Parigi, il 20 aprile 2017.

Dopo l’attentato di Parigi i giornali francesi chiedono calma e attenzione

Parigi, il 20 aprile 2017.
21 aprile 2017 12:28

L’attacco terroristico di giovedì sera a Parigi, che ha provocato due morti – un poliziotto e l’uomo armato che aveva aperto il fuoco contro un mezzo di trasporto della polizia – è sulla prima pagina di numerosi quotidiani francesi. Molti però non hanno fatto in tempo a cambiare l’apertura o a commentare l’evento a causa dell’ora tarda in cui la notizia si è diffusa.

La trappola terroristica
Le Monde
“Non è una scoperta. Da oltre due anni i terroristi islamisti hanno fatto della Francia il bersaglio privilegiato delle loro stragi e hanno mostrato, in questo jihad sinistro, un notevole senso del simbolismo”, scrive l’editoriale del quotidiano. Che aggiunge: “L’attacco del 20 aprile sera a Parigi lo dimostra di nuovo. In qualche secondo tre simboli sono stati presi di mira: dei poliziotti, gli Champs-Elysées e la data, a tre giorni dal primo turno dell’elezione presidenziale. L’assassino era sicuro di ricordare ai francesi la minaccia ormai permanente che pesa su di loro e di drammatizzare il clima di questo grande appuntamento democratico. […] Vogliamo credere che i francesi non cederanno, al momento di scegliere il prossimo presidente, agli apprendisti stregoni che vorrebbero affrancarsi dalle regole e dai valori dello stato di diritto”.

Il terrorismo colpisce ancora nel cuore di Parigi
Le Figaro
“Il soffio del terrorismo ha seminato la morte nel quartiere altamente simbolico degli Champs-Elysées. La barbarie ha appena colpito di nuovo la capitale in pieno cuore”, scrive Christophe Cornevin. “Questo attacco semina il lutto a Parigi, mentre 22 tentativi sono stati sventati dal 2016. La sicurezza del processo elettorale, già blindata con la presenza di 50mila poliziotti e gendarmi, potrebbe essere rinforzata”.

Le Figaro, 21 aprile 2017.

Sparatoria mortale sui Champs-Elysées
La Dépêche du Midi, Tolosa
“La violenza – che porta chiaramente la firma del terrorismo – ieri è diventata protagonista dell’attualità. In un luogo simbolico conosciuto da tutti e a qualche ora da un’elezione presidenziale dal pronostico confuso”, scrive l’editorialista Jean-Claude Souléry. Secondo l’editorialista, “è poco prudente affermare che questo attacco potrà influenzare gli elettori in modo determinante, ma lascerà per forza una traccia nell’inconscio e nelle cabine elettorali. Tanto più che interviene due giorni dopo che la polizia ha sventato un altro attentato jihadista. La lotta contro il terrorismo richiede fermezza e attenzione più che imprecazioni. Badiamo a non destabilizzare la nostra democrazia”.

La Dépêche du Midi, 21 aprile 2017.

Attacco sugli Champs-Elysées
Le Parisien, Parigi
“I poliziotti sono bersagli. Come i militari. Come gli ebrei. Come i preti. Come i vignettisti, i giornalisti, i democratici, chi ama la musica, i bambini sulla promenade des Anglais, le ragazze sulle terrazze e i giovani nei concerti”, scrive Jean-Marie Montali. L’editorialista osserva che “in realtà, la minaccia è permanente, universale. Questi sono solo assassini”.

Sparatoria mortale sugli Champs-Elysées
Sud Ouest, Bordeaux
“Dopo il Louvre, poi Orly, è toccato agli Champs-Elysées”, osserva Bruno Dive. “Ognuno sa che il rischio zero non esiste. E che la risposta migliore che si possa dare ai terroristi jihadisti di ogni sorta è sempre e ancora l’unità nazionale”.

In collaborazione con VoxEurop.

pubblicità

Articolo successivo

Tutti i tentativi di fermare il referendum dei curdi iracheni
Zuhair al Jezairy