(Dado Ruvic, Reuters/Contrasto)

Il caso dell’Fbi contro la Apple in cinque punti

(Dado Ruvic, Reuters/Contrasto)
29 marzo 2016 13:17

La polizia federale statunitense (Fbi) è riuscita a sbloccare il telefono di uno degli attentatori di San Bernardino senza l’aiuto della Apple. E ora ritirerà la sua azione legale contro l’azienda statunitense, intentata dal dipartimento della giustizia contro la società che si rifiutava di aiutare l’Fbi a sbloccare il cellulare usato da Syed Rizwan Farook. La vicenda riassunta in cinque punti:

  • La disputa tra l’Fbi e la Apple è cominciata il 16 febbraio, quando una giudice statunitense, Sheri Pym, ha stabilito che l’azienda statunitense avrebbe dovuto aiutare l’Fbi a sbloccare il telefono usato da Syed Rizwan Farook, l’uomo che con la moglie, Tashfeen Malik, ha ucciso 14 persone in una sparatoria il 2 dicembre a San Bernardino, in California.
  • La Apple si è rifiutata di collaborare con la giustizia. In una lettera pubblica l’amministratore delegato della Apple, Tim Cook, ha definito la richiesta delle autorità “un abuso” che minaccia la sicurezza e la privacy degli utenti.
  • A quel punto il governo ha deciso di portare la Apple in tribunale per obbligarla a collaborare con gli inquirenti. La disputa è diventata pubblica e alcuni parlamentari hanno preso posizione a favore o contro la Apple.
  • La Apple e l’Fbi sarebbero dovuti tornare in tribunale il 22 marzo, ma l’udienza è stata rimandata all’ultimo momento quando l’Fbi ha rivelato che aveva trovato un modo per accedere ai dati del telefono di Syed Rizwan Farook, senza l’aiuto della Apple.
  • Secondo alcuni mezzi d’informazione, l’assistenza è arrivata da un’azienda israeliana, Cellebrite, specializzata nell’estrazione dei dati dai cellulari.
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