Il presidente turco Erdoğan chiede l’ergastolo per il direttore di un giornale

03 giugno 2015 13:26

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha chiesto, tramite i suoi avvocati, che Can Dündar, il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, sia condannato all’ergastolo per spionaggio. Il quotidiano, schierato su posizioni antigovernative, aveva pubblicato un video del 19 gennaio 2014 che mostrava mezzi dei servizi segreti turchi impegnati nel trasporto di armi destinate ai jihadisti in Siria. Dündar dovrà rispondere dell’accusa di spionaggio, di crimini contro il governo e di aver diffuso informazioni pericolose per la sicurezza nazionale. I giornalisti coinvolti nella pubblicazione del filmato incriminato “pagheranno a caro prezzo” le loro azioni, aveva detto Erdoğan intervistato dalla tv di stato Trt.

La richiesta di incriminare Dündar arriva a quattro giorni dalle elezioni politiche del 7 giugno, che vedono per la prima volta dopo 13 anni il partito di Erdogan, l’Akp, in forte calo nei sondaggi. La violenta campagna elettorale è stata segnata da numerose manifestazioni contro il governo e da decine di attacchi contro sedi dei partiti di opposizione.

Anche l’agenzia Reuters lo scorso 21 maggio, citando testimoni e pubblici ministeri, aveva riportato la notizia che l’intelligence turca (Mit) avrebbe aiutato a trasportare armi ai ribelli islamici in Siria tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, per combattere contro le forze del presidente siriano Bashar al Assad. Il governo turco ha sempre negato il suo coinvolgimento, sostenendo che i convogli del Mit stavano trasportando aiuti diretti alle minoranze turche in Siria.

“Noi siamo giornalisti, non dipendenti pubblici. Il nostro dovere non è quello di nascondere i segreti sporchi dello stato, ma richiamare alle loro responsabilità coloro che gestiscono il potere in nome del popolo”, ha dichairato il direttore di Cumhuriyet dopo le accuse del presidente Erdoğan. Tutti i giornalisti della testata si sono schierati con il direttore, pubblicando le loro foto e i loro nomi in prima pagina con la didascalia “sorumlu benim”, il colpevole sono io.

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