L’isolamento per il covid-19 mi ha fatto pensare all’arca di Noè. Dio promette di punire l’umanità per la sua malvagità con una gigantesca inondazione, ma ordina a Noè e alla sua famiglia di isolarsi in un’arca con abbondanti provviste, portando con sé due esemplari di ogni creatura vivente, in attesa che finisca l’alluvione. Il problema dell’arca di Noè si presenta ogni volta che un aumento della domanda mette pressione su un’offerta limitata. Nel racconto biblico l’offerta di salvezza era limitata a Noè e alla sua famiglia, nella nostra versione laica è limitata l’offerta di risorse mediche.

Questi prodotti vanno razionati. Ma in base a quale principio? La soluzione del libero mercato è quella d’impostare il razionamento sui prezzi. In questo modo, però, solo i ricchi possono comprare i prodotti medici. Alla fine l’offerta cresce fino a coprire l’aumento della domanda, ma nel frattempo i poveri sono costretti ad arrangiarsi. La soluzione socialista è quella di razionare le quantità o creare un sistema basato sulle file. Nel primo caso a ogni cittadino è assegnata una razione fissa della risorsa carente, mentre il secondo è regolato dal principio “chi arriva prima viene servito per primo”: i primi della fila comprano i prodotti, mentre gli altri restano a mani vuote. Le code davanti a negozi semivuoti erano una caratteristica dell’ultima fase del comunismo.

Yulia Reznikov, Getty

Se trasferiamo il problema nel campo dei virus e della medicina, ci accorgiamo che sia la soluzione socialista sia quella del libero mercato sono improponibili. Evidentemente c’è bisogno di un principio diverso. Questo ci riporta al racconto biblico. In quel caso Dio salvò i virtuosi, mentre noi potremmo dare la priorità alle persone economicamente utili. I vecchi, i malati e quelli con “patologie pregresse” sono abbandonati al loro destino durante l’isolamento, mentre le autorità concentrano la maggioranza delle scarse risorse mediche per curare le persone con più probabilità di avere un futuro. In questo caso l’utilità sostituisce la virtù come valore di riferimento.

La parità del diritto

Questo metodo, però, contrasta con un altro principio su cui si fonda il mondo liberale: tutte le vite hanno lo stesso valore. D’altronde è in nome della parità del diritto “alla vita, alla libertà e alla felicità” che abbiamo proibito ogni forma di discriminazione. Ora però ci troviamo nella situazione di dover decidere quali vite hanno più valore delle altre. Alcuni saranno scelti per salire sull’arca, altri dovranno cavarsela da soli, fino a quando non sarà disponibile un vaccino o il virus non avrà fatto il suo corso.

La conclusione appare abbastanza scontata: dato che non disponiamo di un principio eticamente accettabile per scegliere chi vive e chi muore, dobbiamo fare il possibile per evitare carenze di equipaggiamenti salvavita. Il fatto che il cosiddetto mondo sviluppato si sia ritrovato ad affrontare la pandemia senza gli strumenti adatti (alcuni paesi più di altri) è uno scandalo. Dietro questo fenomeno ci sono diverse spiegazioni.

La prima è la politica di austerità, che oggi rivela le sue conseguenze negative. Come ha sottolineato il Sunday Times, ci sono prove evidenti del fatto che “la preparazione in vista di una pandemia è una delle vittime degli anni dell’austerità”. Ma ci sono altri colpevoli. Un secondo, fondamentale motivo della nostra scarsa preparazione è la filosofia del just in time, in base alla quale si produce solo quello che è stato già venduto o che si prevede di vendere in tempi brevi. Come ha sottolineato l’esperta di sanità Alanna Shaikh, “i sistemi che reagiscono all’ultimo momento funzionano quando le cose vanno bene. Ma in un contesto di crisi ci mancano le riserve. Se un ospedale o un paese esaurisce le mascherine, non c’è un magazzino dove rifornirsi. Siamo costretti a ordinare un maggiore quantitativo di prodotti da un fornitore e a sottostare ai tempi di produzione e spedizione, prevalentemente dalla Cina”. Questa critica riguarda un sistema largamente adottato nell’industria. Le riserve costano denaro. Di conseguenza i mercati efficienti non prevedono che le aziende abbiano giacenze, ma solo “riserve” sufficienti a soddisfare i consumatori in base alla domanda. Anche tenere da parte risorse finanziarie per eventuali emergenze è considerato uno spreco. Nei mercati efficienti non esistono emergenze, quindi le aziende devono lavorare costantemente al limite della produzione.

Nel mondo
L’Argentina allunga i tempi

◆ Il 2 giugno il governo argentino ha annunciato di aver esteso al 12 giugno il termine per le trattative con i suoi creditori. Come spiega la Reuters, la decisione è legata alla volontà di Buenos Aires di presentare una nuova proposta, probabilmente con qualche segnale di apertura, per la ristrutturazione di parte del suo debito pubblico, dopo che una prima offerta è stata considerata insufficiente dagli investitori. Le trattative riguardano titoli di stato argentini per circa 65 miliardi di dollari, su cui il paese sudamericano è diventato insolvente alla fine di aprile.

