Davanti all’ospedale di Kabul dopo l’attentato, l’8 marzo 2017.

Il gruppo Stato islamico cambia strategia in Afghanistan

Davanti all’ospedale di Kabul dopo l’attentato, l’8 marzo 2017.
10 marzo 2017 12:46

A Kabul tornerà mai la pace? Da quello che è successo negli ultimi giorni, c’è da dubitarne. L’8 marzo nella capitale afgana un nuovo attacco terroristico ha causato almeno 49 morti e altrettanti feriti. L’obiettivo era il più importante ospedale militare del paese.

Alcuni jihadisti travestiti da medici hanno dato l’assalto all’edificio, che sorge vicino all’ambasciata degli Stati Uniti, nella parte teoricamente più sicura della città. L’assedio è durato sei ore, alla fine delle quali le forze di sicurezza afgane, trasportate in elicottero sul tetto, sono intervenute e hanno ucciso i responsabili dell’attacco.

La rivendicazione dell’attacco è arrivata attraverso l’agenzia Amaq, l’organo di propaganda del gruppo Stato islamico (Is). In precedenza i taliban avevano smentito il loro coinvolgimento. Un loro portavoce aveva dichiarato che la strage “non aveva nulla a che vedere con i mujahidin dell’Emirato islamico d’Afghanistan”.

Contro le forze di sicurezza
Quest’azione eclatante dell’Is indica un cambio di strategia da parte dei combattenti di Abu Bakr al Baghdadi. È la prima volta, infatti, che s’impegnano direttamente in scontri contro le forze di sicurezza della capitale. Finora i loro attacchi si erano concentrati sui civili, soprattutto sciiti, osserva Inayatulhaq Yasini, un giornalista della Bbc.

Il modo in cui hanno fatto esplodere le porte dell’ospedale per entrare suggerisce che i miliziani hanno a disposizione risorse e un addestramento militare di alto livello. È prevedibile che nei prossimi mesi ci saranno altri attacchi del genere, aggiunge Yasini, precisando che in precedenza gli unici scontri con i soldati afgani erano avvenuti nell’est del paese, alla frontiera con il Pakistan.

Da due anni, i combattenti dell’Is – i cui legami con i taliban sono confusi – cercano di insediarsi nell’area afgano-pachistana. Il generale Charles Cleveland, uno dei portavoce dell’esercito statunitense a Kabul, stima che in Afghanistan siano circa 700. Per le autorità afgane, invece, sarebbero almeno il doppio (1.500), mentre il numero dei simpatizzanti sfiora gli ottomila.

In un contesto del genere, l’Afghanistan ha più che mai bisogno di aiuto. Alla fine del 2016, in un articolo pubblicato su Newsweek, due ricercatori del Royal United Services Institute (Rusi) chiedevano alla comunità internazionale di non abbandonare il paese, che rischia di ripiombare nella terribile guerra civile degli anni novanta.

(Traduzione di Francesca Sibani)

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