Da quando le tanto attese elezioni del 24 dicembre 2021 sono state rinviate, l’incertezza incombe sulla Libia. A febbraio la camera dei rappresentanti di Tobruk, nell’est del paese, ha nominato un nuovo primo ministro, Fathi Bashagha. Abdul Hamid Dbaibah, che guida il governo riconosciuto dalla comunità internazionale con sede a Tripoli, si è rifiutato di cedere il potere fino a nuove elezioni. Nei mesi successivi, con l’inasprirsi delle tensioni, violenti scontri hanno scosso più volte la capitale. In seguito ai numerosi tentativi falliti di Bashagha d’insediarsi a Tripoli, nuovi attori sono emersi sulla scena politica, aprendo la strada a collaborazioni inattese.

Il 12 luglio il presidente della National oil corporation (Noc), Mustafa Sanalla, è stato licenziato dal governo di unità nazionale (Gnu) di Dbaibah. Al suo posto è stato nominato Farhat Bengdara, personalità dell’epoca di Muammar Gheddafi e banchiere ritenuto vicino a Khalifa Haftar, che è sostenuto da Abu Dhabi. In questa mossa molti hanno visto una specie di riavvicinamento tra i due avversari, che potrebbe favorire l’appoggio della camera dei rappresentanti al Gnu. In realtà, dopo il ritorno in scena di figure dell’élite come Haftar, Aguila Saleh (presidente della camera dei rappresentanti), Abdul Hamid Dbaibah, Fathi Bashagha e Farhat Bengdara, molti pensano che il potere del popolo e la rivoluzione contro la dittatura di Gheddafi abbiano fallito.

Accordi dietro le quinte

I libici hanno continuato a chiedere nuove elezioni, una costituzione e l’unificazione degli enti burocratici e statali, compreso l’esercito. Ma i calcoli politici delle élite e lo status quo sono stati un ostacolo allo svolgimento di votazioni democratiche.

Per questo le divisioni politiche potrebbero essere destinate a peggiorare ulteriormente. Secondo alcune fonti locali e internazionali, all’inizio di agosto il capo dell’alto consiglio di stato libico Khaled al Mishri e Aguila Saleh si sarebbero accordati per formare un terzo governo. “L’idea potrebbe avere conseguenze importanti, ma per il momento è solo un’ipotesi”, spiega l’esperto di Libia Jalel Harchaoui, secondo il quale la partita “oggi si gioca principalmente sul piano militare”. ◆ fdl

Questo articolo è uscito sul numero 1476 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati