I giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi a Roma, il 24 novembre 2015.

A processo in Vaticano i giornalisti accusati di diffusione di documenti riservati

I giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi a Roma, il 24 novembre 2015.
24 novembre 2015 14:18

Oggi per la prima volta due giornalisti sono comparsi davanti a un giudice vaticano in un processo che ha sollevato molti interrogativi sul rispetto della libertà di stampa da parte della chiesa. Al centro della vicenda ci sono alcuni ex funzionari vaticani, tra cui un importante monsignore spagnolo, accusati di aver consegnato ai due giornalisti una serie di documenti confidenziali. Il materiale è stato utilizzato dai reporter per scrivere due resoconti sulla corruzione e la cattiva gestione di decine di milioni di euro di fondi vaticani, Avarizia e Via crucis.

Nel fine settimana il Vaticano ha formalmente annunciato che non solo avrebbe portato avanti il processo contro gli ex funzionari – monsignor Lucio Ángel Vallejo Balda, il suo collaboratore Nicola Maio e Francesca Immacolata Chaouqui, una laica esperta di pubbliche relazioni – ma avrebbe rinviato a giudizio i due giornalisti che avevano scritto i libri basandosi sui documenti ottenuti. Se ritenuti colpevoli, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi rischiano fino a otto anni di prigione in base a una legge approvata da papa Francesco nel 2013 che considera il furto di documenti riservati come un reato penale.

La decisione del Vaticano di rinviarli a giudizio può essere vista come una misura dissuasiva nei confronti di altri giornalisti

Tra Italia e Vaticano esiste un accordo di estradizione. Se i due giornalisti saranno condannati, il Vaticano potrebbe tecnicamente chiedere all’Italia di applicare la sentenza, ma la maggior parte degli osservatori non ritiene che i due rischino davvero l’incarcerazione. La decisione del Vaticano di rinviarli a giudizio può essere vista come una misura dissuasiva nei confronti di altri giornalisti e potrebbe creare tensioni con l’Italia.

Intervistato dal Guardian, Nuzzi ha dichiarato che si sarebbe presentato davanti al giudice vaticano per l’udienza, che dovrebbe essere tecnica, ma ha accusato la chiesa di violare la libertà di stampa. Il giornalista ha detto di non aver avuto l’opportunità di parlare con alcun funzionario del governo italiano, perché diversamente dal lento sistema giudiziario italiano il Vaticano ha comunicato il rinvio a giudizio pochi giorni fa. “La corte ha impedito al mio avvocato di ottenere una copia degli atti, possiamo solo visionarli”.

Fittipaldi è comparso davanti alle autorità vaticane prima del rinvio a giudizio ma si è rifiutato di rispondere alle loro domande, dichiarando di voler proteggere le sue fonti anonime come previsto dalla legge italiana.

Papa Francesco ha sempre mantenuto un rapporto amichevole con i giornalisti e ha l’abitudine di salutare i reporter che viaggiano con lui sull’aereo papale. In cambio Bergoglio ha generalmente beneficiato di una buona stampa rispetto al suo predecessore Benedetto XVI. Il Vaticano, però, è famoso per la durezza nei confronti dei giornalisti che infrangono le regole, e in passato ha revocato l’accredito a un giornalista che aveva pubblicato l’enciclica papale prima del lancio ufficiale.

Atto d’accusa alla burocrazia vaticana

“Il rischio è che il Vaticano appaia poco rispettoso della libertà di stampa”, spiega Austen Ivereigh, autore di una biografia di papa Francesco intitolata Tempo di misericordia. “Non ha molto senso, a meno che non consideriamo l’intera vicenda come un avvertimento ai vaticanisti che potrebbero essere tentati di usare documenti confidenziali in futuro. Potrebbe essere un tentativo di complicare loro la vita”.

Alcuni sostenitori del Vaticano paragonano la reazione della chiesa all’approccio aggressivo adottato dagli Stati Uniti contro Edward Snowden, l’uomo che pubblicando documenti riservati ha innescato una revisione dei programmi di sorveglianza americani. Tuttavia i libri di Nuzzi e Fittipaldi non hanno provocato alcuna svolta all’interno della chiesa. Al contrario sono considerati un atto d’accusa nei confronti della burocrazia vaticana (inclusi cardinali e altri funzionari che vivono in appartamenti di lusso) in linea con l’agenda riformatrice di papa Francesco.

La vicenda ha attirato l’attenzione di istituzioni esterne alla chiesa. Lunedì l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) ha chiesto al Vaticano, che ne è membro, di ritirare le accuse penali contro i due reporter. “I giornalisti devono essere liberi di indagare su questioni di pubblico interesse e proteggere le loro fonti riservate”, ha dichiarato Dunja Mijatović, rappresentante dell’Osce per la libertà dei mezzi di informazione.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è stato pubblicato dal Guardian. Clicca qui per vedere l’originale.

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