04 giugno 2020 13:38

Il 3 giugno in decine di città statunitensi migliaia di persone sono scese in piazza per il nono giorno consecutivo sfidando il coprifuoco. Nelle ultime 48 ore le proteste, cominciate a Minneapolis dopo l’omicidio di George Floyd, sono state per lo più pacifiche. Nei primi giorni in alcune città erano stati incendiati degli edifici e saccheggiati dei negozi. Ecco gli ultimi aggiornamenti:

  • Keith Ellison, il procuratore generale del Minnesota, ha annunciato tre nuove incriminazioni per l’omicidio di Floyd. Gli agenti di polizia Tou Thao, J. Alexander Kueng e Thomas Lane, erano sulla scena del crimine insieme a Derek Chauvin, il poliziotto che ha immobilizzato Floyd tenendogli il ginocchio premuto sul collo per otto minuti. Nei video girati dalle telecamere di sicurezza e dai passanti si vede che Thao, Kueng e Lane, oltre a non protestare contro Chauvin, lo aiutano a tenere fermo il sospettato. Sono accusati di aver contribuito all’omicidio di secondo grado (simile all’omicidio preterintenzionale presente nel nostro ordinamento).
  • Secondo l’Associated Press, gli arresti in tutto il paese da quando sono cominciate le proteste sono più di diecimila. Più di un quarto è avvenuto a Los Angeles. Le altre città dove la polizia ha fermato più persone sono Dallas, New York e Filadelfia. In molti casi si tratta di violazioni minori, come non aver rispettato il coprifuoco. Ma ci sono anche centinaia di persone arrestate per furto e saccheggio. Per quanto riguarda i cosiddetti “agitatori esterni” – estremisti di destra e di sinistra che secondo alcuni avrebbero cercato di sabotare le proteste – i dati sugli arresti non hanno dato conferme.
  • Il sindaco di Los Angeles, Eric Garcetti, ha annunciato che bloccherà un aumento delle risorse per il dipartimento di polizia che era già previsto. Una parte di quei soldi sarà usata per affrontare i problemi della comunità nera della città. La scelta di Garcetti dimostra che il dibattito sulla riforma della polizia è cambiato dopo la morte di Floyd. Dopo l’uccisione di Michael Brown a Ferguson, nell’estate del 2014, l’amministrazione Obama e le autorità locali lanciarono un piano di riforma che prevedeva di dare più fondi ai dipartimenti, in modo che potessero addestrare gli agenti – in particolare sui temi dei pregiudizi razziali – e comprare tecnologie che responsabilizzassero i poliziotti, come le telecamere sulle divise. Anche la città di Minneapolis aderì all’iniziativa. Ma gli omicidi commessi dalla polizia non sono diminuiti – e nemmeno l’impunità degli agenti – così attivisti e alcuni esperti si sono convinti che l’unico modo per riformare i dipartimenti sia tagliargli i fondi. Alcuni attivisti propongono di mettere i dipartimenti di polizia sotto il controllo delle comunità, creando organi elettivi che si occupino di supervisionare i bilanci, imporre sanzioni ai poliziotti che commettono abusi e approvare gli accordi sindacali.
  • Proprio a Ferguson il 3 giugno è stata eletta la prima sindaca nera della storia della città. Si chiama Ella Jones, ed era già stata eletta nel consiglio municipale.
  • Ralph Northam, il governatore della Virginia, ha intenzione di far rimuovere la statua di Robert E. Lee, comandante dell’esercito confederato durante la guerra civile (1861-1865), che si trova a Richmond, la capitale dello stato. Negli stati del sud che durante la guerra combatterono per preservare la schiavitù – come Alabama, Virginia, Georgia e Texas – il dibattito sulla rimozione dei simboli confederati va avanti da anni. Ma in Virginia è particolarmente acceso perché Richmond fu per tre anni la capitale della confederazione. Da quando sono cominciate le proteste per la morte di George Floyd le comunità afroamericane e gli attivisti di sinistra hanno preso di mira statue e monumenti. Qualche giorno fa a Birmingham, in Alabama, è stata rimosso un monumento navale confederato. Levar Stoney, sindaco afroamericano di Richmond, ha detto che proporrà la rimozione di tutti e quattro i monumenti confederati. Sia lui sia Northam sono stati eletti con il Partito democratico.
  • L’ex presidente Barack Obama in un intervento video ha sottolineato l’importanza storica delle attuali proteste.


  • James Mattis, che è stato il primo segretario della difesa dell’amministrazione Trump, ha criticato duramente il modo in cui il presidente sta gestendo le proteste per la morte di Floyd. “Da quando sono nato, Donald Trump è il primo presidente che non cerca di unire il popolo americano”. Lo stesso giorno anche Mark Esper, l’attuale segretario alla difesa, ha contraddetto le affermazioni del presidente sulla possibilità di far intervenire l’esercito.

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