Presto la scatola di ferro che funge da cassetta delle lettere non basterà più. Ogni giorno il postino lascia decine di buste. Dentro ci sono messaggi d’incoraggiamento, assegni e disegni. Su ogni busta c’è scritto: “Cédric Herrou, Breil-sur-Roya, Francia”. “Google mi ha telefonato per togliere il mio indirizzo dalle ricerche, perché ricevo anche insulti e minacce”, spiega Herrou. “Prima di riagganciare, il ragazzo al telefono mi ha detto che avevo tutto il loro sostegno”.

Per alcuni è un eroe, per altri un delinquente. Ma per tutti, Cédric Herrou è ormai un simbolo dell’aiuto ai migranti nella valle della Roia, una enclave montana stretta tra l’Italia e la Francia. Sul suo ripido terreno a Breil, accanto alla sua casa, questo contadino di 37 anni ha creato un allegro “campeggio agricolo”. In fondo alla strada tortuosa ha piantato quattro tende, si è fatto portare due roulotte con un elicottero e ha appeso agli ulivi delle lampadine colorate. È qui che Herrou ospita i migranti. Li trasporta lui da Ventimiglia con il suo furgone o arrivano da soli a piedi dalla ferrovia che costeggia il suo terreno, in ogni caso centinaia di bambini, donne e uomini fanno qui una pausa prima di proseguire verso le metropoli europee.

Ma Herrou è un fuorilegge. Da agosto le sue azioni gli sono valse un processo, tre fermi e 128 ore di detenzione. “In pratica, quasi un’ora al giorno”, sbotta Herrou, senza contare la mezza giornata passata al tribunale di Nizza. È accusato di aver facilitato l’ingresso, la circolazione e il soggiorno di immigrati irregolari. Per questo il procuratore ha chiesto otto mesi di prigione con la condizionale. “È normale che io sia sotto processo”, dice. “Il mio è un atto politico”.

Herrou rivendica tutte le sue azioni e sostiene che continuerà a facilitare il passaggio dei migranti finché non sarà riaperta la frontiera franco-italiana e non ci sarà un’accoglienza degna per i richiedenti asilo: “La Francia non è solo la sua frontiera. La Francia è anche me, i miei amici, la nostra piccola esistenza. Non è fatta solo da qualche politico e dai loro discorsi elettorali”. Herrou è stato nominato “Cittadino della Costa azzurra del 2016” dai lettori di Nice-Matin ed è finito sulla prima pagina del New York Times. Eppure questo agricoltore non avrebbe mai pensato di diventare un militante famoso, e ancor meno il simbolo di una causa.

Quando la Francia ha chiuso la frontiera con l’Italia, non potendo più aiutare le persone a passare, Herrou ha cominciato a ospitarle

Herrou è nato a Nizza ed è cresciuto nel quartiere popolare dell’Ariane. “Andavo a scuola insieme ad arabi e neri”, ricorda. “Ho imparato a non fare caso al colore delle persone”. A casa lui e il fratello condividevano “i giocattoli, la tavola, la casa e i genitori con quindici bambini abbandonati (dati in affidamento dai servizi sociali)”, ha scritto sua madre in una lettera al procuratore. In questa famiglia accogliente il padre, rappresentante di prodotti per la pulizia, lavorava per “mandare avanti la baracca” e andare “in vacanza una volta all’anno”.

Dopo aver ottenuto un diploma da perito meccanico, Herrou è partito per sei mesi all’avventura, viaggiando dalla Spagna al Senegal. Il rientro in Francia è stato difficile. Gli screzi con il fratello e i genitori si moltiplicavano. Herrou ha dormito in macchina per mesi, per poi comprarsi “un pezzo di terra abbandonato e una casa in rovina” a Breil-sur-Roya. Non ha più lasciato quella valle. “Era il mio sogno fin da bambino: una capanna, un albero, degli animali. Qui ho trovato degli amici e uno stile di vita”.

Il ragazzo di città si è adattato subito all’archetipo del contadino anticonformista. Si è messo a produrre olio, paté di olive e uova, guadagnando seicento euro al mese. Ha ampliato la casa, si è dedicato all’arrampicata e ha adottato il look berretto, maglione e scarpe da montagna che non ha più abbandonato, neanche davanti ai giudici. “È un tipo solitario”, dice la compagna. “Non ama troppo la vita sociale”.

Un giorno, nel 2011, Herrou ha dato un passaggio a dei tunisini che facevano l’autostop. “Poi ho cominciato a trasportare gli africani in macchina e ad aiutarli a salire sui treni”, racconta. “Io non chiedo i documenti alle persone che hanno bisogno di aiuto”.

Nel giugno del 2015 la Francia ha chiuso la frontiera con l’Italia. Non potendo più aiutare le persone a passare, Herrou ha cominciato a ospitarle. “Ci siamo trovati anche in sessanta a casa”, ricorda Lucile, amica e militante. “A ottobre nel giro di 24 ore sono passate di qui cento persone”. Herrou era angosciato per la sorte di “questi ragazzi”. Ha occupato un edificio delle ferrovie abbandonato per alloggiare i migranti e denunciare la situazione alla stampa. Poi sono arrivati l’arresto, la prigione e il processo.

Vita da disobbediente
Da allora le autorità gli stanno col fiato sul collo, ma Herrou continua con la disobbedienza civile e si diverte a raccontare alcuni aneddoti dei suoi frequenti contatti con le autorità. “Se vado a bere una birra al paese si muove l’esercito. I poliziotti si vantano di aver arrestato ‘il famoso Herrou’. Qualcuno di loro dice che mi capisce perché è vegetariano. Ma io non sono vegetariano. Durante una pausa del processo ho anche fumato con un poliziotto nei bagni del tribunale”, racconta. Ma anche lui ha i suoi limiti. A volte la vita da disobbediente gli fa perdere il sorriso: “Quando hanno perquisito la casa di mio fratello e lo hanno ammanettato ero furioso”. Prima dell’intervista ha controllato il salotto nel timore che i poliziotti avessero piazzato dei microfoni durante la perquisizione.

Secondo Herrou non saranno i politici a mettere fine a questa situazione assurda. Ha sempre votato, “per i verdi, per l’estrema sinistra o perfino per i socialisti”, ma ormai crede solo nelle iniziative dal basso, anche se non pensa di saperne abbastanza da sostenere che bisogna abbattere tutte le frontiere. “Bisogna rimettere al centro di tutto gli esseri umani”, sostiene. “Dobbiamo impegnarci in quanto cittadini per fare in modo che ogni casa diventi uno spazio politico”.

Ad aprile andrà di nuovo alle urne per le presidenziali e getterà nel cestino tutte le schede. Un solo personaggio politico sembra ancora godere della sua fiducia: l’ex ministra della giustizia Christiane Taubira, originaria della Guiana francese. “Sei riuscita a trovare il suo numero?”, mi chiede via sms. Ora tocca a lui riempire le cassette delle lettere.

Il 10 febbraio Cédric Herrou è stato condannato da un tribunale di Nizza a una multa di tremila euro con la condizionale per aver aiutato alcuni profughi a passare il confine tra Italia e Francia. È stato assolto da altri capi d’accusa tra cui aver ospitato i profughi in centri inidonei e aver favorito la circolazione di migranti irregolari, reati per i quali rischiava fino a otto ani di carcere.

Questo articolo è stato pubblicato il 10 febbraio 2017 a pagina 70 di Internazionale con il titolo “Cédric Herrou. Campeggio libero”. La versione originale è uscita il 17 novembre 2016 sul quotidiano francese Libération. Compra questo numero | Abbonati

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