James Proffit, 40 anni, in un centro di riabilitazione di Hamilton, in Ohio, il 3 aprile 2019. Proffit ha già avuto quattro overdose di Fentanyl, ma continua a farne uso. (Salwan Georges, The Washington Post via Getty Images)

Tra Washington e Pechino è in corso anche la guerra degli oppioidi

James Proffit, 40 anni, in un centro di riabilitazione di Hamilton, in Ohio, il 3 aprile 2019. Proffit ha già avuto quattro overdose di Fentanyl, ma continua a farne uso. (Salwan Georges, The Washington Post via Getty Images)
28 novembre 2019 10:16

Il 7 novembre la Cina ha emesso pesanti condanne nei confronti di nove trafficanti di farmaci che avevano venduto l’oppioide Fentanyl ad alcuni acquirenti statunitensi. In molti sono convinti che le sentenze siano una sorta di ramoscello d’ulivo offerto da Pechino a Washington nel contesto delle trattative per la guerra commerciale in corso.

Secondo le statistiche ufficiali, nel 2018 il Fentanyl, un oppioide sintetico che provoca una forte dipendenza e può risultare fino a cinquanta volte più potente dell’eroina, ha causato la morte per overdose di oltre 32mila persone negli Stati Uniti.

La Cina è stata indicata dalle autorità statunitensi come principale fornitore del farmaco illegale e dei suoi predecessori chimici. Il Fentanyl rappresenta un ulteriore elemento di contrasto sullo sfondo dello scontro commerciale tra le due potenze.

Commercio online
Washington ha invitato energicamente Pechino a combattere il commercio illegale del Fentanyl, in cui la Cina ha però negato di avere un coinvolgimento rilevante. In un tweet pubblicato il 23 agosto, il presidente Donald Trump ha accusato il suo collega cinese Xi Jinping di non fare abbastanza per ostacolare il flusso di oppioidi sintetici dalla Cina verso gli Stati Uniti.

Una serie di studi recenti dimostra che il commercio di questo genere di farmaci avviene spesso via internet. L’agenzia degli Stati Uniti per l’applicazione delle politiche sulle droghe (Dea) ha scoperto il ruolo della Cina nel 2015, individuando un commerciante cinese che si presentava con il nome di Li Li per vendere il Fentanyl attraverso annunci online e sui social network.

Secondo un’inchiesta del New York Times pubblicata il 16 ottobre, in Cina operano tra le 160mila e le 400mila aziende chimiche “in modo legale, illegale o ambiguo, una stima così ampia che oltre alle dimensioni enormi dell’industria riflette la carenza di informazioni”.

Le aziende cinesi non vendono solo il Fentanyl, ma anche una varietà di agenti chimici legali e prodotti parafarmaceutici. Di conseguenza non possono essere paragonate ai laboratori clandestini per la produzione dell’eroina o agli stabilimenti per la raffinazione della cocaina, spesso situati in aree remote e sorvegliati da milizie private.

Assunto a scopo ricreativo (spesso insieme all’eroina) il Fentanyl ha un fortissimo effetto sedativo e provoca allucinazioni

I farmaci cinesi sono spediti come prodotti parafarmaceutici o nascosti all’interno di spedizioni di prodotti chimici. Studi recenti mostrano che i farmaci illegali possono essere trasportati dai corrieri tradizionali. Questo significa che il servizio postale degli Stati Uniti, consegnando il Fentanyl prodotto in Cina direttamente nelle case, potrebbe essere la più grande rete mondiale di trasporto della droga.

Considerando le dimensioni e la complessità delle industrie chimiche e farmaceutiche cinesi, il cui profitto annuo è stimato nell’ordine dei cento milioni di dollari, non è facile per le autorità monitorare e prevenire il commercio illegale.

Non è ancora chiaro se le sentenze emesse il 7 novembre daranno nuovo slancio alla collaborazione tra i due paesi, rafforzando la fiducia reciproca nel negoziato in corso per risolvere la disputa commerciale.

In ogni caso il fatto che le autorità cinesi abbiano effettuato gli arresti basandosi su un’informazione comunicata nel 2017 dal dipartimento per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti dimostra un certo miglioramento nella cooperazione tra Washington e Pechino.

Tuttavia un alto ufficiale della commissione cinese per il controllo sui narcotici ha precisato che le sentenze non hanno alcun legame con la guerra commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti. Le autorità cinesi hanno ripetutamente negato che il loro paese sia il principale produttore del Fentanyl venduto sul mercato nero degli Stati Uniti e in arrivo anche attraverso la frontiera con il Messico.

Il Fentanyl è stato sintetizzato per la prima volta nel 1960 e approvato per uso medico negli Stati Uniti nel 1968. Attualmente è usato come anestetico durante le operazioni chirurgiche d’emergenza o per alleviare le sofferenze dei malati di cancro. Assunto a scopo ricreativo (spesso insieme all’eroina) ha un fortissimo effetto sedativo e provoca allucinazioni. Essendo sintetico è più facile da produrre rispetto all’eroina, che richiede la raffinazione del papavero da oppio in una polvere bianca. Inoltre è molto più economico rispetto all’eroina pura. Per questo oggi è la droga più popolare nelle comunità povere degli Stati Uniti, dove si registra la maggior parte dei casi di overdose.

