10 settembre 2021 12:26

Questo articolo è stato pubblicato il 21 settembre 2001 nel numero 404 di Internazionale.

Domenica 9 settembre 2001

Il comandante Ahmed Massud, capo dell’opposizione afgana al regime dei taliban, è vittima di un attentato. Due falsi giornalisti, che avevano fatto credere di essere inviati di un’agenzia di stampa con sede a Londra, fanno esplodere la loro videocamera durante un’intervista con il “Leone del Panshir”. Secondo le prime informazioni Massud è ferito alle gambe; altre fonti parlano di ferite alla testa e definiscono gravissime le condizioni del comandante.

Lunedì 10 settembre

I taliban smentiscono ogni implicazione nell’attentato suicida contro Massud e lanciano una violenta offensiva contro le forze dell’opposizione.

Martedì 11 settembre, ore 7.59

Un Boeing 767 della compagnia aerea statunitense American Airlines, volo AA11, decolla dall’aeroporto di Boston diretto a Los Angeles. Il comandante è John Ogonowski. Insieme a lui ci sono un equipaggio di dieci membri e 81 passeggeri. Le condizioni di volo, dichiara la torre di controllo di Boston, sono ideali.

Ore 8.01

Il volo 93 della compagnia aerea United Airlines decolla da Newark, New Jersey – uno degli aeroporti di New York – diretto a San Francisco. A bordo ci sono 45 persone, soprattutto uomini d’affari.

Ore 8.10

Il volo 77 dell’American Airlines, che collega Washington a Los Angeles, decolla dall’aeroporto di Dulles con a bordo 64 persone.

Ore 8.14

Il volo 175 della compagnia United Airlines, che collega Boston a Los Angeles, decolla regolarmente. A bordo ci sono 65 persone. Il Boston Herald racconterà in seguito che tra di loro c’erano due fratelli con passaporto degli Emirati Arabi Uniti.

Ore 8.15

Il volo AA11 modifica bruscamente la sua rotta: piega prima verso il nord di Boston poi verso sud in direzione Manhattan. La torre di controllo di Boston capisce che l’aereo non è più controllato dall’equipaggio. I terroristi, dopo aver pugnalato alcuni membri dell’equipaggio, irrompono nella cabina di comando e prendono il controllo del volo. “Non fate sciocchezze. Non vi faremo del male. Abbiamo molti aerei”, sono le ultime parole captate dalla torre di controllo. Poi il contatto è interrotto. Il volo si dirige verso New York: la torre nord del World Trade Center è sulla sua traiettoria.

Ore 8.47

Anche il volo Boston-Los Angeles della United Airlines viene dirottato. Dopo aver sorvolato il New Jersey, l’aereo vira bruscamente a sud e si dirige verso la torre sud del World Trade Center.

Ore 8.48

Il volo AA11 si schianta sulla torre nord del World Trade Center di New York, a 540 chilometri all’ora. I piani alti della torre, dove si trova anche il ristorante Windows on the World, vengono avvolti dal fumo. Scoppia un incendio, l’intero edificio trema, ma sono pochi a rendersi conto di quel che è successo. Un minuto dopo l’impatto la Cnn comincia le sue trasmissioni in diretta da Manhattan.

Ore 9.03

Mentre le televisioni di tutto il mondo cominciano a mandare in diretta le immagini del primo incendio, un secondo aereo si schianta contro la torre sud del World Trade Center. Decine di persone si lanciano dai piani alti delle torri in preda al panico. Le squadre di pompieri entrano nei due edifici per mettere in salvo i sopravvissuti. Le borse di tutto il mondo sono le prime a reagire: quella di New York che ha sede a poca distanza dalle torri gemelle non aprirà affatto.

Ore 9.31

Da Sarasota, in Florida, dove si trova in visita a una scuola, il presidente statunitense George W. Bush appare in televisione. “Viviamo oggi una tragedia nazionale”, dichiara. “Due aerei si sono schiantati sul World Trade Center. È probabile che si tratti di un attacco terroristico contro il nostro paese”.

