Sostenitori del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ad Ankara, in 20 luglio 2016.

L’ingresso della Turchia nell’Unione europea si allontana

Sostenitori del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ad Ankara, in 20 luglio 2016.
23 novembre 2016 14:15

I negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione europea, avviati oltre dieci anni fa in pompa magna, sono a un punto morto da tempo. Il 24 novembre il Parlamento europeo dovrebbe votare per il congelamento della trattativa con Ankara, un voto puramente consultivo.

“Cinque anni fa la Turchia era considerata l’esempio di un matrimonio possibile tra l’islam e la democrazia. Oggi quel momento appare molto lontano”, secondo il Financial Times. Dal 2013 l’autoritarismo rampante di Recep Tayyip Erdoğan, in precedenza primo ministro e oggi presidente del paese, squalifica di fatto la Turchia come possibile componente dell’Ue.

Dopo il golpe fallito di metà luglio, seguito da purghe su vasta scala messe in atto dal regime, Bruxelles mantiene un atteggiamento apertamente critico nei confronti di Ankara. “Non pensiamo che nelle attuali circostanze ci sia la credibilità necessaria per proseguire il dialogo sull’adesione all’Ue”, ha dichiarato la relatrice per la Turchia del Parlamento europeo, Kati Piri.

Verso l’autocrazia
Impossibilitati a influenzare la politica di Erdoğan, l’Ue e gli Stati Uniti osservano la Turchia, paese della Nato, scivolare verso l’autocrazia e voltare le spalle all’Europa. Ad Ankara la paralisi del processo è fonte di esasperazione. All’inizio della settimana scorsa Erdoğan ha dichiarato che la Turchia organizzerà un referendum sul processo di adesione se Bruxelles non prenderà alcuna decisione “entro la fine dell’anno” sul proseguimento dei negoziati. Alcuni commentatori hanno già battezzato il referendum con il neologismo “Turkexit”.

Erdoğan ha dichiarato che il suo paese non si ostinerà a cercare di entrare nell’Unione, lasciando intendere che Ankara potrebbe entrare a far parte dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, un’organizzazione di cooperazione politica ed economica di cui fanno parte la Cina, la Russia e le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.

Per il momento gli europei si rifiutano di rompere definitivamente il negoziato. “L’Ue ha le mani legate dalla questione dei migranti”, scrive il Washington Post. Molti temono che Erdoğan possa ignorare l’accordo sui migranti firmato a marzo e che smetta di contenere il flusso di rifugiati che tentano di raggiungere l’Europa. Inoltre i leader dell’Ue temono che una volta tagliati i ponti con la Turchia, il paese possa scivolare definitivamente nella dittatura.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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