(Maskot/Corbis/Contrasto)

Per risparmiare le donne dovrebbero comprare la versione da uomo di qualsiasi prodotto

(Maskot/Corbis/Contrasto)
05 gennaio 2016 12:53

Probabilmente c’è una versione più economica di quel rasoio, di quel sapone o di quella maglietta a qualche scaffale di distanza nel reparto uomo, e il motivo principale per cui costa di meno è che è rivolto al sesso maschile.

È questa la conclusione di uno studio che rivela una notevole differenza di prezzo tra i prodotti per uomo e per donna a New York. Dopo aver esaminato quasi ottocento prodotti, il dipartimento degli affari del consumatore (Dca) di New York ha scoperto che le donne pagano in media il sette per cento in più degli uomini per prodotti simili, come se guadagnare meno degli uomini per lo stesso lavoro non fosse già abbastanza.

Anche se lo studio ha preso in considerazione New York nello specifico, i prodotti erano di novanta marche diverse (alcune attive a livello mondiale, come la H&M, la Neutrogena e la Gillette) e vendute sia in negozio sia online, quindi è probabile che la disparità di prezzo si estenda al di là dei confini di New York.

I prodotti che le donne pagano di più sono quelli per la bellezza – come rasoi e prodotti per i capelli – e l’abbigliamento: una camicia da donna, per esempio, costa in media il 15 per cento in più.

Un altro esempio, citato anche in un editoriale del Daily News, è un monopattino. La versione rosa, definita “monopattino per ragazze” costava il doppio di quella rossa, venduta come “monopattino sportivo”.

via Quartz

Il Washington Post ha scritto che in seguito alla pubblicazione del rapporto la catena di distribuzione Target, che già ha avuto problemi a causa delle disparità delle sue tariffe, ha ridotto il prezzo del monopattino attribuendo la differenza a un errore di sistema.

Questo è stato il primo studio del Dca incentrato sulle disparità di prezzo nei diversi settori. Prendendo in esame prodotti che rispecchiano il ciclo vitale del consumatore, il dipartimento ha esaminato giocattoli e abbigliamento per bambini, abbigliamento e articoli per l’igiene personale per adulti e prodotti per anziani come bastoni e tutori ortopedici, circoscrivendo la sua analisi a merci simili in tutto, tranne che per il genere del potenziale acquirente.

Le scelte dei produttori impongono un onere più elevato alle consumatrici che ai consumatori

Il Dca ha cercato di capire se il processo di fabbricazione o gli ingredienti usati potessero spiegare la differenza di prezzo. In genere la risposta è stata negativa. Gli esperti consultati dal dipartimento hanno spiegato che nonostante di solito gli articoli per l’igiene personale maschile e femminile non contengano gli stessi ingredienti, le differenze non sono uno dei fattori determinanti della discrepanza. Il prezzo viene stabilito in gran parte per compensare i costi di ricerca e sviluppo, e secondo il commento allegato al documento, “le consumatrici assorbono una fetta maggiore di questi costi rispetto ai consumatori”.

In una nota dello studio si accenna anche al fatto che alcuni prodotti costosi contenenti ingredienti descritti come speciali non funzionano meglio degli altri. Il Dca ha parlato con Gary Kelm, che da trentacinque anni si occupa di articoli per l’igiene personale alla Procter & Gamble. Kelm ha spiegato che spesso le donne pagano di più per ingredienti che risultano attraenti sull’etichetta ma in genere nel prodotto sono presenti in quantità inferiori all’un per cento.

“Questi ingredienti non forniscono vantaggi degni di nota al consumatore, ma a livello legale permettono al marchio di pubblicizzare l’uso di quell’ingrediente e i suoi benefici potenziali”, si legge nello studio del Dca. “Tra gli esempi ci sono estratti naturali e ingredienti vegetali impiegati di frequente nei prodotti per donna”. Forse è questo uno dei motivi per cui il trucco costa così tanto.

Lo studio raggiunge più o meno le stesse conclusioni riguardo alla differenza di prezzo dei vestiti: le donne sono disposte a pagare di più e quindi gli si chiedono più soldi (motivo in più per sostenere che l’abbigliamento non dovrebbe avere genere).
Questa differenza di prezzo, a volte definita “tassa rosa”, è un fenomeno che esiste da anni. Altri studi hanno denunciato la disparità, e in Francia la questione ha portato all’apertura di un’indagine nel 2014.

Pur osservando che in alcuni casi i motivi di questo divario tra i prezzi sono legittimi, il rapporto del Dca sottolinea che in genere le donne non possono evitare di pagare di più a meno di non rinunciare del tutto a fare acquisti nei reparti per donna.

“Pertanto, le scelte dei produttori e dei commercianti impongono un onere più elevato alle consumatrici che ai consumatori”, conclude il dipartimento.
Un onere che sembra particolarmente pesante se deve essere sostenuto a partire dall’infanzia.

(Traduzione di Floriana Pagano)

Questo articolo è stato pubblicato su Quartz.

This article was originally published in Quartz. Click here to view the original. © 2015. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency

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