L’Unione europea dà il consenso alla missione navale contro il traffico di esseri umani

A Bruxelles i ministri degli esteri e della difesa europei hanno approvato un’operazione che avrà lo scopo di individuare e distruggere i barconi nelle acque e nei porti libici

La lettera di trecento esperti contro l’operazione navale dell’Unione europea

21 maggio 2015 18:37
Un ragazzo su una barca durante un’operazione di soccorso al largo delle coste della Sicilia, il 14 maggio del 2015. (Alessandro Bianchi, Reuters/Contrasto)

Più di trecento esperti di migrazione hanno firmato una lettera aperta in cui criticano l’operazione navale decisa dall’Unione europea contro le reti di trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. Secondo gli esperti, che lavorano in università come Oxford, Harvard, London school of economics, Yale e Princeton, il piano europeo è “egocentrico”, basato su “una pericolosa distorsione della storia” e sulla stessa logica che ha promosso il business dello schiavismo nel settecento.

L’intervento degli esperti segue la decisione presa il 18 maggio dai ministri degli esteri dell’Unione europea, in base alla quale sarà lanciata un’operazione navale per colpire le reti dei trafficanti che trasportano i migranti sulle coste europee. Alcuni politici europei hanno paragonato la missione ai tentativi di mettere fine alla tratta degli schiavi nel settecento. Il primo ministro italiano, Matteo Renzi, ha descritto gli scafisti come gli schiavisti del ventunesimo secolo. Ma i 310 esperti sostengono che distruggendo le reti dei trafficanti senza fornire ai migranti percorsi alternativi, l’Europa cerca di limitare la libertà di movimento degli africani con azioni che ricordano quelle degli schiavisti dei secoli scorsi.

Nella lettera pubblicata sul sito OpenDemocracy, gli esperti scrivono: “Cercare di fermare il traffico di esseri umani con la forza militare non vuol dire prendere una nobile posizione contro il male dello schiavismo e neanche contro il ‘traffico’. Significa semplicemente proseguire una lunga tradizione in cui gli stati usano la violenza per impedire ad alcuni gruppi di esseri umani di muoversi liberamente”.

Secondo loro, il piano europeo è un tentativo di mascherare “la riluttanza” dei paesi dell’Unione a garantire un accesso sicuro alle coste europee e rappresenta un’interpretazione “palesemente falsa” della storia della tratta degli schiavi. “Quello che sta succedendo oggi nel Mediterraneo non ricorda neanche lontanamente la tratta degli schiavi attraverso l’Atlantico. Gli africani schiavizzati non volevano andarsene”, prosegue la lettera, “oggi chi si imbarca nel viaggio verso l’Europa se ne vuole andare. Se fossero liberi di farlo, prenderebbero un volo economico che le compagnie a basso costo mettono a disposizione tra il Nord Africa e l’Europa, pagandolo molto meno rispetto al passaggio estremamente pericoloso attraverso il mare. E non sono ‘gli schiavisti’ o ‘i trafficanti’ a impedire loro di accedere a questa via sicura”.

La lettera si conclude con l’appello ai leader politici europei affinché smettano “di abusare della storia dello schiavismo per legittimare azioni deterrenti” e agiscano invece tenendo conto della “libertà di movimento” e del “diritto di movimento” elaborato nell’ottocento dagli attivisti anti schiavisti africani e statunitensi.

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