05 maggio 2017 17:05

Il 4 maggio la camera dei rappresentanti ha votato a favore dell’abrogazione e sostituzione dell’Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Barack Obama. Il provvedimento è una versione modificata di quella che era stata proposta e ritirata dal presidente Donald Trump perché osteggiata da una buona parte dei deputati repubblicani.

La nuova legge, chiamata American health care act, dovrà essere discussa dal senato – e potrebbe essere modificata – e il voto finale dovrebbe arrivare non prima di giugno. Le modifiche che hanno fatto cambiare idea a molti parlamentari repubblicani e li hanno convinti a votare a favore (in particolare gli esponenti del Freedom caucus, la fazione più conservatrice del partito) cancella alcune misure introdotte dall’Obamacare per fare in modo che più persone possibili comprino un’assicurazione sanitaria.

Ecco le modifiche più importanti.

  • Taglio di 300 miliardi di dollari in dieci anni ai sussidi concessi dal governo federale alle persone che non ricevono un’assicurazione sanitaria attraverso il loro datore di lavoro e devono comprarla individualmente. Questi tagli colpiscono soprattutto gli anziani e i cittadini con redditi bassi.
  • L’Obamacare prevede che le persone debbano acquistare un’assicurazione sanitaria, altrimenti pagano una penale. La proposta dei repubblicani elimina questa misura. Secondo molti analisti, in questo modo potrebbe mettersi in moto un circolo vizioso, perché le compagnie d’assicurazione si troverebbero a coprire meno persone e quindi aumenterebbero i tassi, il che scoraggerebbe altre persone dal comprare un’assicurazione sanitaria.
  • L’Obamacare obbligava le compagnie assicurative a vendere polizze anche a persone che hanno già problemi di salute o li hanno avuti in passato, senza applicare tassi assicurativi più alti. La legge voluta da Trump dà ai singoli stati la possibilità di rinunciare a questa disposizione. Per bilanciare il rischio che milioni di persone perdano l’assistenza sanitaria per questo motivo, i repubblicani hanno stanziato nel progetto di legge un fondo di 138 miliardi di dollari in dieci anni per aiutare gli stati a fornire assistenza a persone con malattie gravi. Secondo molti esperti, però, si tratta di una misura insufficiente.
  • Gli stati non dovranno più costringere le compagnie assicurative a vendere assicurazioni che coprano alcuni servizi medici essenziali.
  • La nuova legge taglierebbe di 880 miliardi di dollari in dieci anni i fondi di Medicaid, il programma federale che fornisce assistenza medica a più di 74 milioni di poveri, disabili e anziani. Secondo le stime, a causa di questa misura 14 milioni non avrebbero accesso alle cure mediche nel giro di nove anni.
  • Infine, la nuova legge potrebbe tagliare i fondi alle organizzazioni che forniscono servizi per il controllo delle nascite, per il monitoraggio del cancro e altri servizi. Questa misura colpirebbe soprattutto le donne.

Nei prossimi anni milioni di persone potrebbero perdere il diritto alle cure mediche. Non è ancora chiaro quante. Secondo le stime dell’ufficio del bilancio del congresso, la proposta ritirata a marzo avrebbe lasciato circa 24 milioni di statunitensi senza copertura sanitaria nel giro di dieci anni. L’agenzia non ha avuto il tempo di aggiornare le sue stime alla nuova proposta, ma secondo molti analisti ed esperti la cifra potrebbe essere simile.

Dopo il voto centinaia di persone hanno protestato davanti al congresso, mentre le organizzazioni che rappresentano i lavoratori della sanità e del settore medico hanno definito la riforma “inaccettabile”, “pericolosa” e “irresponsabile”.

Si tratta comunque del più importante risultato per Trump dall’inizio del suo mandato. In campagna elettorale il presidente aveva detto più volte di voler abrogare la riforma di Obama, definendola “catastrofica”. Poco dopo il voto alla camera ha parlato nel giardino della Casa Bianca circondato dai dirigenti del Partito repubblicano. Tra le altre cose ha detto che “l’Obamacare è morta” e “sono presidente, riuscite a crederci?”.

Ma non è detto che sia un successo duraturo. Nelle prossime settimane la legge sarà discussa in senato e potrebbe essere modificata. L’opposizione alla riforma nel Partito repubblicano è ancora forte, soprattutto tra i parlamentari con posizioni più moderate e che vengono da stati che alle presidenziali di novembre hanno votato per Hillary Clinton.

Questi politici hanno paura di perdere consensi perché la riforma sanitaria di Trump è molto impopolare, e alcuni rischiano di perdere il loro seggio alle elezioni di metà mandato del 2018. Il 4 maggio la riforma è passata alla camera con soli quattro voti di margine, con venti repubblicani che hanno votato contro. Al senato i repubblicani hanno una maggioranza di soli due seggi. Una bocciatura del senato sarebbe una grave sconfitta per Trump e renderebbe ancora più complicato il suo rapporto con il partito.

Accordo provvisorio sul bilancio
Il 30 aprile i repubblicani e i democratici hanno raggiunto un accordo per finanziare il governo fino a settembre, evitando così lo shutdown, il blocco delle attività amministrative che sarebbe scattato la prossima settimana se il congresso non avesse trovato un accordo.

È la prima volta che i due partiti votano insieme da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca. Per questo l’intesa finale è frutto di un compromesso che probabilmente non soddisfa gli obiettivi del presidente.