Enorme giro d’affari
Il 1 maggio, probabilmente a causa delle pressioni arrivate da Washington, la Cina ha inserito il Fentanyl e le sostanze derivate in una lista di farmaci controllati, impegnandosi a vigilare con più attenzione. Ma al contempo Pechino ha ribadito che le sue aziende farmaceutiche non sono tra i principali produttori del Fentanyl venduto sul mercato nero statunitense.

Di recente Liu Yuejin, vicecommissario dell’agenzia per il controllo sui narcotici del ministero della pubblica sicurezza cinese, ha citato una statistica del governo statunitense secondo cui dei 537 chili complessivi di sostanze derivate dal Fentanyl sequestrati dalle autorità statunitensi tra l’ottobre 2018 e il marzo 2019, appena sei provenivano dalla Cina. La stessa statistica indica che gran parte della droga sequestrata proveniva dal confine meridionale degli Stati Uniti con il Messico. Inoltre Liu ha smentito le notizie secondo cui le aziende cinesi avrebbero l’abitudine di spedire il Fentanyl in Messico per nasconderne la reale origine.

pubblicità

Alla fine di agosto il ministro degli esteri cinese ha invitato gli Stati Uniti ad affrontare alla radice la crisi degli oppioidi rafforzando i propri meccanismi di sicurezza interni anziché accusare Pechino. Tra l’altro anche la Cina è vittima della vendita legale e illegale di oppioidi. Nel paese le droghe sintetiche stanno diventando più diffuse dell’oppio e dell’eroina.

Le autorità degli Stati Uniti insistono sulla tesi secondo cui il Fentanyl, oltre alle vendite online dirette ai consumatori statunitensi, sarebbe spedito dalla Cina in Messico e venduto ai cartelli della droga al prezzo di circa tremila dollari al chilo.

Secondo l’inchiesta del New York Times, nel mercato dello spaccio al dettaglio, cento chili di Fentanyl sotto forma di pillole hanno un valore di milioni se non addirittura miliardi di dollari.

Altre inchieste giornalistiche che citano le autorità statunitensi riferiscono che il Fentanyl cinese può essere acquistato sul mercato nero per seimila dollari al chilo. Una volta mischiato con l’eroina e ridotto in pastiglie, è spacciato in strada a un prezzo che può raggiungere 1,6 milioni di dollari al chilo.

Evidentemente si tratta di un affare enorme sia per i produttori cinesi sia per gli intermediari e i distributori.

Il concetto del triangolo d’oro
Secondo gli scettici le accuse di complicità rivolte alla Cina ricordano quelle avanzate dagli Stati Uniti negli anni sessanta, quando la Dea sosteneva che l’oppio fosse coltivato e raffinato in Cina per poi essere contrabbandato negli Stati Uniti.

Il primo funzionario statunitense a smentire quella teoria era stato Marshall Green, che nel luglio del 1971, da vicesegretario di stato, rilasciò un’intervista all’ormai chiuso settimanale di Hong Kong Far Eastern Economic Review sostenendo che il papavero da oppio fosse coltivato in un “triangolo d’oro” che si estendeva dalla Birmania nordorientale alla Thailandia del nord e al Laos nordoccidentale.

All’epoca Washington cercava di ottenere i favori di Pechino, e nello stesso mese in cui fu pubblicata l’intervista di Marshall arrivò l’annuncio che il presidente Richard Nixon avrebbe visitato la Cina nel mese di febbraio, avviando uno storico disgelo tra i due paesi.

L’espressione “triangolo d’oro” catturò l’immaginazione dell’opinione pubblica, e nel giro di pochi anni il Triangolo d’Oro (in maiuscolo) è diventato sinonimo di commercio illecito di oppio, condotto letteralmente a dorso di mulo.

Oggi la droga viaggia in modo diverso ed è venduta su internet, ma continua a rappresentare un flagello per la regione. In questo caso è innegabile che la Cina sia parte integrante del problema. Come accadeva in passato, le accuse relative al traffico di droga sono un’arma diplomatica, come dimostra il tentativo da parte di Trump di collegare l’epidemia di Fentanyl negli Stati Uniti alla guerra commerciale con la Cina.

pubblicità

Secondo una notizia diffusa il 7 novembre dall’emittente Cnbc, Trump sarebbe “molto preoccupato dal problema dell’abuso di droghe e non voleva sedersi al tavolo delle trattative senza che ci fosse un’intesa con i cinesi in merito a uno dei ‘sette peccati mortali’”.

Il presunto coinvolgimento “appassionato” di Trump nella lotta contro il traffico illecito può essere spiegato dal fatto che le comunità più colpite dal fenomeno, tra cui la cosiddetta Rust Belt nella regione del Midwest, si trovano in stati che saranno decisivi per le elezioni presidenziali del 2020.

Le condanne emesse il 7 novembre nei confronti di nove trafficanti cinesi potrebbero rappresentare un passo avanti nel negoziato per risolvere la guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina. Ma è evidente che sia necessario fare molto di più, su entrambe le sponde del Pacifico, per arginare un fenomeno che ogni anno provoca la morte di migliaia di cittadini statunitensi.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è stato pubblicato sul sito di Hong Kong Asia Times.

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

La stampa britannica dà le sue indicazioni di voto
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.