Verso l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea

Dopo la vittoria della Brexit nel referendum britannico del 23 giugno, comincia un processo di negoziazione per rendere operativa l’uscita di Londra dall’Unione. 

I Metronomy si esibiscono al festival Nos Alive ad Algés, in Portogallo, il 9 luglio 2015. (Pedro Fiúza, NurPhoto/Getty Images)

Cosa cambia con la Brexit per l’industria musicale?

I Metronomy si esibiscono al festival Nos Alive ad Algés, in Portogallo, il 9 luglio 2015. (Pedro Fiúza, NurPhoto/Getty Images)
04 luglio 2016 15:22

Il 23 giugno i cittadini britannici hanno votato a favore dell’uscita dall’Unione europea. Le procedure per rendere effettiva la Brexit saranno lunghe e complesse. Richiederanno almeno due anni, secondo gli esperti, ma potrebbero avere forti conseguenze sull’economia del Regno Unito e della stessa Unione europea.

Tra i settori che potrebbero essere condizionati dall’uscita del Regno Unito c’è quello dell’industria musicale. Secondo la British phonographic industry (Bpi), l’associazione che rappresenta le case discografiche britanniche, nel 2015 un disco su quattro venduto in Europa è stato registrato da un artista del Regno Unito.

Secondo un recente sondaggio della Bpi, il 68 per cento dei discografici britannici vorrebbe che il Regno Unito restasse nell’Unione europea.

Più difficile andare in tour
Una delle prime conseguenze della Brexit sarà probabilmente una minore libertà di movimento per i cittadini del Regno Unito nell’Europa continentale. Ogni musicista britannico, nel momento in cui sarà definitiva l’uscita dall’Ue, potrebbe essere costretto a chiedere un visto o un permesso di lavoro per suonare fuori dal suo paese. “Se una band va negli Stati Uniti o in Russia o in America Latina, deve firmare un sacco di documenti; spostare gli strumenti da un paese all’altro è un casino”, ha dichiarato alla rivista Dazed & Confused Joseph Mount, leader della band Metronomy. “La cosa buona di suonare in Europa è che puoi semplicemente salire sul tour bus e spostarti senza problemi. Questo vale per le grandi band, ma anche per i piccoli gruppi che guidano il proprio furgoncino”, ha aggiunto.

La Brexit potrebbe rendere quindi più costoso andare in tour. Un visto per l’area Schengen, secondo una ricerca di Ticketbis, un sito che si occupa della compravendita di biglietti, costerebbe 60 euro a persona. Le band sarebbero inoltre costrette a dotarsi di un carnet, un documento doganale che consente di importare temporaneamente le merci senza pagarci le tasse. Questi costi sono briciole per le grandi star, ma potrebbero rappresentare un problema per le piccole band. Da non sottovalutare anche l’impatto sui voli low cost.

I promoter dei paesi dell’Europa continentale dovrebbero inoltre fare da “sponsor” per garantire il visto ai musicisti che ingaggiano. Un aspetto che potrebbe scoraggiare qualche organizzatore di concerti. E il discorso vale anche nel senso opposto: anche per i gruppi europei sarà più complicato organizzare trasferte nel Regno Unito.

Il problema del copyright
La Brexit avrà anche un impatto sul diritto d’autore, anche se non è chiaro ancora in che modo cambierà la situazione. La Commissione europea sta lavorando da tempo a una riforma della legge sul copyright e a una revisione della legge sul diritto d’autore, nell’ambito della realizzazione del mercato unico digitale. Ma il Regno Unito a questo punto dovrà pensare a una legge per conto suo.

I vinili potrebbero diventare più cari
Prima dell’Unione europea, quando un cittadino britannico comprava un disco in un paese europeo, per esempio in Germania, al ritorno a casa doveva dichiararlo e pagarci le tasse. È difficile che con la Brexit si possa tornare a un sistema di dazi doganali, ma sicuramente per la produzione dei dischi le cose potrebbero cambiare: le importazioni potrebbero diventare più economiche, se il Regno Unito deciderà di negoziare dei trattati di scambio più favorevoli, ma i costi della manifattura potrebbero aumentare, come fa notare Pitchfork.

Molte case discografiche britanniche fanno stampare i loro vinili in altri paesi, dove i costi di produzione sono più bassi: la Gz Media della Repubblica Ceca, per esempio, è il più grande produttore di vinili del mondo. E non sarebbe molto semplice spostare di nuovo la produzione nel Regno Unito, visto che le fabbriche di vinili presenti nel mondo ormai sono pochissime.

Se questo può non essere un grandissimo problema per le major come Sony, Universal e Warner, l’impatto sul mercato dei vinili potrebbe essere più problematico per le piccole e grandi etichette indipendenti (dalla Domino alla Sub Pop), che curano in modo particolare questo formato.

Il taglio dei fondi europei per il Regno Unito
Ci sono molti programmi dell’Unione europea che finanziano l’industria musicale. Sale da concerto e centri culturali londinesi come il Village underground, che ospita concerti, mostre e conferenze, rientrano nel programma di finanziamento Liveurope, che sostiene i musicisti emergenti europei. Sono proprio gli emergenti la categoria che in assoluto, come spesso succede in questi casi, potrebbe essere penalizzata dalla situazione.

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Claudia Grisanti
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