Il Regno Unito ha votato per uscire dall’Europa

Nel referendum di giovedì 23 giugno, il 51,9 per cento dei britannici ha detto di voler lasciare l’Unione europea, contro il 48,1 per cento che preferirebbe restare. Il premier David Cameron ha annunciato le sue dimissioni entro ottobre.

Un cartello con scritto “Fuori” davanti al municipio di Manchester, Inghilterra, il 24 giugno 2016. (Christopher Furlong, Getty Images)

Le prime pagine dei giornali britannici

Un cartello con scritto “Fuori” davanti al municipio di Manchester, Inghilterra, il 24 giugno 2016. (Christopher Furlong, Getty Images)
24 giugno 2016 12:56

Il 23 giugno gli elettori britannici hanno votato a favore dell’uscita del loro paese dall’Unione europea. L’opzione leave (lasciare) ha vinto con il 51,9 per cento, contro il 48,1 per cento del remain (restare). I giornali britannici reagiscono con sgomento a una notizia che cambierà la storia del paese e dell’Europa.

“Come ha fatto il Regno Unito a votare per l’uscita dall’Unione europea?”
The Guardian

“L’autoespulsione del Regno Unito dall’Europa è il punto culminante non solo di quattro mesi di campagna folle, ma anche di quattro decenni di un euroscetticismo strisciante, che, nei momenti migliori come in quelli peggiori, non è mai scomparso”, scrive Rowena Mason. La notista politica osserva che gli euroscettici “hanno minacciato il ritiro dall’Ue sin da quando il Regno Unito ha raggiunto il mercato unico, nel 1973. La politica laburista nel decennio successivo era favorevole all’uscita, e una parte importante dei conservatori non si è mai davvero considerata europea”.

The Times, il 24 giugno 2016.

“Il Regno Unito non è mai stato così diviso”
The Times

“La più controversa e meno edificante delle campagne politiche è finita”, afferma con sollievo Philip Collins. Per l’editorialista “è emerso un paese diviso in classi sociali contrapposte, nazionalisti contro cosmopoliti, vecchi contro giovani, ricchi contro poveri e Londra contro il resto del paese. Diviso per generazioni: due terzi degli elettori sotto i 35 anni vogliono rimanere. Il 60 per cento di quelli sopra i 55 vuole uscire. Diviso per classi sociali: il 62 per cento dei professionisti vuole rimanere. Il 63 per cento dei lavoratori non qualificati vuole uscire. Diviso sull’istruzione: i laureati vogliono rimanere al 70 per cento. Diviso per atteggiamento: chi ha votato ‘in’ lo ha fatto per lottare contro le diseguaglianze; chi ha votato ‘out’ parlava di immigrazione. Diviso anche sulla musica: YouGov ha scoperto che i sostenitori del remain perferiscono i Blur agli Oasis, contrariamente a quelli della Brexit”.

“David Cameron voleva unirci – ha appena mostrato quanto siamo divisi”
The Independent

“Quando David Cameron ha indetto il referendum il suo scopo era che il remain ottenesse un’ampia maggioranza per risolvere i problemi dell’Unione europea e per darsi i margini di manovra per mettere in atto il suo progetto di riforma One nation, allo scopo di dare alla gente maggiori opportunità. Invece, il referendum ha messo in evidenza brutalmente quanto il nostro paese sia diviso”, scrive Andrew Grice. Per l’editorialista, “i risultati mostrano un abisso tra la classe urbana progressista e la classe operaia preoccupata per l’immigrazione; tra quelli che traggono profitto dalla globalizzazione e quelli ‘lasciati indietro’ e che non vedono miglioramenti su stipendi e occupazione; tra giovani e anziani e tra istruiti e meno. E, naturalmente, un paese diviso a metà sulla questione dell’appartenenza all’Ue”.

The Economist, il 24 giugno 2016.

“Una tragica separazione”
The Economist

“L’impensabile è diventato irreversibile. Solo un anno fa pochissime persone avrebbero immaginato che schiere di cittadini britannici che amano lamentarsi dell’Unione europea – le sue ridicole norme, i suoi budget gonfiati e i suoi pomposi burocrati – avrebbero effettivamente votato per lasciare il club dei paesi che acquistano quasi la metà delle esportazioni del Regno Unito”, si leggenell’editoriale del settimanale economico. “Eppure, dalle prime ore del 24 giugno, era chiaro che gli elettori avevano ignorato gli avvertimenti di economisti, alleati e governo e che, dopo più di quattro decenni nell’Ue, erano pronti a fare un salto nell’ignoto”.

“Siamo fuori!”
Daily Mail

“Un’immensa rivolta dell’Inghilterra la notte scorsa ha dato la vittoria alla Brexit”, scrive il tabloid, che ha sostenuto il leave: “Il rifiuto del cosiddetto progetto paura del governo (la paura per l’uscita) è intervenuto malgrado mesi di propaganda da parte del primo ministro David Cameron che faceva leva su un ipotetico giorno del giudizio”.

Daily Mail, il 24 giugno 2016.

“Siamo fuori”
Daily Mirror

Per Kevin Maguire, “stiamo entrando in un’epoca senza precedenti e pericolosa della storia del nostro paese e nessuno sa dire con esattezza che cosa accadrà ora. Ma il futuro di un Regno Disunito non sarà molto bello, se il cuore del remain, la Scozia, indirà un referendum per conto suo, lasciando l’Inghilterra, il Galles e l’Irlanda del Nord per raggiungere l’Unione europea. La gente ha parlato e il Regno Unito lascerà l’Unione europea, ma non si può nascondere il fatto che le vittime, dal punto di vista economico, saranno quelli che hanno creduto alle menzogne dei sostenitori del leave, secondo i quali uscire dall’Ue avrebbe creato un nuovo paradiso. Non sarà così. Questa decisione porterà invece a un Regno Unito più povero, più cattivo, più meschino”.

“Un salto nel buio”
Financial Times

“Il Regno Unito ha votato sulla questione più importante che gli elettori abbiano dovuto affrontare in una generazione – e questi hanno deciso di lasciare l’Ue”, riconosce il quotidiano della city, secondo il quale “la decisione è il più grande shock per il continente dopo la caduta del muro di Berlino. Le ripercussioni si faranno sentire nel Regno Unito, in Europa e in occidente”.

Rassegna stampa a cura di Voxeurop.

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