Il candidato della sinistra Lenín Moreno (al centro) tra i suoi sostenitori a Babahoyo, Ecuador, il 16 febbraio 2017. (Henry Romero, Reuters/Contrasto)

L’Ecuador sceglie il successore di Rafael Correa

Il candidato della sinistra Lenín Moreno (al centro) tra i suoi sostenitori a Babahoyo, Ecuador, il 16 febbraio 2017. (Henry Romero, Reuters/Contrasto)
20 febbraio 2017 12:55

Dopo il primo turno delle elezioni presidenziali, l’Ecuador sembra avviarsi verso il ballottaggio tra Lenín Moreno, il candidato della sinistra sostenuto dall’attuale presidente socialista Rafael Correa, e il suo principale oppositore, Guillermo Lasso. Secondo i risultati ancora parziali, Moreno ha ottenuto il 38,87 per cento dei voti contro il 28,5 per cento dell’avversario. Per evitare il ballottaggio del 2 aprile Moreno dovrebbe ottenere più del 40 per cento dei voti, con uno scarto di almeno dieci punti sul secondo.

Il presidente in carica Correa non ha potuto ripresentarsi alle elezioni perché nel 2016 non è riuscito a far approvare la riforma costituzionale che gli avrebbe permesso di restare al potere oltre il terzo mandato. Dopo dieci anni, la fine dell’era Correa potrebbe rappresentare una svolta per questo paese petrolifero dell’America Latina. Correa ha designato come suo successore Lenín Moreno, candidato dalla personalità molto distante dalla sua. Secondo il Guardian, Moreno ha una personalità aperta e dimostra una certa dose di senso dell’umorismo, ma allo stesso tempo mantiene un profilo più discreto.

Il candidato della destra, invece, è un ex banchiere sostenuto dal partito Creando oportunidades (Creando opportunità, Creo). Ha scelto di mettere al centro del suo programma la cancellazione immediata di quattordici voci d’imposta. Inoltre ha promesso di espellere Julian Assange dall’ambasciata ecuadoriana a Londra, che lo ospita da quattro anni.

Tagli alla spesa pubblica
Da due anni il rallentamento dell’economia è uno dei temi centrali di queste elezioni. Correa è riuscito a garantire una certa stabilità al paese e a ridurre le disuguaglianze, ma l’Ecuador ha sofferto per il calo del prezzo del petrolio e il rincaro del dollaro statunitense. Il prossimo governo quindi non potrà evitare una politica di tagli alla spesa pubblica.

Il 19 febbraio gli elettori hanno votato anche per un referendum sul divieto per tutti gli eletti e i funzionari pubblici di custodire i propri capitali nei paradisi fiscali. Correa ha presentato la proposta come un “patto etico” per far fronte allo scandalo dei Panama papers.

L’attuale governo è scosso anche da un altro scandalo di corruzione legato all’impresa di costruzioni brasiliana Odebrecht. Un’inchiesta lanciata nel 2014 in Brasile ha messo in luce un sistema di corruzione orchestrato da grandi gruppi industriali brasiliani per influenzare le campagne elettorali in altri paesi dell’America Latina. Durante la campagna elettorale ecuadoriana un deputato ha dichiarato che anche nel suo paese tre aziende brasiliane hanno pagato delle tangenti.

(Traduzione di Francesca Sibani)

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