Gli attentati di Parigi

Il memoriale per le vittime degli attentati a place de la République a Parigi, il 16 novembre 2015.

Altre quattro notizie false sugli attentati a Parigi, smentite

Il memoriale per le vittime degli attentati a place de la République a Parigi, il 16 novembre 2015.
17 novembre 2015 14:44

Dopo gli attacchi del 13 novembre decine di voci e di foto ritoccate si sono diffuse sui social network, e il flusso non si è ancora fermato. Ecco una nuova selezione di notizie false o datate che continuano a essere condivise dagli utenti smentite dal quotidiano francese Le Monde.

Il caso di Zouheir, l’eroica guardia dello Stade de France
Un addetto alla sicurezza allo Stade de France, grazie al suo comportamento eroico, avrebbe impedito ai kamikaze di entrare nella struttura e causare ancora più danni. Un testo, pubblicato su Twitter da un utente chiamato Rebekka (ora l’indirizzo @Simplyboca ha un altro nome, e il tweet originale è stato cancellato, ndr), è stato condiviso più volte sui social network:

Il tweet che ha lanciato la bufala su Zouheir, l’addetto alla sicurezza allo Stade de France.

Secondo l’autore del tweet, l’esplosione non è avvenuta all’interno dello stadio “perché una guardia ha visto la giacca dell’attentatore e l’ha affrontato” e che questo eroe “è stato completamente dimenticato, solo il suo nome è stato riportato qualche volta”. Il testo si conclude così: “Lui si chiama Zouheir, è musulmano”.

Questa storia è molto bella, peccato che sia falsa. L’utente @Simplyboca ha sicuramente ripreso l’informazione dall’unico giornale che ha menzionato Zouheir, il quotidiano economico Wall Street Journal. Ma ha letto troppo in fretta: il quotidiano cita la testimonianza di una guardia di nome Zouheir, che si trovava nel tunnel d’ingresso al campo di gioco. I suoi colleghi lo hanno informato che un uomo, respinto dalla sicurezza all’entrata dello stadio quando la partita era già cominciata da 15 minuti, si era fatto esplodere. Lo Zouheir del Wall Street Journal non ha quindi impedito all’attentatore di entrare, sono stati altri agenti a farlo. Forse alcuni di loro erano musulmani, ma per ora non sappiamo se è così.

Il quotidiano Le Parisien ha inoltre precisato che la versione della storia diffusa dal giornale statunitense non è stata confermata dalle autorità francesi. Secondo il quotidiano sportivo L’Équipe, i due kamikaze dello Stade de France sarebbero arrivati allo stadio dopo l’inizio della partita e senza i biglietti.

Gli account dei jihadisti diffusi da Anonymous ? Sì, ma a marzo
Un’altra notizia molto condivisa e tuttavia datata è che Anonymous ha trovato e segnalato migliaia di account di Twitter gestiti da simpatizzanti del gruppo Stato islamico (Is). Due diversi fatti sono stati mescolati in questo caso: il 14 novembre il collettivo di hacker Anonymous ha diffuso un video per annunciare un’azione contro l’Is sui social network, tuttavia l’articolo di Le Monde sugli account segnalati che è stato condiviso risale a marzo e descrive una precedente offensiva del gruppo.

Il passaporto vero, ma falso
La notizia è confusa: un passaporto è stato trovato vicino al corpo di uno degli attentatori davanti al McDonald’s di Plaine-Saint-Denis, vicino allo stadio. Apparterrebbe a una persona entrata nell’Unione europea come migrante. Questa notizia ha una grande importanza simbolica, soprattutto per l’estrema destra che da mesi usa lo spettro dei jihadisti che si nascondono tra i migranti. Per questa ragione WikiLeaks ha pubblicato questo tweet che cita la rete televisiva statunitense Cbs per dire che quel passaporto è falso.

Molti utenti hanno dedotto che essendo falso il passaporto, la tesi di un jihadista infiltrato tra i migranti è falsa a sua volta. Secondo le informazioni pervenute a Le Monde però le impronte digitali del kamikaze di Plaine-Saint-Denis sono state registrate in Grecia. Anche se il suo passaporto era falso, l’attentatore sarebbe arrivato in Francia registrandosi in un centro di accoglienza per migranti.

Il falso virus “Siamo tutti Parigi”
Molti lettori di Le Monde hanno segnalato al quotidiano un messaggio circolato sui social network e attraverso la posta elettronica il 16 novembre. Il testo recita: “Rischiate di ricevere una email con oggetto ‘Siamo tutti Parigi’, molto diffusa da questo fine settimana. In questo messaggio c’è una foto di un neonato con un braccialetto su cui è scritto ‘Siamo tutti Parigi’ e un invito a cliccare sull’immagine. Il messaggio attiva un virus che permette di controllare il vostro computer a distanza e di recuperare tutte le vostre password. Fonte: il servizio di criminalità informatica del ministero della difesa. Inoltrate questa email ai vostri contatti, è urgente. La conferma di questa notizia è stata diffusa da Europe 1 questa mattina”.

Le Monde ha contattato il ministero della difesa che ha confermato che quel messaggio non è stato inviato dal dicastero, “al cui interno non esiste un servizio di criminalità informatica, si tratta dunque di un falso”. La radio Europa 1 non ha riferito di un simile virus. Infine, lo stesso messaggio, con lo stesso testo, era stato diffuso dopo gli attentati di gennaio 2015. Molto probabilmente, dunque, si tratta di una bufala.

Secondo Lexsi, una delle aziende che gestisce la piattaforma Phishing initiative pensata per segnalare i tentativi di phishing (email apparentemente innocue che contengono un virus o tentano di estorcere informazioni personali), fino al pomeriggio del 16 novembre non è stato trovato nessun tipo di attacco informatico legato in qualche modo agli attentati di Parigi. Tuttavia di solito episodi così gravi sono seguiti sistematicamente da onde di phishing, e quanto è successo il 13 novembre non dovrebbe fare eccezione, ha precisato l’azienda.

(Traduzione di Ludovica Lugli)

Questo articolo è uscito su Le Monde. Per leggere l’originale clicca qui.

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