14 settembre 2022 16:04

Per visualizzare questo contenuto, accetta i cookie di tipo marketing.

“Conoscevo Maria Eismont solo come giornalista, per un suo reportage sulle torture nelle carceri russe. In seguito, seguendola su Facebook, ho scoperto che aveva cominciato a lavorare anche come avvocata”, racconta Nina Guseva, regista di The case.

“Le ho chiesto se potevo seguirla con la telecamera e lei ha accettato, dicendomi che non sarebbe successo niente d’interessante. Poco dopo, invece, nell’estate 2019 in Russia sono cominciate le proteste contro il governo nelle quali sono stati arrestati molti manifestanti, tra cui l’attivista Konstantin Kotov. A quel punto la decisione di seguire il processo attraverso il lavoro di Eismont è stata naturale. La sua personalità e il suo carisma hanno permesso che il caso ottenesse la copertura mediatica che meritava e questo per me, come regista, ha significato più impegno ma anche più sorprese. Finché l’introduzione dell’articolo 212.1 del codice penale, che ha portato alla condanna di Kotov, ha reso evidente il suo obiettivo: la soppressione di qualsiasi mobilitazione civile. Oggi Eismont continua a esercitare la professione legale, rappresentando molti oppositori del governo accusati in base alle nuove leggi. Le norme puniscono la diffusione di ‘falsità sulle forze armate russe e discredito del governo’ e sono escogitate espressamente per colpire chi manifesta e si esprime contro l’aggressione russa all’Ucraina”.

Info La rassegna Mondovisioni è a cura di CineAgenzia. I documentari saranno proiettati a Ferrara nella sala Estense grazie al contributo di Coop Alleanza 3.0. Per portare Mondovisioni nella tua città scrivi ainfo@cineagenzia.it