gordon ha deciso di partecipare all’evento dopo essersi iscritta alla mailing list dell’uomo che secondo lei può vincere le presidenziali. “Bloomberg è la mia eccezione alla regola del vecchio uomo bianco. Lui è tutto ciò che Trump vorrebbe essere: un vero miliardario”.
Ad Akron Bloomberg conclude il suo intervento e si prepara a tornare nel Queens, a New York. Ammette di non essere particolarmente felice all’idea di prendere il quarto volo della giornata. Ma ricorda alla folla che la sua battaglia è appena cominciata. “Domani si riparte. Sono l’uomo più fortunato del mondo”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati