Sono i volti nuovi della prossima legislatura. Lorenzo Fontana, 42 anni, deputato di Verona, vicino a Matteo Salvini, eletto il 14 ottobre presidente della camera. Una consacrazione per il leghista, cattolico tradizionalista, noto per la sua opposizione ai matrimoni gay e per la vicinanza alla Russia. Nel 2019 spiegava di voler fare della Lega “un partito cerniera fra Trump e Putin”. L’elezione di Fontana ha suscitato le proteste dell’opposizione. Alcuni deputati del Partito democratico (Pd) hanno srotolato uno striscione con la scritta: “No a un presidente omofobo e pro Putin”. “La scelta della camera allontana ancora di più l’Italia dal cuore dell’Europa”, ha commentato Enrico Letta, segretario del Pd.

Fontana è il simbolo del radicamento dell’estrema destra nelle istituzioni, come lo è Ignazio La Russa, eletto il giorno prima presidente del senato.

La Russa, che nella precedente legislatura era vicepresidente del senato, è uno dei fondatori di Fratelli d’Italia (FdI) insieme a Giorgia Meloni, che è senza dubbio la leader della coalizione di destra dopo la vittoria alle elezioni del 25 settembre. La Russa, ministro della difesa nel governo presieduto da Silvio Berlusconi dal 2008 al 2011, da giovane faceva parte del Movimento sociale italiano (Msi) e non ha mai nascosto la nostalgia per Benito Mussolini. In un video del 2018 fa vedere a un giornalista la sua collezione di statuine del dittatore.

Ironia della situazione politica in Italia, la prima seduta del senato è stata presieduta dalla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, che aveva chiesto a Giorgia Meloni di ritirare la fiamma dal simbolo di Fratelli d’Italia. “È impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina, che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del senato”, ha spiegato con emozione Segre, molto applaudita.

Ma oltre al profilo postfascista di Ignazio La Russa, è il modo in cui è stato eletto che ha agitato questo inizio di legislatura. La sua elezione è stata movimentata: con una maggioranza di 115 seggi su duecento senatori, i voti dei senatori di destra (FdI, Lega e Forza Italia) avrebbero dovuto renderla una formalità. Ma tra la sorpresa generale il gruppo di Forza Italia si è astenuto a eccezione di Berlusconi – che fa il suo ritorno in senato dopo nove anni di assenza – e della presidente uscente del senato Maria Elisabetta Casellati. Alla fine La Russa è stato eletto grazie a diciassette voti dell’opposizione.

Fragilità

Un risultato che ha sorpreso Enrico Letta. “Irresponsabile oltre ogni limite il comportamento dei senatori che hanno scelto di aiutare dall’esterno una maggioranza già divisa e in difficoltà”, ha scritto in un tweet il segretario del Pd. L’elezione si è svolta a voto segreto e nel pomeriggio le speculazioni si sono moltiplicate per cercare di individuare i “diciassette traditori”, come li ha definiti la stampa italiana.

“Nella prima seduta del senato di questa nuova legislatura si vedono già delle fragilità”, spiega Lorenzo Pregliasco, professore di scienze politiche all’università di Bologna e fondatore dell’istituto di sondaggi YouTrend. “Da un lato c’è una maggioranza divisa, che ha portato all’astensione di Forza Italia, dall’altro i parlamentari dell’opposizione non sembrano essere tutti sulla stessa linea nei confronti di Fratelli d’Italia”.

Il governo guidato da Meloni non si è ancora formato e già delle nuvole si addensano sulla sua testa. Berlusconi, scontento dei negoziati sulla ripartizione dei ministeri, ha manifestato il suo malumore in senato. Il leader di Forza Italia ha cercato di imporre nel governo una delle sue più fidate consigliere, Licia Ronzulli, ma Giorgia Meloni ha opposto il suo veto. Berlusconi vuole vendere a caro prezzo il suo appoggio all’esecutivo e chiede in particolare il ministero della giustizia. ◆ adr

Questo articolo è uscito sul numero 1483 di Internazionale, a pagina 40. Compra questo numero | Abbonati