Nel laboratorio del reparto di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale Tenon, Parigi, 24 settembre 2019. (Philippe Lopez, Afp)

Il punto sulla procreazione medicalmente assistita in Europa

Nel laboratorio del reparto di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale Tenon, Parigi, 24 settembre 2019. (Philippe Lopez, Afp)
18 novembre 2019 13:12

Introdotta in Spagna più di quarant’anni fa, la procreazione medicalmente assistita (Pma) ha permesso a migliaia di coppie sterili di avere un figlio. Ma nell’Unione europea la sua regolamentazione varia parecchio da uno stato all’altro.

Nel 2015 in Europa 157.500 bambini sono nati da una Pma: lo affermano i dati della Società europea di riproduzione umana e di embriologia (Eshere). Ma in questo campo le legislazioni nazionali europee sono molto diverse. Infatti, anche se una direttiva europea stabilisce le norme per le condizioni di utilizzo dei tessuti e delle cellule umane, l’insieme delle questioni etiche e legali sulla procreazione medicalmente assistita continuano a dipendere dagli stati nazionali.

1) Chi ha accesso alla Pma?

In Francia questo diritto è per ora concesso solo alle coppie eterosessuali in grado di dimostrare un’infertilità medica o una malattia grave. Nel continente i criteri legali sono piuttosto eterogenei: dieci paesi hanno aperto questo diritto a tutte le donne, altri dieci lo hanno aperto solo alle coppie eterosessuali, sette lo hanno riservato alle donne sole e uno (l’Austria) alle coppie femminili omosessuali.

La Spagna è stata, storicamente, il primo paese europeo a permettere di accedere alla Pma a tutte le donne e questo fin dal 1977, anno di apertura della prima banca del seme nel paese. Da una quindicina di anni le legislazioni evolvono abbastanza rapidamente e il Portogallo, per esempio, ha concesso il diritto all’assistenza medica alla procreazione (Amp, sinonimo di Pma) nel 2006 con disposizioni molto simili a quelle della Francia, e poi nel 2016 ha modificato la legge per concederlo anche alle coppie lesbiche o alle donne sole. Nel 2004 l’Italia è uscita da una situazione di vuoto giuridico adottando la legislazione più severa d’Europa: la Pma è possibile solo per le coppie eterosessuali, sposate o meno, e il dono di gameti è vietato.

2) La Pma è rimborsata dal servizio sanitario nazionale?

Attualmente 21 paesi rimborsano parzialmente i trattamenti per la Pma. Fanno eccezione sette stati: Irlanda, Cipro, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Malta e Romania.

Questi rimborsi sono però sottoposti ad alcune condizioni. In Belgio un forfait di 1.073 euro è concesso per ogni ciclo completo nel quadro di una fecondazione in vitro. La donna deve avere meno di 43 anni e può compiere un massimo di sei cicli di Pma. Inoltre è stabilito un numero massimo di embrioni trasferibili, che cambia a seconda dell’età e del numero di cicli effettuati.

In Francia la Pma è rimborsata integralmente dal sistema sanitario nazionale fino ai 43 anni della donna sulla base di quattro tentativi di fecondazione in vitro (Fiv) e di un massimo di sei tentativi di inseminazione artificiale.

La Germania ha reso più rigide le sue condizioni di rimborso nel 2004, cosa che ha provocato una riduzione drastica del numero di Pma praticate, passate da 102mila cicli nel 2003 a meno di 57mila nell’anno successivo. Un numero che da allora non è molto cambiato.

3) Qual è l’età limite per beneficiarne?

Diciassette paesi limitano l’accesso alle tecniche di Pma, imponendo dei criteri relativi all’età delle donne. Dieci paesi hanno fissato un’età massima, che va da 40, come Finlandia e Paesi Bassi, a 50 anni come Spagna, Grecia o Estonia.

Dal 1994 la Francia fa parte dei paesi (come la Germania, il Regno Unito eccetera) che fanno appello alla nozione un po’ vaga di “età naturale di procreazione”. Nel 2017 in Francia il consiglio di orientamento dell’agenzia di biomedicina si è pronunciato per un limite di età di 43 anni per le donne.

Infine dieci paesi non hanno fissato un limite di età su queste tecniche mediche, tra cui l’Austria, l’Ungheria, l’Italia e la Polonia.

4) I doni di gameti sono anonimi?

La maggior parte dei paesi europei ammette il ricorso ai gameti di un donatore. Tuttavia i paesi hanno posizioni diverse quando si parla di ovociti o di spermatozoi. Il dono di spermatozoi è infatti autorizzato da venti stati dell’Unione europea, tra cui 11 in condizioni di anonimato; mentre il dono di ovociti è possibile in 17 stati (tra cui otto in condizioni di anonimato).

Il 12 aprile scorso il Consiglio d’Europa ha adottato una raccomandazione, incoraggiando la fine dell’anonimato. Nel Regno Unito l’anonimato del dono di sperma è stato abolito nel 2005 e i figli possono accedere all’identità del donatore una volta raggiunta la maggiore età.

Il principio dell’anonimato del dono di gameti o di embrioni è stato mantenuto in Francia nella legge bioetica del 2011, ma il nuovo progetto di legge bioetica attualmente in discussione potrebbe cambiare la situazione.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con lo European data journalism network. L’originale è apparso su Alternatives Economiques.

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Era amore
Alberto Notarbartolo
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.