24 novembre 2020 15:52

I discutibili tweet di Donald Trump hanno fatto scuola. Hanno ispirato meme e slogan, e alcuni sono così ingegnosamente vacui da poter essere addirittura definiti poesia: “I migliori taco bowl sono quelli che si mangiano alla Trump tower. Adoro gli ispanici!”, ha scritto il presidente uscente in un tweet del 2016, in occasione del Cinco de mayo, festività celebrata dagli statunitensi di origine messicana.

Altri suoi post erano più inquietanti. Come quella volta in cui ha dichiarato che i suoi tweet potevano essere considerati degli avvertimenti di una risposta militare contro l’Iran. O quella volta in cui si è unito alle folli speculazioni secondo le quali i Clinton avrebbero ordinato l’omicidio del banchiere Jeffrey Epstein, morto nella sua cella nel 2019. Trump ha rilanciato su Twitter le tesi false sul luogo di nascita dell’ex presidente Barack Obama per tutta la sua presidenza e anche molto prima. Nell’estate del 2020, quando sono scoppiate le proteste antirazziste in tutto il paese, ha scritto: “Quando cominciano i saccheggi, si comincia a sparare”. Il “peggior tweet di sempre” di Trump, secondo un opinionista del Washington Post, è stato quello postato mentre stava lasciando l’ospedale militare nazionale Walter Reed, dove era stato curato per il covid-19, a ottobre: “Non abbiate paura del Covid. Non lasciate che domini le vostre vite”.

Il 12 novembre ha superato se stesso con una serie di affermazioni infondate sulle elezioni presidenziali, vinte da Joe Biden. “HO VINTO QUESTE ELEZIONI, E DI MOLTO!”, ha twittato meno di un’ora dopo che tutti i principali mezzi d’informazione avevano proclamato la vittoria del suo avversario. “VINCEREMO!”, ha twittato quattro giorni dopo, imperterrito.

In tutto questo tempo, Twitter non ha mai espulso Trump. Non lo ha neanche sospeso. Al contrario, l’azienda ha trasformato la sua riluttanza a prendere provvedimenti contro Trump in un nuova politica per i “leader, candidati e funzionari pubblici mondiali”. Incitamento alla violenza, discorsi d’odio e aggressioni verbali sono tutti comportamenti che porterebbero all’espulsione dei normali utenti di Twitter. Ma questi comportamenti sono stati considerati accettabili se provenivano da Trump e da altri politici. “Ci vorrebbe qualcosa di veramente deplorevole per portare al blocco del suo account, e dubito fortemente che Trump sia così stupido”, ha detto un dipendente di Twitter, in forma anonima, al sito d’informazione tecnologica The Verge nel 2017 (esistono però alcune regole che anche Trump deve rispettare: tra i comportamenti non ammessi ci sono la promozione del terrorismo e la condivisione del revenge porn).

Quest’anno, per la prima volta, Twitter ha cominciato a intervenire sui contenuti postati del presidente. In primavera, quando Trump ha diffuso informazioni false sul covid-19, l’azienda ha introdotto dei messaggi per accompagnare i suoi tweet e mettere in guardia gli utenti (ha anche brevemente sospeso il figlio, Donald Trump junior, per aver condiviso un filmato in cui si dice che l’idrossiclorochina può curare il covid-19). Per tutta l’estate e tutto l’autunno i tweet del presidente uscente sul voto postale e sulle truffe elettorali sono stati accompagnati da note e link esterni verso le informazioni veritiere.

Tra meno di due mesi, quando non sarà più presidente, Trump perderà questa protezione e in teoria potrebbe ricevere il trattamento riservato a chiunque altro. “La politica riservata ai leader mondiali si applica ai politici in carica e ai candidati, non ai cittadini privati”, ha confermato un portavoce di Twitter. L’azienda ha passato tutto lo scorso anno a verificare le affermazioni del presidente, alimentando i processi che portano alla nascita delle teorie del complotto, ed etichettando le informazioni false per quello che sono. Ma non ha ancora fatto ricorso a tutte le sue risorse. E ora l’azienda è in un vicolo cieco: l’espulsione di Trump sarebbe interpretata come un atto politico aggressivo da buona parte dei politici e degli elettori di destra. Potrebbe portare lui e i suoi sostenitori su altre, e più isolate, piattaforme online, dove menzogne e allucinazioni collettive potrebbero diffondersi in maniera più indisturbata. Ma sarebbe ipocrita permettergli di diffondere informazioni false e pericolose. E, molto probabilmente, danneggerebbe l’immagine dell’azienda. Cosa succederà, quindi?

