12 aprile 2021 14:32

Chris Witty, direttore della sanità pubblica britannica, si ricorda chiaramente uno snervante momento dell’8 dicembre 2020. È stato il giorno in cui il Regno Unito è diventato il primo paese a somministrare un vaccino contro il covid-19, un prodotto sviluppato dalla Pfizer-Biontech. Quando mancava poco alla mezzanotte, il primo giorno di vaccinazioni, “stavamo discutendo e ci siamo chiesti semplicemente, ‘con cosa abbiamo a che fare qui? Questi sono numeri bassi e abbiamo già sfiorato vari incidenti mortali’”, ha raccontato Whitty in una recente conferenza alla Società reale di medicina.

Era infatti emerso che, in alcune persone, il vaccino provocava anafilassi, una reazione allergica potenzialmente mortale. Ma si trattava di un evento raro, verificatosi solo una volta tra le 22mila persone circa vaccinate durante i test, e potrebbe essere stata una coincidenza. Adesso, con centinaia di milioni di persone vaccinate, la frequenza con cui questo accade è più chiara: cinque volte ogni milione.

Fortunatamente questo effetto collaterale non è solo estremamente raro, ma si manifesta poco dopo la vaccinazione. Ed esiste una cura. Oggi, per ogni evenienza, a chiunque riceva il vaccino della Pfizer viene chiesto di trattenersi per quindici minuti. Non ci sono stati decessi per anafilassi legata al vaccino.

Due strade
Con milioni di dosi di vaccino contro il covid-19 somministrate ogni giorno, emergeranno inevitabilmente rare reazioni avverse di questo tipo. Il 7 aprile sia gli ufficiali sanitari britannici sia l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) – che regolamenta l’uso dei farmaci nell’Unione europea – hanno dichiarato che esistono forti prove che il vaccino dell’AstraZeneca (da marzo il farmaco si chiama Vaxzevria) contro il covid-19 possa essere legato a una forma molto rara di trombosi, spesso nel cervello o nell’addome.

Gli esperti dell’Ema sono giunti alla loro conclusione basandosi sull’analisi di 86 casi segnalati, 18 dei quali mortali. Gli esperti britannici sono giunti alla stessa conclusione esaminando 79 casi, 19 dei quali mortali. Sia l’Ema sia le autorità britanniche hanno concluso che i benefici del vaccino sono superiori ai potenziali rischi di trombosi. Ma i funzionari britannici, dotati come al solito di eleganti grafici per le loro apparizioni televisive, hanno dichiarato che, per le persone di meno di trent’anni, il rapporto tra rischi e benefici del vaccino è “molto equilibrato”, ed è quindi preferibile che essi usino un diverso prodotto.

I primi segnali sono emersi alla fine di febbraio, con un’alta incidenza di trombosi in persone che avevano ricevuto il vaccino dell’AstraZeneca

Le indagini sui casi sospetti di trombosi legati al vaccino dell’AstraZeneca sono un chiaro esempio dell’importanza di distinguere i segnali di effetti collaterali di un vaccino dalla cacofonia di emergenze mediche che colpiscono milioni di persone ogni giorno. Gli esperti di sicurezza vaccinale hanno due strade per capire se un problema medico raro è causato da un vaccino, spiega Kathryn Edwards della facoltà di medicina dell’Università Vanderbilt di Nashville, nello stato del Tennessee. Possono confrontare la sua incidenza sulle persone vaccinate rispetto a quella osservata in quelle non vaccinate. Oppure possono cercare caratteristiche specifiche e insolite relative al problema medico su cui stanno indagando.

I primi segnali sono emersi alla fine di febbraio, quando i dottori di vari paesi europei hanno notato un’alta incidenza di trombosi in persone che recentemente avevano ricevuto il vaccino Vaxzevria, alcune delle quali poi decedute. Si trattava perlopiù di donne di meno di sessant’anni. La cosa non era troppo sorprendente perché molti paesi dell’Ue, inizialmente scettici sul fatto che il vaccino funzionasse sui più anziani, lo avevano usato perlopiù per lavoratori essenziali, quali infermieri, insegnanti e operatori sociosanitari: professioni il cui personale è in gran parte femminile.

I dati dell’Ema al 22 marzo suggerivano che i casi di trombosi in persone di meno di sessant’anni che avevano ricevuto il vaccino dell’AstraZeneca erano di uno su centomila: un numero più alto di quanto ci si attenderebbe normalmente. Ma quanto più alto, precisamente, è difficile dirlo. La diffusione di disturbi così rari e difficili da diagnosticare varia molto a seconda dei paesi, della fascia d’età e del sesso. Le stime sull’incidenza di queste trombosi vanno da 0,22 a 1,57 casi ogni centomila persone all’anno, e ne sono colpiti più spesso uomini e donne più giovani.