Ore 9.45

Panico a Washington. Il volo 77 dell’American Airlines si abbatte sul Pentagono, sull’ala ovest dell’edificio nella quale lavorano più di 23mila persone. Prima dello schianto la commentatrice della Cnn Barbara Olson, che è tra i passeggeri, avverte con il telefonino il marito, consigliere alla Casa Bianca, del dirottamento in corso. Il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, viene trasferito in un bunker sotterraneo. Subito dopo vengono evacuate la Casa Bianca, il Senato e la Camera dei Rappresentanti.

Ore 9.49

Sospensione immediata di tutti i voli commerciali negli Stati Uniti, per la prima volta nella storia del paese. I voli internazionali diretti negli Stati Uniti sono deviati verso il Canada. Evacuati gli aeroporti di Los Angeles e San Francisco.

Ore 9.55

La torre sud del World Trade Center crolla, travolgendo le migliaia di persone che si trovano ancora all’interno.

Il volo 93 della United Airlines diretto a San Francisco si schianta nella campagna della Pennsylvania. Secondo alcune testimonianze giunte dall’aereo tramite telefoni cellulari, alcuni passeggeri hanno impedito ai tre dirottatori di dirigere il volo contro un altro obiettivo, forse la Casa Bianca.

Ore 10.29

Crolla anche la torre nord. Il World Trade Center, due grattacieli di 110 piani alti 420 metri, scompare dal panorama di Manhattan. I palazzi vicini sono in pericolo: due crolleranno poche ore dopo; altri vengono evacuati e potrebbero cedere da un momento all’altro.

Ore 11.00

Rudolph Giuliani, sindaco di New York, dà ordine di evacuare la parte sud di Manhattan. Non si fanno ancora stime dei morti ma la televisione ricorda che almeno 50mila persone ogni giorno andavano a lavorare nelle torri. Si organizzano i primi soccorsi, si formano lunghe file di volontari che donano il sangue per i feriti. I negozi di alimentari sono presi d’assalto. Scuole, musei, negozi vengono chiusi.

Ore 13.30

L’Air Force One, l’aereo presidenziale con George W. Bush a bordo, non fa ritorno a Washington ma, seguendo i piani di massima allerta, continua a volare per non essere bersaglio dei terroristi.

Dall’estero arrivano messaggi di solidarietà a Washington. I primi a mobilitarsi sono i governi europei, il presidente russo Vladimir Putin e il segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan. Il governo cubano offre aiuti medici e umanitari, come il governo cinese e tutti i paesi arabi a eccezione dell’Iraq. Il premier israeliano Ariel Sharon chiude le frontiere con Egitto e Cisgiordania. Il leader palestinese Yasser Arafat definisce gli attentati “un crimine contro l’umanità”. Alla notizia degli attentati, scene di giubilo nei Territori occupati palestinesi e in varie parti del mondo islamico.

Ore 20.33

Il presidente torna a Washington e dalla Casa Bianca annuncia agli statunitensi: “Faremo giustizia, senza distinzioni tra i terroristi e coloro che li proteggono”.

Mercoledì 12 settembre, ore 8.00 (ora di Tokyo)

A causa del fuso orario, la Banca centrale del Giappone è la prima a mettere in pratica la strategia finanziaria concordata dai grandi istituti finanziari del pianeta. Per impedire il crollo dei mercati Tokyo immette circa duemila miliardi di yen (18 miliardi di euro), frenando la caduta dell’indice Nikkei. In Europa, la Bce fa lo stesso con 69 miliardi di euro, in attesa di un ulteriore apporto di 50 miliardi di dollari promesso dal presidente della Federal Reserve statunitense, Alan Greenspan.

