Migranti a Berkasovo, al confine tra la Serbia e la Croazia, il 23 ottobre 2015. I migranti, soprattutto siriani in fuga dalla guerra nel loro paese, arrivano in Serbia per poi proseguire verso l’Europa del nord. (Marko Djurica, Reuters/Contrasto)

L’Europa ha trovato posto solo per 116 profughi su 160mila

Migranti a Berkasovo, al confine tra la Serbia e la Croazia, il 23 ottobre 2015. I migranti, soprattutto siriani in fuga dalla guerra nel loro paese, arrivano in Serbia per poi proseguire verso l’Europa del nord. (Marko Djurica, Reuters/Contrasto)
06 novembre 2015 10:46

Secondo gli ultimi dati disponibili, i paesi dell’Unione europea hanno finora trasferito soltanto 116 dei 160mila profughi che avevano previsto di ripartire per quote nei diversi stati.

A settembre i paesi dell’Ue avevano deciso di ricollocare 160mila persone “che necessitano chiaramente di protezione internazionale” attraverso un programma ideato per trasferire profughi siriani, eritrei e iracheni dai paesi europei più coinvolti, come Italia e Grecia, ad altri stati membri dell’unione.

Finora, secondo dei dati forniti il 3 novembre dalla Commissione europea, sono state effettivamente ricollocate 116 persone e sono stati messi a disposizione appena 1.418 posti da parte di 14 stati membri.

In tutto 86 richiedenti asilo sono stati trasferiti dall’Italia, mentre trenta di loro hanno lasciato Atene per il Lussemburgo. Danimarca, Irlanda e Regno Unito hanno, secondo gli accordi europei, la possibilità di chiamarsi fuori dal programma, ma finora quello di Londra è l’unico governo ad aver dichiarato che non contribuirà ai trasferimenti.

Il meccanismo di ripartizione dell’Ue è solo un aspetto della più ampia politica di emergenza dei profughi. La maggior parte di quanti attraversano il Mediterraneo provengono da Siria, Iraq ed Eritrea. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), più della metà dei profughi sono siriani. Il 6 per cento di quelli che arrivano via Mediterraneo provengono dall’Iraq e il 5 per cento dall’Eritrea.

Non tutti coloro che richiedono asilo si stabiliscono o attraversano Italia e Grecia. In tutta l’Ue sono state depositate circa 770mila domande d’asilo nei primi nove mesi del 2015. In tutto il 2014 erano state 625.920, e 431.090 nel 2013.

Tutto questo ha prodotto un accumulo di domande. Alla fine dello scorso anno c’erano appena meno di 490mila domande in attesa di essere trattatenei paesi membri dell’Ue. A luglio di quest’anno erano già 632mila.

Sembra che l’accumulo di domande non si fermerà molto presto: per ogni decisione riguardo all’asilo che viene effettivamente presa ci sono 1,8 nuove domande. Tra gennaio e giugno di quest’anno sono state trattate circa 240mila domande.

Nel corso degli stessi sei mesi, sono state depositate 432.345 domande. Tuttavia, i dati della Commissione europea rivelano anche che, al di là delle difficoltà logistiche, un “ampio numero di stati membri devono ancora soddisfare gli impegni finanziari” e che “troppo pochi stati” hanno risposto all’appello per aiutare Serbia, Slovenia e Croazia, che sono tra le rotte più utilizzate dai richiedenti asilo, con beni di prima necessità come per esempio letti e coperte.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato dal Guardian. Per vedere l’originale clicca qui.

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