10 luglio 2020 13:19

Il nuovo ponte di Genova, costruito su progetto di Renzo Piano dopo il crollo del viadotto il 14 agosto 2018, sta per essere ultimato. A poco meno di due anni dall’incidente in cui sono morte 43 persone, non c’è ancora una data per l’inaugurazione, ma le ipotesi più probabili dicono che tra l’1 e il 10 agosto la struttura sarà aperta al traffico.

Il tema centrale è uno: chi dovrà gestirlo? Una lettera della ministra delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli – inviata il 6 luglio al sindaco di Genova e commissario straordinario Marco Bucci – dice che sarà Autostrade per l’Italia (Aspi), almeno fino a quando non gli sarà revocata la concessione che ha per la gestione di gran parte della rete autostradale italiana.

L’eventuale revoca è uno dei nodi della faccenda. È per questo che la decisione della ministra – presa per non ritardare l’apertura del viadotto sul Polcevera – ha creato dei malumori all’interno del governo. Il Movimento 5 stelle, uno dei principali partiti di maggioranza, aveva infatti chiesto la revoca della concessione fin dalle prime ore dopo il crollo del ponte, accusando l’azienda di negligenza nei controlli e nella manutenzione.

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte il 9 luglio ha detto che “la procedura di revoca è stata avviata”, mentre oggi si apprende che l’esecutivo avrebbe dato ad Aspi un ultimatum: o entro il fine settimana presenterà una proposta per rivedere le tariffe e prevedere più controlli e manutenzioni, o gli sarà revocata la concessione.

La sentenza della corte costituzionale
Le notizie della lettera di De Micheli e quella sull’ultimatum sono arrivate poco dopo un’importante sentenza della corte costituzionale che segna un ulteriore sviluppo nella vicenda.

L’8 luglio scorso la consulta ha stabilito che non è stato incostituzionale escludere Aspi dai lavori di costruzione del nuovo ponte. La corte si è pronunciata sui sei ricorsi sollevati dall’azienda al tribunale amministrativo regionale (Tar) della Liguria. E ha stabilito che la decisione del legislatore di “non affidare ad Autostrade la ricostruzione del ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del ponte stesso”.

La consulta ha poi ritenuto che non è stato illegittimo obbligare Aspi a far fronte alle spese di ricostruzione.

La concessione
Per capire meglio quello che sta succedendo oggi è bene fare un passo indietro e ricostruire un po’ della storia di Aspi e della concessione che gli è stata affidata.

Nata nel dopoguerra come una delle società che facevano capo all’Istituto per la ricostruzione industriale, Autostrade per l’Italia è stata privatizzata nel 1999. La sua attività principale è la gestione in concessione e la manutenzione di numerose tratte autostradali in Italia. Oggi fa parte del gruppo Atlantia, il cui principale azionista è la famiglia Benetton.
Aspi gestisce circa tremila chilometri di autostrade. La scadenza della concessione è il 31 dicembre 2038. L’ultima proroga è avvenuta nel 2014 e ne ha esteso la validità per altri 24 anni.

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Come ogni altra concessione può essere revocata in base all’articolo 176 del codice degli appalti. I motivi possono essere diversi: “Per inadempimento dell’amministrazione aggiudicatrice o (…) per motivi di pubblico interesse”, oppure “per inadempimento del concessionario”.

In caso di revoca lo stato dovrebbe pagare ad Aspi i ricavi “prevedibili” fino alla scadenza del contratto. Secondo una stima riportata dal Sole 24 Ore, questa cifra oscilla tra i quindici e i venti miliardi di euro. A meno che, governo e azienda non trovino un accordo.

Il nuovo ponte
“Semplice e parsimonioso, ma non banale. Sembrerà una nave ormeggiata nella valle; un ponte in acciaio chiaro e luminoso. Di giorno rifletterà la luce del sole e assorbirà energia solare e di notte la restituirà. Sarà un ponte sobrio, nel rispetto del carattere dei genovesi”. Sono le parole dell’architetto Renzo Piano per descrivere il nuovo ponte. A costruire il nuovo viadotto è stata la Pergenova Scpa, una società consortile per azioni costituita da Fincantieri infrastructure e Salini impregilo.

Il ponte è costituito da un’impalcatura in acciaio, con una travata della lunghezza di 1.067 metri costituita da 19 campate. La struttura, su cui sono installati anche dei pannelli fotovoltaici, è sorretta da 18 pile in cemento armato di sezione ellittica.Robot e metodi all’avanguardia saranno utilizzati per il controllo e la manutenzione.