Gli attentatori hanno un nome. Viene pubblicata la foto di uno dei presunti terroristi identificati dall’Fbi: è Mohammed Atta, 33 anni, che avrebbe preso il brevetto di volo in Florida. Settemila agenti federali sono coinvolti nelle indagini. Primi arresti in Florida e ad Amburgo, in Germania. Si cercano i fiancheggiatori dei dirottatori. Primi episodi di rabbia antiislamica negli Stati Uniti: un negozio di alimentari gestito da un pachistano a Long Island viene incendiato; dei sikh vengono picchiati a Manhattan; a Chicago centinaia di persone manifestano contro una moschea; in sua difesa l’aggressore di una donna pachistana dichiara: “L’ho fatto per il mio paese”.

Ore 12.30

Il presidente Bush definisce gli attacchi a Washington e New York “atti di guerra”. Il segretario di Stato Colin Powell chiede “una risposta coordinata e completa da parte della società occidentale”. La Nato annuncia l’applicazione dell’articolo 5 del Trattato dell’Alleanza, secondo cui un attacco contro uno dei suoi membri è considerato come un attacco contro tutti i paesi dell’alleanza.

Giovedì 13 settembre

Quasi tutti gli occidentali vengono evacuati da Kabul. La capitale dell’Afghanistan è uno degli obiettivi più probabili della reazione statunitense: durante una conferenza stampa, Colin Powell indica per la prima volta bin Laden come il principale sospettato. Il capo supremo dei taliban, Mollah Omar, respinge ogni accusa di coinvolgimento e tenta di discolpare bin Laden.

ore 12.00

Riapre il traffico aereo negli Stati Uniti.

Ore 16.30

Due uomini e una donna, imbarcati su un volo dell’American Airlines in attesa di decollare dall’aeroporto Kennedy di New York, vengono fermati. Altri arresti all’aeroporto di Los Angeles. Uno dei fermati, in possesso di un brevetto di volo, ha un biglietto aereo valido per l’11 settembre, il giorno degli attentati. Il volo era stato annullato all’ultimo momento. Altre persone vengono fermate all’aeroporto La Guardia di New York.

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Ore 19.30

Primo bilancio delle vittime al Pentagono: 190 dispersi, contro gli 800 che erano stati annunciati in un primo momento. Il vicepresidente Dick Cheney viene trasferito per precauzione a Camp David. Tutte le manifestazioni culturali e sportive nel paese vengono sospese. Recuperate le scatole nere del volo precipitato in Pennsylvania e di quello che ha colpito il Pentagono.

Venerdì 14 settembre

Giornata nazionale “di lutto e di preghiera” negli Stati Uniti. I vertici politici del paese (presenti gli ex presidenti Bush senior, Clinton, Carter e Ford) si riuniscono nella cattedrale di Washington per la messa in onore dei caduti. In Europa tre minuti di silenzio per ricordare le vittime degli attentati.

Ore 15.00

Il Congresso approva lo stanziamento di 40 miliardi di dollari per aiuti d’urgenza alle zone colpite: la metà dei fondi sarà impiegata a New York. All’unanimità i senatori adottano una risoluzione che autorizza il presidente Bush a “usare la forza necessaria e appropriata”. Cinquantamila riservisti delle forze armate potrebbero essere richiamati (durante la Guerra del Golfo nel 1991 ne vennero richiamati 265mila). Riaprono i tre aeroporti di New York.

Ore 16.00

George W. Bush arriva tra i soccorritori che scavano al World Trade Center, tre giorni dopo gli attentati. In una conferenza stampa Colin Powell minaccia il governo di Kabul: “Non potete separare le vostre attività da quelle dei criminali che ospitate”.

Intanto, cinque giorni dopo l’attentato, si diffonde la notizia della morte di Ahmed Shah Massud: l’annuncio viene dato dai portavoce dell’opposizione afgana.

Questo articolo è stato pubblicato il 21 settembre 2001 nel numero 404 di Internazionale. Era apparso su Le Monde.