18 luglio 2022 13:09

Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) ha avvertito che la fame ad Haiti è destinata a peggiorare a causa dell’aggravarsi della violenza tra bande, dell’alto costo dei generi alimentari e dell’aumento dell’inflazione, mettendo a rischio gli sforzi di assistenza umanitaria in questo paese colpito dalla crisi.

In una dichiarazione del 5 luglio il Pam ha affermato che l’insicurezza intorno alla capitale haitiana, Port-au-Prince, dove le bande hanno bloccato le strade e preso il controllo dei quartieri, ha reso difficile per la popolazione accedere e comperare il cibo.

Più di un milione di persone nella capitale è già in condizioni di insicurezza alimentare e le consegne di prodotti coltivati localmente, come le banane, non possono arrivare su strada perché i camion rischiano di essere oggetto di spari o bloccati lungo il percorso, ha dichiarato ai giornalisti Jean-Martin Bauer, direttore del Pam per Haiti. “Ampie fette della popolazione sono isolate dal cuore economico del paese”, ha dichiarato Bauer. “Assistiamo a un aumento significativo della fame nella capitale e nel sud del paese, e Port-au-Prince è l’area più colpita”.

Operazioni umanitarie a rischio
Bande armate hanno anche bloccato la strada che collega la parte meridionale di Haiti, ha dichiarato l’agenzia delle Nazioni Unite, isolando da Port-au-Prince 3,8 milioni di persone che vivono nei dipartimenti a sud della capitale.

Le violenze hanno costretto il Pam a usare le rotte marittime per inviare aiuti alle aree meridionali e settentrionali del paese, mentre gli operatori umanitari devono essere trasportati per via aerea tramite il Servizio aereo umanitario delle Nazioni Unite (Unhas).

“L’unica soluzione sicura per gli operatori umanitari è l’aereo e, senza finanziamenti adeguati, l’Unhas rischia la chiusura imminente entro la fine di luglio 2022. Questo, in ultima istanza, mette a rischio non solo l’assistenza del Pam ma anche le operazioni umanitarie in tutto il paese”, ha dichiarato Bauer.

Dal 24 aprile mezzo milione di bambini ha perso l’accesso all’istruzione a Port-au-Prince

L’ufficio del primo ministro haitiano non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento dell’agenzia di stampa Reuters.

La situazione della sicurezza ad Haiti si è deteriorata dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moise, avvenuto nel luglio del 2021, che ha peggiorato la già difficile situazione politica nella nazione caraibica. L’uccisione del presidente ha scatenato una nuova ondata di violenze delle bande che, secondo il capo delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha raggiunto livelli “inimmaginabili e intollerabili”.

“La violenza delle bande ha avuto un grave impatto sui diritti umani più elementari. Decine di scuole, centri medici, aziende e mercati rimangono chiusi e molte persone faticano a trovare prodotti di base come cibo, acqua e medicinali”, ha dichiarato a metà maggio Michelle Bachelet, l’alta commissaria per i diritti umani delle Nazioni Unite. “Simili restrizioni alla circolazione delle persone e delle merci potrebbero avere un impatto devastante a lungo termine sulla già difficile situazione economica di Haiti”.

Le Nazioni Unite hanno riferito che, solo tra il 24 aprile e il 16 maggio, almeno 92 persone non affiliate a bande e altre 96 presunti membri di queste ultime sarebbero stati uccisi durante attacchi armati coordinati a Port-au-Prince. Nel frattempo sono aumentati anche i rapimenti a scopo di riscatto.

Più di cinquanta persone sono state uccise in scontri tra bande dall’8 luglio, ha dichiarato un sindaco.

La violenza sta impedendo a migliaia di bambini haitiani di andare a scuola, ha specificato l’Onu. “Dal 24 aprile mezzo milione di bambini ha perso l’accesso all’istruzione a Port-au-Prince, dove, secondo i dati del governo, circa 1.700 scuole sono chiuse”, ha riferito l’agenzia. L’anno scorso più di diciannovemila persone, tra cui quindicimila donne e bambini, sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa delle violenze, ha ricordato l’Onu, dopo che “la guerra tra bande si è intensificata” nel 2022.

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Nel frattempo persiste la situazione di stallo politico nel paese, dove il leader di fatto, il primo ministro Ariel Henry, insiste nel voler rimanere in carica fino a quando non si terranno le elezioni. Nel settembre 2021 Henry ha rinviato indefinitamente le elezioni presidenziali e legislative, nonché un referendum costituzionale, a causa della crisi.

Si è inoltre opposto a un’iniziativa popolare, nota come accordo di Montana, formulata da importanti gruppi della società civile haitiana, che avrebbe istituito un governo di transizione di due anni, affermando che “le elezioni sono l’unica via da seguire”.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Al Jazeera. Internazionale ha una newsletter che racconta cosa succede in America centrale e meridionale. Ci si iscrive qui.