Il 1 gennaio 2026, dopo quattrocento anni di attività, le poste danesi hanno smesso di spedire lettere e cartoline. La decisione dell’azienda pubblica, che nel 2009 si è fusa con le poste svedesi e dal 2011 si chiama PostNord, era stata annunciata a marzo. Già da giugno, infatti, l’azienda ha cominciato a rimuovere le 1.500 cassette della posta presenti nel paese e a rimborsare i francobolli comprati dai danesi. La svolta, che (almeno per ora) non riguarda la parte svedese della PostNord, costerà il lavoro a 1.500 dei 4.600 dipendenti delle poste. Molti di loro, comunque, potrebbero essere riassorbiti in seguito al rafforzamento dell’attività di spedizione dei pacchi, che cresce grazie all’esplosione del commercio online.

La rinuncia alle lettere è un effetto della progressiva digitalizzazione della società danese: negli ultimi 25 anni in Danimarca la spedizione di lettere e cartoline è diminuita del 90 per cento, passando da 1,4 miliardi di plichi a 110 milioni; nel 2024 il calo è stato del 30 per cento rispetto all’anno precedente. Quasi tutti i danesi ormai sono abituati a compilare moduli e inviare lettere esclusivamente in formato digitale.

Da quest’anno chi ricorre ancora alla carta dovrà affidarsi ai corrieri privati, tra cui primeggia la Dansk Avis Omdeling (Dao), un’azienda nata più di cento anni fa per spedire quotidiani e riviste nella regione dello Jutland ma che dal 2011 può gestire qualunque spedizione in tutta la Danimarca grazie alla liberalizzazione del settore decisa nel 2010. La transizione ai privati, anzi, sarà sostenuta dal governo, che ha concesso alla Dao un finanziamento a fondo perduto di 110 milioni di corone danesi (14,7 milioni di euro). Lo stato, tuttavia, resta obbligato ad assicurare i servizi postali nelle zone più remote non raggiunte dai corrieri.

Una crisi globale

Il passo intrapreso dalla Danimarca è, come scrive il Financial Times, molto più grande di quello che sembra, perché preannuncia “il tramonto” di uno strumento importante nella storia umana. Non si tratta certo della prima vittima della digitalizzazione, visto che sono già scomparse invenzioni come i telegrammi e la cabina telefonica. “La lettera però”, osserva il quotidiano britannico, “ha svolto un ruolo fondamentale nella costruzione del mondo moderno. Le prime tracce di scritti scambiati tra persone risalgono a quasi cinquemila anni fa in Mesopotamia, come legami per realizzare transazioni commerciali”.

In generale la spedizione di lettere è stata una colonna portante nella creazione dei trasporti tra le città; la necessità di proteggere questo traffico è stata uno dei motivi che ha spinto i governi a creare delle forze di polizia organizzate. Il filosofo e matematico francese Blaise Pascal, tra gli altri, fece diventare la lettera uno strumento di polemica e dibattito, mentre alcuni classici della letteratura hanno la forma epistolare, per non parlare dell’importanza di questo strumento per gli studi di storici, biografi e archivisti.

Molto probabilmente in futuro le opere letterarie e gli studi dovranno attingere alla posta elettronica e ai messaggi su WhatsApp, visto che la Danimarca non resterà sicuramente l’unico paese a mettere fine alla spedizione di lettere e cartoline. “In tutto il mondo”, scrive l’Economist, “si assiste da anni al collasso delle lettere spedite. La pandemia di covid-19 ha solo aggravato il fenomeno, mentre il commercio online ha fatto esplodere la spedizione di pacchetti, che nel 2022 sono arrivati a 161 miliardi a livello globale e dovrebbero arrivare a 256 miliardi nel 2027”.

Il 3 novembre in Grecia le poste hanno annunciato la chiusura di 204 delle loro 456 filiali, causando proteste soprattutto nelle zone più remote del paese. In Canada, dove dal 2006 la spedizione di lettere è crollata del 70 per cento, i dipendenti delle poste sono in agitazione a causa dei tagli decisi dall’azienda per ridurre le forti perdite. Lo scorso anno le poste statunitensi, che servono il mercato più grande del mondo, hanno registrato una perdita di nove miliardi di dollari.

Le lettere non sono morte in tutto il mondo. A causa del basso livello di digitalizzazione sopravvivono in ampie aree dell’India e del Brasile per esempio. Ma in molti paesi gli uffici postali avranno bisogno di reinventarsi per continuare a esistere. In Germania, ormai, la Deutsche Post è tornata a produrre utili diventando una grande azienda di logistica. Le Poste Italiane guadagnano grazie ai servizi bancari e assicurativi.

Questo articolo è tratto dalla newsletter Economica.

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