Otto persone fermate nel blitz di Saint-Denis, almeno due morti

Tra gli arrestati non ci sono né Abdelhamid Abaaoud, presunto ideatore degli attacchi del 13 novembre, né Salah Abdeslam. Il Washington Post, citando fonti dell’intelligence europea, scrive che Abaaoud sarebbe una delle vittime del raid

Persone scappano vicino a place de la République, a Parigi, il 13 novembre 2015.

Che fare durante un attentato terroristico, secondo la Bbc

Persone scappano vicino a place de la République, a Parigi, il 13 novembre 2015.
18 novembre 2015 18:21

Gli attacchi terroristici del 13 novembre a Parigi hanno causato 129 morti e più di 400 feriti. Quali consigli si possono dare per affrontare situazioni simili? La Bbc ha intervistato una serie di psicologi ed esperti di tecniche militari.

Essere preparati

Molti sopravvissuti degli attacchi di Parigi hanno dichiarato che all’inizio hanno scambiato i colpi d’arma da fuoco per fuochi d’artificio. Questo è una reazione tipica, secondo John Leach, esperto di psicologia della sopravvivenza. Chi non si aspetta degli spari crederà che si tratta di qualcos’altro, perché questo scenario non corrisponde alle sue aspettative. “Rispondiamo al modello creato dal nostro cervello e non direttamente all’ambiente ed è questo che ci rende vulnerabili”, dice Leach.

Il tempo che serve per capire cosa sta succedendo può diventare letale. Ma se qualcuno ha già in mente lo scenario peggiore questo processo sarà più veloce. È facile stare seduti al ristorante o al cinema senza fare attenzione alle uscite d’emergenza. Ma sapere dove si trovano può salvare molte vite. Nell’attacco al Bataclan una guardia di sicurezza ha fatto scappare un gruppo di persone dall’uscita antincendio alla sinistra del palco.

Reagire velocemente

La maggior parte delle persone sarà troppo confusa per fare qualsiasi cosa durante un attacco terroristico. John Leach, dopo aver condotto diversi studi in tutto il mondo, ha stabilito che in una situazione di questo tipo solo il 15 per cento delle persone coinvolte risponderà nel modo giusto. Il 75 per cento invece sarà troppo sorpresa per fare qualsiasi cosa. L’altro 10 per cento reagirà in un modo che ridurrà le possibilità di sopravvivenza, sia per sé sia per gli altri.

Prendere l’iniziativa sarebbe importante, ma fa parte della natura umana aspettare che gli altri agiscano per primi. In un tipico esperimento, gli psicologi chiudono delle persone in una stanza e la riempiono di fumo: chi si trova da solo agirà prima di chi si trova in gruppo.

Diventare un bersaglio più piccolo

“Dove non si è visti, non si è colpiti dagli spari”, dichiara l’ex soldato britannico Ian Reed, anche lui intervistato dalla Bbc. La prima strategia utile è cercare di scappare e diventare un bersaglio più piccolo. Per esempio, buttarsi per terra ma anche farsi scudo con qualche oggetto. Mettersi dietro un muro di cemento è la cosa migliore.

In uno spazio ristretto, un singolo proiettile può colpire più persone. Stare fuori dalla visuale riduce il rischio di essere colpiti di proposito o casualmente.

Molti superstiti di Parigi si sono protetti istintivamente, girando i tavoli dei ristoranti per usarli come scudo o nascondendosi dietro gli altoparlanti del concerto al Bataclan. Una coppia irlandese si è salvata fingendo di essere morta. Un’altra sopravvissuta, Theresa Cede, ha dichiarato alla Bbc: “Un ragazzo era ferito e si lamentava. Noi cercavamo di dirgli: ‘Stai zitto e non muoverti’, perché ogni volta che c’era un movimento ricominciavano gli spari”.

Alcune persone al Bataclan sono scappate dalle uscite quando i terroristi si sono fermati per ricaricare le armi. Può essere rischioso, ma in alcuni casi può funzionare.

Contrattaccare

Aggredire un terrorista ha funzionato in alcune situazioni. Ad agosto l’attentato sul treno dalla Thalys è stato sventato dopo che quattro passeggeri hanno disarmato l’aggressore. Due di loro però erano soldati statunitensi e sono riusciti a fermarlo anche perché la pistola del terrorista si era inceppata.

Ian Reed dichiara che non è una buona idea affrontare un terrorista senza addestramento. “Significa solo rischiare la propria vita”, commenta. È importante ricordare che i terroristi di solito agiscono in gruppo e alcuni di loro possono avere addosso degli esplosivi. Il libanese Adel Termos ha salvato decine di vite nell’attentato avvenuto a Beirut la settimana scorsa dopo che ha bloccato un aggressore da dietro. Ma la cintura esplosiva si è attivata e sia Termos sia il kamikaze sono morti.

Secondo altri esperti bisogna essere pronti al combattimento. I jihadisti dello Stato islamico non hanno interesse a prendere ostaggi, dichiara lo psicologo James Alvarez. “Non hanno nessuno con cui trattare. A loro interessa che gli ostaggi muoiano. Se so che mi spareranno, voglio essere sicuro che non me andrò senza lottare”, commenta.

Dopo la fuga

Dopo che qualcuno è riuscito a scappare è importante restare lucidi. “Andate più lontano possibile e rivolgetevi alle autorità”, dichiara Ian Reed. Può essere pericoloso unirsi a grandi gruppi di persone e prendere i mezzi pubblici. “Potrebbe esserci una seconda bomba pronta a esplodere”, aggiunge Reed.

Aiutarsi a vicenda

Per una persona comune le possibilità di essere coinvolti un attacco terroristico sono basse. Ma se succede, collaborare con gli altri può aumentare le possibilità di sopravvivere, dichiara Chris Cocking, esperto di comportamento delle masse.

Dopo gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra, Cocking ha condotto decine di interviste a persone coinvolte negli attacchi e ha concluso che il modo più veloce ed efficiente è quello di aiutarsi a vicenda. Secondo Cocking, nonostante i luoghi comuni, le persone sono portate ad aiutare gli altri anche nelle situazioni più estreme.

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