Vengono aumentati i fondi per l’esercito e per le agenzie che controllano le frontiere (come proposto da Trump), ma non c’è nessun riferimento alla costruzione di un muro al confine con il Messico (uno dei cavalli di battaglia del presidente). Inoltre vengono stanziati nuovi fondi per gli istituti nazionali della sanità, un’agenzia che la Casa Bianca vorrebbe fortemente ridimensionare.

Sono stanziati anche milioni di dollari per rimborsare le forze dell’ordine che in questi mesi si sono occupate di proteggere Trump e la sua famiglia, soprattutto la polizia di New York, che spende molti soldi per sorvegliare la Trump tower di Manhattan, dove risiede la first lady Melania Trump.

Molti commentatori hanno fatto notare che i repubblicani, pur controllando la Casa Bianca e il congresso, non sono riusciti ad approvare da soli il budget; questo perché sono spaccati tra i conservatori radicali del Freedom caucus e l’establishment del partito, e perché l’amministrazione Trump non sembra preparata a negoziare con il congresso.

L’accordo sul budget è stato visto come una vittoria per i democratici, che pur essendo in minoranza sia alla camera sia al senato sono riusciti a disinnescare senza troppi sforzi alcune delle promesse più controverse di Trump.

Qualche giorno dopo l’accordo Trump ha postato due tweet in cui sostiene che a settembre “il paese avrà bisogno di un buono shutdown”, facendo apparentemente capire di voler usare un eventuale scontro sul blocco delle attività del governo come leva per cambiare la regola parlamentare secondo cui servono 60 voti al senato per far passare un provvedimento aggirando l’ostruzionismo dell’opposizione.

Proteste per il clima
Il 29 aprile decine di migliaia di persone hanno partecipato a una marcia da Capitol Hill alla Casa Bianca, a Washington, per contestare le politiche sul cambiamento climatico del presidente Donald Trump.

Il New York Times ha pubblicato un articolo in cui elenca i provvedimenti adottati finora da Trump e dal congresso per cancellare alcune misure volute da Barack Obama per combattere i cambiamenti climatici. Tra le più importanti c’è la decisione di approvare la costruzione degli oleodotti Dakota access pipeline e Keystone Xl.

Apertura alla Corea del Nord
Durante un’intervista Trump ha detto di essere disposto a incontrare il leader nordcoreano Kim Jong-un. È il primo segnale di distensione dopo settimane in cui i rapporti tra i due paesi sono diventati più tesi a causa dei test missilistici nordcoreani e delle minacce di interventi militare di Washington.

Ma è difficile che l’apertura di Trump modifichi più di tanto la situazione: il 2 maggio l’esercito statunitense ha annunciato che il Thaad, il sistema antimissile creato da Washington e Seoul per difendere la Corea del Sud da eventuali attacchi di Pyongyang, è già in parte operativo.

Il Thaad è contestato non solo dalla Corea del Nord ma anche dalla Cina: Pechino considera il sistema antimissile una minaccia per la stabilità della regione e ha perfino invitato, con successo, i cittadini a boicottare le aziende sudcoreane.

Al telefono con Putin
Trump ha parlato al telefono con il presidente russo Vladimir Putin. È il primo colloquio tra i due leader da quando gli Stati Uniti hanno bombardato una base del governo siriano, alleato di Mosca. Putin avrebbe chiesto a Trump di moderare i toni sulla Corea del Nord. I due leader non hanno fatto nessun passo avanti per trovare una soluzione al conflitto in Siria. Putin e Trump dovrebbero incontrarsi per la prima volta ad Amburgo in occasione del G20 di inizio luglio.

L’amico filippino
La scelta di Trump di invitare alla Casa Bianca il presidente filippino Rodrigo Duterte è stata molto criticata da politici, commentatori e attivisti per i diritti umani. Dopo essere arrivato al potere, dieci mesi fa, Duterte ha lanciato una guerra alla droga che ha portato alla morte di migliaia di persone. Secondo il portavoce di Duterte, Trump si sarebbe anche congratulato con il presidente filippino dicendogli che “sta facendo un grande lavoro considerando l’enormità della situazione nel paese”. La Casa Bianca non ha confermato questa frase.

Dopo la telefonata dei due leader si è ricominciato a parlare del potenziale conflitto d’interessi di Trump. A novembre è stata inaugurata la Trump tower di Manila, la capitale delle Filippine, un palazzo da 150 milioni di dollari e 57 appartamenti. Il costruttore è la Century city properties group, che è amministrata da Jose E.B. Antonio, e che è anche rappresentante del governo filippino negli Stati Uniti per questioni economiche. Pro Publica propone un articolo aggiornato di tutti i potenziali conflitti d’interesse di Trump.

Un aiuto alle organizzazioni religiose
Trump ha firmato un ordine esecutivo che indebolisce alcune limitazioni alle attività politiche delle chiese e delle organizzazioni di beneficenza. Attualmente le organizzazioni religiose che sostengono finanziariamente o si oppongono ai candidati in campagna elettorale rischiano di perdere il diritto alle esenzioni fiscali. In realtà questo provvedimento viene raramente applicato. In campagna elettorale Trump aveva criticato Obama per aver imposto restrizioni alle attività delle chiese in politica e aveva promesso di eliminare quelle norme, e questo gli aveva in parte permesso di guadagnare i voti della destra religiosa.