Il 7 gennaio 2026, in una giornata invernale insolitamente mite, a Minneapolis un agente dell’Immigration and customs enforcement (Ice, l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione) ha sparato a una donna colpendola al volto. I tanti occhi del nostro panopticon quotidiano hanno registrato l’evento da più angolazioni. Renee Nicole Good, 37 anni e madre di tre figli, aveva fermato il suo suv color granata in una strada innevata piena di agenti dell’Ice. Secondo i racconti dei testimoni e i video diffusi in rete, alcuni di quegli agenti, con il volto coperto, hanno gridato alla donna ordini contrastanti: sembra che almeno uno le abbia chiesto di uscire dal veicolo e abbia cercato di aprire la portiera, mentre un altro le ha detto di allontanarsi. Nei video si vede il suv muoversi lentamente mentre la donna cercava di fare manovra tra gli agenti che lo circondavano. A un certo punto Good ha fatto un gesto con la mano verso uno di loro, come per chiedergli di spostarsi. Poi ha fatto brevemente marcia indietro e ha provato a ripartire sterzando per allontanarsi lungo la strada. Un agente, forse urtato dal paraurti anteriore, ha reagito aprendo il fuoco contro il suv. Poi ha sparato ancora verso Good, che aveva già perso conoscenza, mentre il veicolo andava a schiantarsi contro un’auto parcheggiata.

A quel punto è scoppiato il caos. Un uomo che diceva di essere un medico è corso verso Good per prestare soccorso, ma un agente dell’Ice gli ha ordinato di allontanarsi. Quando sono arrivati gli operatori sanitari, a piedi quindici minuti dopo, hanno tirato fuori goffamente il corpo della donna dal sedile, lasciandosi alle spalle l’airbag sporco di sangue. La rabbia è esplosa immediatamente, con i testimoni che hanno cominciato a urlare insulti contro gli agenti. Un uomo gridava senza sosta: “Assassino! Assassino!”. In un video si sente una donna piangere vicino al suv mentre dice che Good è sua moglie, che il figlio di sei anni è a scuola e che la famiglia si è trasferita da poco in città e non conosce nessuno, quindi non sa chi chiamare per chiedere aiuto.

Personale raddoppiato

Il caos era giustificato perché è successo qualcosa di molto grave. Il piano di espulsioni del presidente Donald Trump ha superato un confine fondamentale: l’Ice ha ucciso una cittadina in territorio statunitense.

L’amministrazione Trump ha subito dichiarato che l’agente “è protetto dall’immunità assoluta”. Qualsiasi cosa significhi, è un segnale di sostegno incondizionato per un’agenzia che negli ultimi mesi è stata rinforzata con migliaia di nuove reclute pesantemente armate e poco addestrate, inviate ai quattro angoli del paese per realizzare l’obiettivo di Trump di espellere un milione di immigrati all’anno. Eventi come la morte di Good aumentano il rischio di nuovi scontri mortali e nuovi abusi, che di sicuro l’amministrazione giustificherebbe con lo stesso pretesto. Oggi sappiamo qualcosa che fino a qualche giorno fa non era ancora così chiaro: gli agenti dell’Ice sono in guerra contro la popolazione e lo sono già da tempo.

L’omicidio di Good è il culmine di mesi di tensioni crescenti tra il dipartimento per la sicurezza nazionale (Dhs) e le comunità locali, ripetutamente prese di mira dalle squadre che perquisiscono e prelevano con la forza i residenti per espellerli. Dopo aver più che raddoppiato il personale dell’Ice nel giro di pochi mesi, il Dhs sta cercando di convincere l’opinione pubblica che gli agenti “rischiano la vita per liberare il paese dai peggiori tra i peggiori”. A posteriori, queste parole suonano come una minaccia, una scusa preventiva per mettere in atto una violenza senza limiti.

Secondo il quotidiano Minnesota Star Tribune, l’agente che ha sparato si chiama Jonathan Ross, lavora nell’agenzia da dieci anni e fa parte dello Special response team, un’unità addestrata per operazioni ad alto rischio. L’amministrazione Trump ha subito detto che Ross ha agito per legittima difesa. Il 7 gennaio, dopo che sono stati pubblicati online i filmati che mostravano la dinamica degli eventi, il presidente ha risposto con il tipico ribaltamento dei fatti: “Quella donna lo ha investito”. Le immagini mostrano chiaramente che Ross è rimasto in piedi dopo essere stato colpito dal paraurti.

