Le operazioni di soccorso sul luogo in cui sono stati trovati i resti dell’aereo delle Ukrainian International Airlines abbattuto a Teheran, poco dopo il decollo, l’8 gennaio 2020. (Fatemeh Bahrami, Anadolu Agency/Getty Images)

Abbattere un aereo civile è il frutto di politiche paranoiche

Le operazioni di soccorso sul luogo in cui sono stati trovati i resti dell’aereo delle Ukrainian International Airlines abbattuto a Teheran, poco dopo il decollo, l’8 gennaio 2020. (Fatemeh Bahrami, Anadolu Agency/Getty Images)
15 gennaio 2020 12:39

Negli ultimi decenni un’importante causa di morte per i passeggeri di un aereo è stato l’abbattimento del velivolo da parte di qualche esercito. Naturalmente non è la prima causa di morte: gli incidenti sono responsabili del 90 per cento delle vittime civili, e buona parte del restante 10 per cento è causato da attentati terroristici e dirottamenti. Ma resta il fatto che un buon 2,5 per cento dei decessi è dovuto a militari dal grilletto facile.

Nella storia dell’aviazione 1.379 passeggeri di aerolinee commerciali sono morti perché i velivoli su cui viaggiavano sono stati abbattuti perché erano fuori rotta o semplicemente non sono stati identificati, su un totale di 57.767 decessi in tutti “i grandi incidenti”, ovvero quelli con più di 50 vittime.

Il primo caso è stato quello di un aereo della compagnia El Al, abbattuto mentre si trovava nello spazio aereo bulgaro nel 1955. Il secondo quello di un aereo libico distrutto da Israele sopra la penisola del Sinai, nel 1973.

L’episodio più misterioso è quello di Ustica del 1980, quando la distruzione di un aereo di linea italiano nei pressi dell’isola tirrenica ha provocato la morte di tutti gli ottanta passeggeri. Dopo il recupero di gran parte dei resti del velivolo dal fondale marino, un’inchiesta del 1994 ha stabilito che la tragedia era stata causata da un atto terroristico, con una bomba piazzata nel gabinetto posteriore.

Tuttavia diverse indagini giudiziarie e parlamentari hanno suggerito che l’aereo, in realtà, sia stato abbattuto per errore durante un’operazione della Nato per colpire un aereo che trasportava un importante leader libico, forse lo stesso Gheddafi, ed era scortato da un caccia dell’esercito libico. Non esistono prove certe a sostegno di questa tesi, ma resta il fatto che tre settimane dopo il disastro, i resti di un MiG-23 libico e del suo pilota sono stati ritrovati in Calabria.

L’ultimo episodio in cui sono stati coinvolti caccia militari è stato quello di un jumbo della Korean Air Lines, colpito da un caccia sovietico nel 1983. In quel caso tutti i 269 passeggeri e l’equipaggio persero la vita.

Errore ingiustificabile
Da allora tutte le vittime sono state provocate da missili terra-aria, senza un’identificazione visiva del velivolo abbattuto. Il primo caso si è verificato nel 1988, quando la nave della marina statunitense Vincennes, che operava illegalmente nelle acque territoriali iraniane, ha centrato un velivolo della Iran Air diretto a Dubai con 290 passeggeri, nella convinzione errata che fosse un caccia. Non ci sono stati sopravvissuti.

Nel 2001, durante un’esercitazione militare, i missili delle forze aree ucraine hanno abbattuto un aereo della Siberia Airlines sul mar Nero, uccidendo 74 persone. Nel 2014 i ribelli dell’Ucraina orientale, sostenuti dai russi, hanno distrutto un velivolo della Malaysian Airlines uccidendo l’equipaggio e tutti i 298 passeggeri.

L’ultimo episodio è quello dello scorso 8 gennaio, costato la vita a 176 persone, in gran parte cittadini canadesi o residenti in Canada. L’aereo su cui viaggiavano è stato abbattuto a Teheran, poco dopo il decollo, da un giovane tecnico della guardia rivoluzionaria iraniana convinto che si trattasse di un drone statunitense. Quanto meno, in questo caso, il comandante del ragazzo si è assunto la responsabilità del disastro – “vorrei essere morto” – ma il governo iraniano ha comunque mentito sull’incidente per tre giorni.

Apparentemente si è trattato di un errore umano, ma dietro questo errore si nascondono la politica della paranoia e i tempi stretti

Dal punto di vista tecnico questo genere di errore è ingiustificabile, perché per scongiurarlo non c’è bisogno di tecnologia militare d’avanguardia. Basta un’applicazione svedese scaricabile gratuitamente, Flight Radar 24, che trasmette in tempo reale i dati relativi ai voli civili nello spazio aereo circostante. Apparentemente si è trattato di un errore umano, ma dietro questo errore si nascondono la politica della paranoia e i tempi stretti.

Sui tempi non c’è molto da fare. A volte l’ipotesi di una presenza aerea “ostile” sul radar impone di prendere decisioni nel giro di pochi secondi. La paranoia, in linea di principio, potrebbe essere più semplice da affrontare, ma all’atto pratico è altrettanto inevitabile: tutti gli abbattimenti si verificano in paesi in cui è in atto un qualche tipo di conflitto militare acuto.

Il punto, in fondo, è proprio questo: gli abbattimenti sono un fenomeno fondamentalmente politico, non un prodotto di un malfunzionamento o di un semplice errore umano. Viviamo in un mondo molto più pacificato rispetto a quello dei nostri avi, ma le nostre tradizioni culturali più profonde restano tribali. Quando esplode un conflitto ci trasformiamo immediatamente in guerriglieri.

Oggi non potremmo immaginare l’abbattimento di un aereo civile sopra i cieli del Canada, per fare un esempio. Eppure durante la guerra fredda il Canada aveva sistemi di missili terra-aria progettati per abbattere i bombardieri sovietici, e questi sistemi avrebbero potuto tranquillamente commettere lo stesso errore che la settimana scorsa ha causato la morte dei passeggeri canadesi sul cielo di Teheran. Nessuno è invulnerabile, e nessuno è immune alla paranoia.

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Ma ci sono anche motivi per non disperare. La stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive in paesi dove il rischio di guerra è basso o del tutto assente. Oggi le città non sono più circondate da missili anti-aerei. Abbiamo fatto molta strada dei tempi in cui ogni comunità umana viveva nel terrore costante di tutti i suoi vicini.

La nostra capacità di convivere continua a migliorare. Il secolo scorso è stato teatro delle guerre più devastanti della storia, in un certo senso inevitabili considerando la crescita di tecnologia, ricchezza e popolazione, ma è stato anche il primo secolo in cui le persone hanno smesso di considerare la guerra un’attività naturale, onorevole e potenzialmente redditizia. Negli ultimi decenni, inoltre, il numero di guerre si è ridotto drasticamente.

È sempre possibile che si verifichi un ritorno alle armi, soprattutto se la crisi climatica dovesse travolgerci. Ma finora la tendenza è promettente. Anche se la popolazione mondiale è più che raddoppiata negli ultimi cinquant’anni, il numero di persone uccise in guerra è un decimo rispetto ai cinquant’anni precedenti.

Di contro, oggi gli aerei sono molto più grandi rispetto al passato, e in un qualsiasi momento della giornata ci sono più di un milione di persone in volo. Di conseguenza ci sono molte più vittime. Dire alle persone che le cose vanno meglio proprio quando sono state appena colpite da un lutto non porta grande consolazione. Ma è così, per quello che vale. Le cose vanno meglio.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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