Il ruolo delle piastrine
Quando i dottori hanno cominciato a osservare più da vicino la questione, è emerso qualcosa di interessante. Molti, tra i pazienti affetti da trombosi che si sospettava essere legata al vaccino, avevano livelli insolitamente bassi di piastrine, cioè frammenti di cellule speciali che si muovono nel sangue. Il loro compito è permettere al sangue di coagularsi, “precipitandosi” sul luogo di un taglio o di altre emorragie. Bassi livelli di piastrine, quindi, determinano solitamente delle emorragie incontrollate, non delle trombosi.

Con queste nuove informazioni a disposizione, le autorità mediche britanniche hanno cercato dati sulle persone vaccinate che presentavano la combinazione inusuale di trombosi e bassi livelli di piastrine. Hanno scoperto quattro casi ogni milione di persone vaccinate, una percentuale parecchio inferiore a quella dell’Ue. Una spiegazione possibile è che il Regno Unito, a differenza del resto d’Europa, ha somministrato il vaccino perlopiù a persone anziane. L’incidenza di trombosi nel Regno Unito diminuiva stabilmente con l’età. Fatto importante, gli esperti britannici hanno rilevato che le trombosi si presentavano in egual misura tra uomini e donne.

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Questa combinazione di trombosi e basso numero di piastrine è una cosa che i dottori sanno diagnosticare e curare, spiega Jean Marie Connors, ematologa al Brigham and Women’s Hospital di Boston. Somiglia a una malattia osservata in varie persone, cui viene somministrata l’eparina, un farmaco anticoagulante molto usato. Per motivi ignoti, alcune persone sviluppano una reazione immunitaria all’eparina, che produce trombosi così gravi da esaurire le loro risorse di piastrine. La stessa reazione sembra essere provocata dal vaccino.

Le associazioni mediche di vari paesi hanno già diffuso delle linee guide al personale medico, affinché individuino e curino questa reazione rara al vaccino dell’AstraZeneca. Grazie alla vigilanza e alla debita attenzione, i decessi derivanti da questo vaccino, estremamente rari, potranno ulteriormente diminuire.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico The Economist.

Da sapere
Le raccomandazioni per il Vaxzevria

L’Ema ha confermato che il rapporto complessivo tra i rischi e i benefici del vaccino AstraZeneca, che a fine marzo ha cambiato nome in Vaxzevria, rimane positivo. L’Agenzia ha però richiamato l’attenzione degli operatori sanitari e delle persone vaccinate sulla possibilità che entro due settimane dalla vaccinazione con Vaxzevria si possano verificare molto raramente casi di trombi associati a bassi livelli di piastrine nel sangue. Ha quindi raccomandato di rivolgersi a un medico se si presentano sintomi come respiro affannoso, dolore al petto, gonfiore alla gamba, dolore addominale (di pancia) persistente, sintomi neurologici, inclusi mal di testa grave e persistente o visione offuscata, piccoli lividi sulla pelle al di fuori del sito di iniezione.

Intanto nuovi studi cominciano a chiarire più nel dettaglio i meccanismi dietro questo disturbo della coagulazione. Due équipe di ricerca in Germania e in Norvegia hanno individuato degli anticorpi attivatori delle piastrine nei pazienti colpiti dalla rara coagulopatia dopo il vaccino Vaxzevria. Le persone più giovani sembrano essere più suscettibili di quelle anziane (e avendo un minor rischio di avere forme gravi di covid la soglia di sicurezza del vaccino per loro deve essere ancora più alta), ma non sono note condizioni di salute preesistenti che predispongano alcune persone alla reazione.

Nel loro studio i ricercatori tedeschi hanno però indicato esami del sangue specializzati che possono essere usati per diagnosticare il disturbo e suggerito un trattamento a base di immunoglobuline, comunemente usato per trattare diverse malattie immunitarie.

L’Ema non ha dato indicazioni su limiti di età e ogni paese ha deciso in autonomia. In Francia per esempio Vaxzevria ora è usato per gli over 55, in Germania e in Spagna per gli over 60. Con una circolare del ministero della salute anche l’Italia ha indicato un uso preferenziale per gli over 60. Per quanto riguarda la seconda dose, il ministero ha sottolineato che “in virtù dei dati a oggi disponibili, chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino Vaxzevria, può completare il ciclo vaccinale con il medesimo vaccino”.