Trump e i suoi sostenitori potrebbero spostarsi su altri social network, dove menzogne e allucinazioni collettive potrebbero diffondersi indisturbate

Per farsi un’idea si può guardare al modo in cui l’azienda ha gestito casi simili in passato. Negli scorsi anni Twitter è stata estremamente riluttante e piuttosto vaga quando si è trattato di espellere persone famose. Soprattutto quando un provvedimento del genere avrebbe potuto prestare il fianco alle accuse della destra, che sostiene di essere censurata dalle grandi aziende tecnologiche. Quando Twitter doveva valutare se espellere Alex Jones, conduttore radiofonico di estrema destra che ha rilanciato molte notizie false, l’amministratore delegato Jack Dorsey ha detto che l’azienda doveva applicare a Jones gli “stessi standard” validi per gli altri account, resistendo all’idea d’“intraprendere azioni puntuali che ci farebbero sentire bene nel breve periodo, ma che getterebbero benzina sul fuoco di nuove teorie del complotto”. Alla fine l’azienda ha espulso Jones per “comportamento offensivo”, senza dare ulteriori dettagli.

Ho chiesto ad alcuni alleati di Trump se temono che Trump venga espulso. Mi ha risposto solo Mike Cernovich, commentatore di estrema destra. “Certo che sì”, ha risposto, aggiungendo che l’azienda non vede l’ora di farlo. Gli esperti con cui ho parlato erano molto meno sicuri. “Credo che sia una possibilità”, mi ha detto James Grimmelmann, professore di diritto alla Cornell university. “Twitter ha sempre detto che Trump è potuto rimanere sulla sua piattaforma in virtù delle eccezioni riservate a leader e figure politiche”. Ma poi Grimmelmann ha aggiunto che l’azienda potrebbe semplicemente continuare ad aggiungere delle avvertenze alle affermazioni false, oppure cominciare a rimuovere singoli tweet (la Casa Bianca non ha risposto alle richieste di commento).

Mi ero convinta che Trump non sarebbe mai stato espulso da Twitter, soprattutto perché molti dei suoi post erano oltraggiosi proprio in virtù del suo essere presidente. Non si può essere messi al bando per aver definito qualcuno uno “stupido idiota” o una persona “falsa”. È raro anche che l’azienda prenda provvedimenti severi per punire commenti razzisti, sessisti o discriminatori, a meno che non contengano insulti espliciti. E non è neanche facile essere banditi per aver indirettamente chiesto di colpire una persona: se si seguisse questo criterio, molte pop star sarebbero fuori da Twitter da tempo.

Buona parte del comportamento quotidiano di Trump è inopportuno ma non sanzionabile, e i suoi tweet più offensivi sono irritanti perché chiamano in causa il potere presidenziale, con riferimenti alla corsa agli armamenti nucleari o suggerendo che l’esercito avrebbe potuto reprimere le proteste con la forza. Questo potere cesserà di esistere il 20 gennaio del 2021. Ma Grimmelmann, come altri esperti con cui ho parlato, ritene che Trump avrebbe potuto essere punito per aver violato le regole sull’incitamento alla violenza.

Questione di tempo
Brian L. Ott, docente di comunicazione alla Missouri state university e coautore del libro The Twitter presidency, è d’accordo. “Non credo ci siano dubbi in proposito”, ha detto. “Ha dimostrato ripetutamente la volontà di legittimare e alimentare la violenza politica”. Lo farà ancora, secondo Ott, e alla fine verrà cacciato dal suo social network preferito. È solo una questione di tempo.

Persino i più strenui difensori della libertà di parola pensano che gli inviti alla violenza dovrebbero causare l’allontanamento di Trump da Twitter. “Ha sicuramente rimesso in questione molte idee radicate su come trattare le affermazioni del presidente”, sostiene Katie Fallow, avvocato del Knight first amendment institute, che ha fatto causa nel 2017 a Trump, vincendola, per aver bloccato alcuni cittadini statunitensi su Twitter. Fallow è d’accordo sul fatto che l’incitamento alla violenza o una frase minacciosa siano il tipo di violazione per cui Twitter potrebbe sentirsi legittimata a espellere Trump. Bisogna ricordare che parliamo di un’azienda, non di un ente statale, quindi non è obbligata a rispettare il primo emendamento della costituzione statunitense, che sancisce la libertà di espressione. Ma l’azienda potrebbe usare il primo emendamento come guida in un caso delicato, e le affermazioni che causano violenza in maniera diretta e immediata costituiscono un’eccezione alla libertà di parola.