◆ Il 29 maggio la casa automobilistica francese Renault ha annunciato quindicimila licenziamenti, di cui 4.600 in Francia, scrive la Bbc. Il gruppo ha aggiunto che alcuni stabilimenti potrebbero essere chiusi. La misura fa parte di un piano di ristrutturazione da due miliardi di euro, deciso in seguito al calo delle vendite causato dalla pandemia di
covid-19. La Renault ha dichiarato anche che si concentrerà di più sullo sviluppo delle auto elettriche. L’azienda, di cui lo stato francese detiene una quota di capitale del 15 per cento, ha chiesto al governo di Parigi un prestito d’emergenza di otto miliardi di euro.

◆ Il 1 giugno la Lufthansa, la principale compagnia aerea europea, ha accettato le condizioni poste dall’Unione europea per autorizzare un pacchetto di aiuti da nove miliardi di euro proposto dal governo tedesco. L’azienda, nel cui capitale Berlino entrerà provvisoriamente con una quota del 20 per cento, si è impegnata ad aprire alla concorrenza i suoi hub di Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera, spiega la Frankfurter Allgemeine Zeitung. Precipitata in una grave crisi finanziaria dalla pandemia di covid-19, il 27 maggio la compagnia aerea tedesca aveva deciso di rinunciare agli aiuti perché considerava troppo dure le condizioni di Bruxelles. Ora il piano dev’essere approvato dall’assemblea degli azionisti della Lufthansa, convocata per il 25 giugno, e dalla Commissione europea.


Tutto questo funziona molto bene se non ci sono imprevisti. In una situazione traumatica come quella della crisi del 2008, il modello del mercato efficiente è crollato, tirandosi dietro l’economia. Ora un fenomeno simile ha colpito i servizi sanitari. Bisogna ripristinare quello che un tempo era chiamato “principio di precauzione”. In tutti i settori in cui razionalmente è possibile attendersi un evento estremo, il sistema just in time dev’essere sostituito da una strategia previdente. Ma c’è dell’altro. La colpa di quello che sta succedendo è anche dell’atteggiamento degli economisti neoclassici (e dei loro seguaci politici) nei confronti dell’innovazione. L’idea generale è che niente possa essere inventato se non si garantisce alle aziende un diritto di monopolio esteso (brevetto) sull’invenzione, per permettergli di recuperare gli investimenti.

Questa teoria non è solo storicamente sbagliata (la maggior parte delle invenzioni sono state fatte o finanziate dai governi), ma rischia di tenere fuori dal mercato innovazioni che potrebbero salvare vite umane. Secondo l’economista Shamel Azmeh sarebbe stato possibile sviluppare respiratori “abbastanza semplici da essere accumulati in magazzino e inviati agli ospedali in tempi brevi”. Ma un prototipo commissionato dal governo degli Stati Uniti fu abbandonato nel 2012 dopo che l’azienda privata che lo avrebbe fabbricato fu inglobata da un grande produttore di respiratori “costosi, altamente tecnologici e difficili da usare”, pensati appositamente per i mercati dei paesi più ricchi. Questo genere di soppressione di risorse utili è un crimine.

L’ultima causa delle carenze evitabili è la dipendenza dogmatica dell’occidente dalle catene di produzione globali. Da un lato è sicuramente più “efficiente” produrre in paesi dove la manodopera costa meno, ma cosa succede quando i rifornimenti dalla Cina s’interrompono a causa di un aumento improvviso della domanda interna (come pare che sia successo nel caso delle mascherine chirurgiche)?

Il problema dell’arca di Noè non sarà mai del tutto risolto, perché gli eventi inaspettati continueranno a verificarsi. Ma almeno possiamo prepararci meglio per la prossima pandemia. Il fatto che nessuno avesse previsto il covid-19 non dovrebbe impedirci di prendere precauzioni contro disastri di questo tipo.

Tra le misure da adottare c’è la creazione di scorte. Ogni anno si spendono miliardi di dollari per accumulare armi di distruzione di massa. La stessa logica dovrebbe essere adottata per le “armi di salvezza di massa”. Per esempio si potrebbe creare un’autorità mondiale incaricata di mantenere una riserva adeguata di forniture mediche per garantire la sopravvivenza di tutti gli abitanti del pianeta per tre mesi nell’ipotesi di un evento catastrofico. Il meccanismo potrebbe essere finanziato dagli stati in base al pil, e lo stesso processo potrebbe essere avviato a livello nazionale o regionale. L’Unione europea sarebbe un ottimo punto di partenza. Se questa politica fosse abbinata a un disarmo multilaterale, si potrebbe perfino ridurre la spesa dei governi.

Un’altra misura importante sarebbe quella di eliminare le leggi sui brevetti per le invenzioni mediche. I contratti pubblici e i premi dovrebbero essere gli unici incentivi. Infine, i paesi che possono permetterselo dovrebbero creare le condizioni per aumentare rapidamente la produzione medica in caso di necessità. Questo si aggiungerebbe all’accumulo di forniture mediche. Parte del sistema dovrebbe essere automaticamente disponibile per affrontare le emergenze sanitarie nei paesi in via di sviluppo. La logica della globalizzazione non può essere applicata ai servizi essenziali. Un’ultima riflessione: non sappiamo come aumentare la disponibilità di virtù biblicamente salvifiche, ma di sicuro sappiamo come aumentare la disponibilità di respiratori. ◆ as

Robert Skidelsky

insegna economia politica dell’università di Warwick, nel Regno Unito. In Italia ha pubblicato con Edward Skidelsky _Quanto è abbastanza _ (Mondadori 2013).

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1361 di Internazionale, a pagina 99. Compra questo numero | Abbonati