Verso l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea

Dopo la vittoria della Brexit nel referendum britannico del 23 giugno, comincia un processo di negoziazione per rendere operativa l’uscita di Londra dall’Unione. 

La leader dello Scottish national party (Snp) Nicola Sturgeon a Edimburgo il 25 giugno del 2016. (Oli Scarff, Afp)

A che punto siamo con la Brexit

La leader dello Scottish national party (Snp) Nicola Sturgeon a Edimburgo il 25 giugno del 2016. (Oli Scarff, Afp)
27 giugno 2016 13:39

Il Regno Unito affronta le conseguenze del referendum del 23 giugno che ha decretato la vittoria degli euroscettici. Il parlamento britannico riprende i suoi lavori lunedì pomeriggio sullo sfondo di una battaglia politica all’interno del Partito conservatore per la successione a David Cameron, che ha annunciato le dimissioni entro ottobre. Anche la leadership del partito laburista è in difficoltà: una parte del partito chiede le dimissioni di Jeremy Corbyn, accusato di non aver condotto una campagna convincente per il remain (restare). Ecco cosa è successo negli ultimi giorni in seguito al referendum e gli eventi da seguire la prossima settimana sulla Brexit.

Cosa è successo dopo il referendum

  • La leader dello Scottish national party e first minister scozzese Nicola Sturgeon ha detto che il parlamento scozzese potrebbe mettere il veto sulla ratifica del risultato del referendum di giovedì 23 giugno. “Concedere il consenso parlamentare alla Brexit? L’assemblea scozzese non lo darà”, ha dichiarato Sturgeon. Un’altra possibilità che gli scozzesi stanno valutando è quella di indire un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia per poi chiedere di rimanere nell’Unione europea.
  • I leader europei Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi insieme al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk s’incontrano oggi pomeriggio a Berlino per discutere delle conseguenze del referendum britannico. Merkel ha espresso preoccupazione sul fatto che altri paesi possano chiedere di lasciare l’Unione, inoltre ha escluso che ci possano essere dei colloqui informali con il Regno Unito prima dell’inizio della procedura formale di uscita del paese dall’Unione.
  • Le borse europee hanno aperto in perdita lunedì dopo la pausa del weekend. Le perdite si sono ridotte a Milano, Madrid e Francoforte che hanno aperto in positivo. Ma continuano le perdite della borsa di Londra e la sterlina è in caduta: la valuta inglese è scambiata a 1,2 euro e l’indice di riferimento della borsa britannica si è attestato a meno 1,04 per cento. I titoli delle banche sono quelli che perdono di più: la Barclays perde l’11 per cento, la Royal bank of Scotland il 14,7 per cento, la Hsbc l’1,4 per cento.
  • Il ministro delle finanze britannico George Osborne ha dichiarato che i “fondamenti dell’economia britannica sono solidi” per rassicurare i mercati, anche se non ha escluso che si perderanno posti di lavoro e che l’economia britannica entri in recessione.
  • Gli analisti si aspettano un intervento della banca centrale britannica che potrebbe tagliare i tassi d’interesse e iniettare liquidità nel mercato attraverso l’acquisto di titoli di stato. Per questo motivo le quotazioni dei titoli di stato britannici salgono sul mercato.
  • All’interno del Partito laburista si sta consumando un terremoto: il leader laburista Jeremy Corbyn è stato criticato per aver condotto una campagna tiepida per il remain (restare), in molti hanno chiesto le sue dimissioni. Dodici ministri ombra del Partito laburista si sono dimessi, determinati a costringerlo a lasciare la guida del partito. Corbyn ha dichiarato che non lascerà e ha nominato nuovi ministri del governo ombra, in sostituzione dei dimissionari. “Quelli che vogliono cambiare la direzione del Labour si devono presentare in un’elezione democratica in cui anche io sarò candidato”, ha detto. I nuovi nominati sono più vicini a Corbyn di quanto non fossero i predecessori che provenivano da diverse correnti del Labour.

Che succede questa settimana

Lunedì 27 giugno
A Berlino la cancelliera tedesca Angela Merkel ha convocato il presidente francese François Hollande e il premier italiano Matteo Renzi, insieme al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk per discutere dei prossimi passi per affrontare l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Sono attese dichiarazioni per le 18.30.

Martedì 28 giugno
È prevista una sessione straordinaria del parlamento europeo in mattinata in cui interverranno Donald Tusk, Jean-Claude Juncker e i leader di diversi partiti. Il parlamento europeo voterà una risoluzione: qui il testo. Le istituzioni europee vogliono che Cameron chieda subito l’applicazione dell’articolo 50, ma il premier britannico ha già dichiarato che non chiederà l’applicazione dell’articolo 50 del trattato di Lisbona, che regolamenta l’uscita dall’Unione. Cameron lascerà il compito al suo successore. Martedì si riunisce anche il Consiglio europeo in cui David Cameron dovrà riferire agli altri capi di stato e di governo europei sul referendum britannico.

Mercoledì 29 giugno
Secondo giorno di Consiglio europeo, parteciperanno i 27 leader dell’Unione europea, ma non parteciperà David Cameron. Il presidente del Consiglio Donald Tusk “lancerà una riflessione sul futuro dell’Unione”.

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