Twitter ha definito i suoi regolamenti un po’ alla volta, perché è stata costretta a farlo. Quest’anno è stata più trasparente che in passato a proposito delle sue decisioni, perché a un certo punto non ha più potuto ignorare le richiesta di chi le chiedeva di assumersi delle responsabilità. Ma al momento si possono solo fare delle ipotesi sui suoi processi decisionali. Per quest’articolo ho rivolto a Twitter una serie di domande alle quali l’azienda non ha risposto.

Non mi ha detto se ci sono state discussioni sull’eventualità di disattivare degli account – come quelli dei figli di Trump, che non sono funzionari eletti – che su Twitter hanno diffuso notizie false sulle elezioni per settimane, che sono state accompagnate da messaggi di avvertimento e hanno alimentato una teoria del complotto che ha già assunto caratteristiche violente. Non mi ha detto se, qualora Trump dovesse subito candidarsi alle presidenziali del 2024, tornerebbe a godere del trattamento riservato ai politici.

Il fatto di aver perso le presidenziali non ha intaccato minimamente la sua popolarità

Twitter non mi ha detto se Trump verrebbe sospeso o espulso se dopo il 20 gennaio del 2021 continuasse a diffondere informazioni false e destabilizzanti sulle elezioni. L’azienda non mi ha detto chi avrebbe il potere di prendere una simile decisione, né quanti dettagli fornirebbe per spiegare la scelta. Come successo per moltissime decisioni prese dai social network che condizionano il dibattito pubblico e influiscono sulla nostra democrazia, dovremo semplicemente aspettare e vedere che succede.

Si può dire che niente di tutto questo è davvero importante, che Trump è una presenza troppo ingombrante e una personalità troppo magnetica per scomparire, e che non si può mai davvero impedire a un ex presidente di avere un suo spazio. Dopo essere stato espulso, nel 2018, Alex Jones ha perso visibilità, ma lui aveva molti meno follower di quelli che ha Trump oggi. Nessuna persona nota o influente come Trump è mai stata espulsa. Non c’è quindi modo di sapere con certezza quali sarebbero gli effetti di una decisione del genere.

Tuttavia, sappiamo quali conseguenze ha avuto la decisione di non bloccare l’account di Trump. Se gli sarà permesso di restare sul social network, la sua capacità d’influenzare il dibattito non diminuirà quando lascerà la Casa Bianca. Dopo essere diventato presidente ha raccolto più di sessanta milioni di follower, e il fatto di aver perso le presidenziali non ha intaccato minimamente la sua popolarità (ha guadagnato circa due milioni di follower dal giorno delle elezioni).

Sicuramente userà quest’enorme pubblico per continuare a mettere in pericolo le vite delle persone con delle menzogne. Da un recente studio è emerso che Trump, insieme a venti suoi sostenitori di alto profilo, sono all’origine del venti per cento dei retweet sulla disinformazione elettorale. Un altro studio ha scoperto che Trump è “il principale motore” della disinformazione legata al covid-19.

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Trump può continuare a promuovere queste idee anche dopo la fine del suo mandato, continuando a danneggiare i cittadini statunitensi. Kate Starbird, ricercatrice dell’università di Washington che ha studiato la diffusione della disinformazione, mi ha detto di non credere che Twitter disattiverà l’account di Trump. Ha aggiunto di non avere un’opinione precisa su cosa l’azienda dovrebbe fare, ma è sicura che l’espulsione di Trumo avrebbe un grande impatto. “L’effetto di Donald Trump sull’ecosistema di Twitter è immenso”, mi ha detto.

Per spiegarlo mi ha raccontato di un suo studio sulla diffusione delle informazioni sull’idrossiclorochina su Twitter. Il sistema che usa per cercare i tweet su un determinato argomento raccolgono cinquanta post al secondo. Di solito funziona bene. Ma quando ha dovuto raccogliere dati su quel farmaco (sponsorizzato da alcuni politici e commentatori ma non considerato sicuro dai ricercatori per trattare il covid-19) è stato impossibile tenere il conto. Appena Trump è entrato nella discussione, i cinquanta tweet al secondo sono diventati solo una frazione minima dei dati prodotti.

“Il presidente uscente ha un impatto assolutamente sproporzionato sulle discussioni”, mi ha spiegato. Finché manterrà il suo account su Twitter, la realtà sarà distorta.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sull’Atlantic.

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