Il festival Coachella a Indio, in California, il 24 aprile 2016. (Kevin Winter, Getty Images per Coachella)

Il successo del Coachella e degli altri festival musicali sudati e affollati

Il festival Coachella a Indio, in California, il 24 aprile 2016. (Kevin Winter, Getty Images per Coachella)
03 maggio 2016 11:55

A Indio, una città assonnata e desertica della California, vivono appena 75mila persone, e qui si è da poco concluso il festival di Coachella, un baccanale musicale celebre per esibizioni appariscenti e inarrivabili livelli di pretenziosità.

Il successo del Coachella è invidiato da tutti gli altri eventi dal vivo. Il festival ha battuto il suo stesso record di profitti negli ultimi quattro anni, raggranellando la cifra di 84 milioni di dollari nel 2015. Sta diventando così famoso che il consiglio comunale di Indio ha appena approvato la vendita di altri 25mila biglietti per il 2017.

La cosa divertente è che Coachella non è particolarmente diverso da Lollapalooza, Eaux Claires, Warped Tour, Austin City Limits e le centinaia (letteralmente) di altri festival musicali che si svolgono ogni anno nel mondo. Esaminando il cartellone di undici di quelli principali che si svolgeranno quest’estate negli Stati Uniti, si scopre che molti artisti suoneranno in più di un festival. Ecco una lista di band la cui esibizione è prevista in almeno tre degli undici eventi.

Secondo l’istituto di analisi Nielsen, 32 milioni di persone hanno partecipato ad almeno un festival musicale negli Stati Uniti nel 2014. E per farlo hanno percorso in media 1.500 chilometri, se si includono quelli che sono andati all’estero. Una domanda così incredibile per quella che è diventata l’esperienza festivaliera per antonomasia – giornate intere di musica, alcol e altri bagordi – ha portato alla moltiplicazione degli appuntamenti.

Ma perché un simile boom in un’epoca in cui l’industria musicale si è dimezzata rispetto al 1999? E cosa ci dice la loro monotonia a proposito del loro futuro?

Offerte particolari

Una possibile spiegazione è che i festival rappresentano l’opposto della freddezza dello streaming digitale. Servizi come Spotify, Apple Music, Tidal e Deezer sono i principali generatori d’incassi dell’industria musicale, secondo le statistiche pubblicate dalla Recording industry association of America.

Con la loro offerta di cataloghi musicali illimitati e senza pubblicità per meno di duecento dollari all’anno hanno conquistato il favore dei consumatori, e ogni giorno ci sono sempre più iscritti.

Sotto sotto, però, la verità è che siamo sempre alla ricerca di esperienze esclusive. “La musica è diventata così accessibile che ha perso l’aura che la circondava”, spiega Bas Grasmayer, stratega digitale per le aziende musicali.

I servizi offerti da piattaforme come Spotify e dai suoi concorrenti sono passivi: gli utenti possono scegliere una playlist e sedersi, senza il coinvolgimento che prima si scatenava nello scoprire la musica su oscuri siti web oppure uscendo a comprare il nuovo cd del proprio gruppo preferito. Insomma, la musica è diventata rumore di fondo.

Più l’evento è ‘fatto su misura’ per poche persone, più gli appassionati impazziscono

Gli ascoltatori si stanno dunque rivolgendo altrove per ottenere qualcosa di speciale e per avere un maggiore grado d’intimità con l’artista. Come suggerisce Seth Godin, esiste una piramide per ogni forma di mezzo di comunicazione: al livello più basso si trova tutto ciò che è offerto su larga scala, e più si sale e più l’offerta diventa particolare e ambita.

Il livello “esclusivo”, descritto da Godin come “un posto in un teatro di Broadway, la partecipazione a un seminario a numero chiuso o una litografia autografata”, è quel che i consumatori vogliono di più dopo aver ottenuto la loro dose di tutto quanto è gratuito e prodotto su larga scala.

In questo momento il livello più esclusivo sono gli eventi dal vivo, che si tratti di concerti di un unico artista o di festival tipo quello di Coachella.

Più l’evento è unico e interessante, più cioè si avvicina a quel livello che Godin definisce “fatto su misura” per poche persone, più gli appassionati impazziscono. I biglietti per la reunion di Puff Daddy e dei Bad Boy in un palazzetto di New York sono andati esauriti in sette minuti, per esempio. È anche per questo che i festival musicali, che sisvolgono una volta all’anno in luoghi specifici e di solito d’estate, quando il tempo è meno insidioso, registrano un’affluenza così alta.

“C’è un appetito crescente per le cose con un valore”, dice Owen Grover, vicepresidente della piattaforma di streaming e musica dal vivo iHeartRadio, parlando dei consumatori di musica in generale. Pagare per passare una giornata in compagnia di un artista è una cosa che la maggior parte delle persone non può permettersi. Perciò gli eventi dal vivo, che possono essere affollati ma comunque molto personali, sono la cosa che più ci si avvicina per chi vuole soddisfare quell’appetito.

Troppo e troppo presto?

Non è il caso di agitarsi se non si riesce a partecipare a Coachella, perché solo negli Stati Uniti, quest’anno, sono in programma ben 173 festival musicali. Non smetteranno di saltarne fuori di nuovi, al punto che gli organizzatori hanno cominciato a darsi battaglia presso le autorità locali. In altri casi aziende che gestiscono gli eventi dal vivo si stanno associando per mettere insieme le proprie risorse.

Di recente Tidal, di proprietà di Jay-Z, ha creato a sorpresa un festival di musica africana di tre giorni, senza preavviso. E questo è un nuovo tipo di problema, come dimostra il fatto che tutti i festival musicali cominciano a somigliarsi. Se la musica dal vivo deve essere una merce esclusiva, cosa succede se all’improvviso esistono centinaia di eventi tra i quali scegliere?

La società che gestisce Coachella, Aeg, ha ottenuto il via libera per dare vita a un nuovo festival musicale che si terrà dentro il Rose Bowl, lo stadio di football californiano. Una sorta di Coachella all’acqua di rose, controllato, ordinato e sterilizzato.

Forse il fatto che anche i festival, come le aziende di streaming, facciano ormai fatica a differenziarsi tra di loro è un segno che la misura è quasi colma. Potrebbe essere solo una questione di tempo prima che gli appassionati se ne accorgano e passino a qualcosa di più esclusivo, di qualunque cosa si tratti. Quello della musica è un universo instabile.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Quartz.

This article was originally published in Quartz. Click here to view the original. © 2016. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency.

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