In una conferenza stampa Kristi Noem, la segretaria per la sicurezza nazionale, ha dichiarato che Good è stata uccisa perché aveva “perseguitato e ostacolato” gli agenti dell’Ice per tutta la giornata. Noem ha sostenuto che la donna avesse tentato di “usare il suo veicolo come un’arma” in un atto di “terrorismo interno”. L’8 gennaio Karoline Leavitt, la portavoce della Casa Bianca, ha dato una versione ufficiale ancora meno credibile. Leavitt ha detto che Good faceva parte “di un movimento di sinistra più vasto e temibile che si è diffuso in tutto il paese, dove i valorosi rappresentanti delle forze dell’ordine federali subiscono attacchi organizzati”. Secondo questa teoria, Ross era il bersaglio di un pericoloso complotto e ha sparato per legittima difesa.

Da sapere
Sondaggio sull’immigrazione condotto tra il 6 e il 16 ottobre 2025, percentuale delle risposte.

Logica letale

L’unico momento in cui l’amministrazione Trump si è si è avvicinata a riconoscere un errore è arrivato quando il vicepresidente JD Vance ha detto ai giornalisti che diversi mesi prima Ross era stato coinvolto in un incidente stradale in cui era stato trascinato per cento metri e aveva avuto bisogno di molti punti di sutura. “Quindi potete immaginare che essere investito non gli abbia fatto un bell’effetto”, ha aggiunto Vance.

Queste parole sembrano sottintendere che Ross abbia avuto una reazione esagerata ed emotiva per un trauma del passato. Ma Vance ha cambiato tono immediatamente, dichiarando che gli Stati Uniti hanno “un debito di gratitudine” nei confronti di Ross. In sostanza, anche ammattendo che l’agente abbia commesso un errore, la Casa Bianca approva comunque i comportamenti che hanno portato alla morte di Good.

Nel frattempo le strade di Minneapolis sono state invase da migliaia di manifestanti. Gli agenti dell’Ice hanno reagito arrestandone alcuni, spingendo a terra altri e spruzzando spray urticante contro altri ancora.

Questi incidenti hanno innescato mobilitazioni in tutto il paese, al grido di “Vergogna” e “Assassini”, tamburi, fischietti e cartelli che affermano una verità ormai indiscutibile: l’Ice uccide.

Quando la sera dell’8 gennaio il Dhs ha diffuso un comunicato in cui confermava che gli agenti della polizia di frontiera avevano sparato contro due persone dura un controllo stradale a Portland, in Oregon, la notizia è sembrata tristemente inevitabile. Nel testo pubblicato su X dal dipartimento si legge che “nel momento in cui gli agenti si sono identificati agli occupanti del veicolo, l’autista ha deciso di usare l’auto come un’arma e ha cercato di investire i rappresentanti delle forze dell’ordine”. Non c’è nulla che sembra poter fermare questa logica, ed è lecito aspettarsi di sentire giustificazioni simili ancora e ancora. Fino a quando, forse, arriverà il momento in cui l’amministrazione non si preoccuperà più nemmeno di dare una spiegazione. ◆ as

Ultime notizie
Impunità di stato

“Se gli uffici di controllo del dipartimento per la sicurezza nazionale (Dhs) funzionassero come prima del ritorno di Donald Trump alla presidenza, la morte di Renee Nicole Good avrebbe fatto scattare un’indagine sulle politiche, la formazione e le responsabilità dell’Immigration and customs enforcement (Ice)”, scrive Caitlin Dickerson sull’Atlantic. “Ma oggi gli organismi creati dal congresso per vigilare sugli abusi delle forze dell’ordine sono paralizzati o sono stati smantellati. Secondo alcuni ex funzionari, l’attività di controllo è ormai minima”.

Il ridimensionamento della supervisione è parte di una strategia più ampia dell’amministrazione Trump, che ha indebolito gli strumenti di trasparenza in tutta la pubblica amministrazione, licenziato molti ispettori generali (i funzionari che controllano l’operato delle agenzie governative), e concesso all’Ice finanziamenti senza precedenti senza nessun tipo di supervisione. Allo stesso tempo, il governo ha imposto obiettivi sulle espulsioni sempre più ambiziosi (Trump vorrebbe cacciare dal paese un milione di persone all’anno), che aumentano la pressione sugli agenti sul campo e favoriscono comportamenti aggressivi e scorciatoie operative.

La retorica ufficiale, sempre più militarizzata, trasmette agli agenti il messaggio che tutto è permesso pur di raggiungere i numeri richiesti. Dall’insediamento di Trump gli agenti dell’immigrazione hanno sparato ad almeno undici persone, senza che nessuno sia stato sanzionato. Il governo federale ha inoltre bloccato qualsiasi indagine autonoma delle autorità giudiziarie e di polizia di Minneapolis, sostenendo che il caso è di competenza federale.

“Il governo statale del Minnesota ha fatto causa a quello di Washington sostenendo che il dispiegamento in città di circa duemila agenti federali nelle operazioni contro gli immigrati è incostituzionale e va ridotto”, scrive l’Associated Press. ◆


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