Sostenitori del partito di opposizione Mesa de la unidad democrática (Mud) festeggiano la vittoria alle elezioni legislative a Caracas, il 7 dicembre 2015.

Le sfide del nuovo parlamento venezuelano

Sostenitori del partito di opposizione Mesa de la unidad democrática (Mud) festeggiano la vittoria alle elezioni legislative a Caracas, il 7 dicembre 2015.
07 dicembre 2015 17:10

I governi dell’America Latina sono contraddistinti da un forte presidenzialismo, ed è raro che le elezioni legislative siano interessanti per tutta la regione. Il caso del Venezuela, però, è atipico, e le ultime elezioni legislative sono state importanti quasi quanto quelle presidenziali. La ragione è che in un paese in cui la democrazia è stata messa tra virgolette (e con lei l’indipendenza dei cinque poteri pubblici), il parlamento dovrà affrontare sfide enormi per tornare a esercitare il suo ruolo: rappresentare il popolo, legiferare a suo favore, avere una funzione di contrappeso e di controllo dell’esecutivo.

Nei sedici anni del governo di Hugo Chávez e del suo successore, il parlamento venezuelano ha perso molta della sua credibilità. La percezione a livello internazionale è che l’assemblea nazionale non funzioni come un parlamento, ma come una diramazione dell’esecutivo. L’eccessivo presidenzialismo e l’abuso di potere del capo dello stato hanno messo in cattiva luce il parlamento e, più in generale, hanno sollevato dubbi sull’indipendenza dei poteri nella democrazia venezuelana.

Questa percezione si è accentuata per gli scandali di corruzione e le accuse di legami con il narcotraffico che hanno coinvolto il presidente dell’assemblea, Diosdado Cabello, un deputato chavista. Tra le altre cose, Cabello è stato accusato di essere a capo del cartello dei Soles, una rete regionale di narcotrafficanti. Inoltre, per molti osservatori internazionali il fatto che il presidente del parlamento di un paese democratico abbia un programma televisivo chiamato Con el mazo dando (che significa “a colpi di mazza”) ha dell’inverosimile. Nel programma Cabello si presenta con una mazza in mano e difende a oltranza il partito al governo e la rivoluzione bolivariana, insultando o stigmatizzando l’opposizione e i critici del chavismo a livello internazionale. Il nuovo presidente dell’assemblea, che prenderà il posto di Cabello, si insedierà il 5 gennaio 2016.

Il potere legislativo in Venezuela esiste per legge ma non in pratica, perché non adempie alle sue funzioni elementari

L’indice latinoamericano di trasparenza legislativa (Iltl) del 2014, che ha preso in esame nove paesi della regione (Argentina, Bolivia, Colombia, Cile, Ecuador, Guatemala, Messico, Perù e Uruguay), ha analizzato la trasparenza nell’approvazione delle leggi, l’accesso alle informazioni pubbliche, la trasmissione di dibattiti e altre regolamentazioni per valutare gli standard di trasparenza dei parlamenti dell’America Latina. La media dell’indice è del 40 per cento, e il Venezuela è arrivato ultimo con il 21 per cento.

Il risultato si deve alla mancanza di iniziativa del parlamento, alla scarsa trasparenza amministrativa e di bilancio, alla mancanza di adeguati meccanismi di partecipazione, di servizi per i cittadini e di rendicontazione. I documenti ufficiali sono poco pubblicizzati e il regolamento vigente del parlamento non è rispettato. Questi sono i principali fattori che giustificano l’ultimo posto del parlamento venezuelano nella classifica di trasparenza del 2014.

Il rapporto è stato presentato alla fine del 2014 e la conclusione è stata che il potere legislativo in Venezuela esiste per legge ma non in pratica, perché non adempie alle sue funzioni elementari. Il parlamento ha ceduto le sue funzioni legislative al presidente con le cosiddette leggi abilitanti che dal 2000 hanno consentito prima a Hugo Chávez, e adesso a Nicolás Maduro, di governare per decreto e di cambiare leggi fondamentali del paese.

Il primo compito dell’assemblea sarà ristabilire l’indipendenza e l’autorità del potere legislativo, per legiferare a favore del popolo e garantire rappresentanza, voce e voto. Come ha detto il consulente politico venezuelano Édgar Gutiérrez a diversi mezzi di informazione venezuelani, l’assemblea dovrà “riprendersi le sue funzioni più importanti, come quella di legiferare, e non cedere le sue competenze con le leggi abilitanti; controllare il potere esecutivo ed equilibrare la bilancia dei poteri. Ci vorranno udienze pubbliche e interpellazioni, bisognerà dibattere e non eludere temi di interesse nazionale e internazionale”.

Il ristabilimento del potere del ramo legislativo sarà fondamentale, considerando che la nuova assemblea avrà il compito di eleggere il cento per cento del nuovo potere elettorale, ovvero i cinque rettori e i supplenti del consiglio elettorale nazionale, un’altra istituzione al centro di molte discussioni. Inoltre, l’assemblea avrà il potere di rinnovare parte del tribunale supremo di giustizia, un organo molto criticato per il suo operato favorevole al chavismo, in particolare per aver consentito l’arresto di oppositori politici.

La necessità di riforme economiche

Il secondo compito che dovrà affrontare l’assemblea è legiferare in materia economica. Le decisioni prese durante gli anni di governo chavista (senza che il parlamento le ostacolasse) hanno paralizzato il settore privato e l’apparato produttivo nazionale, trasformando il paese in un monoesportatore di petrolio. Il 96 per cento delle valute che arrivano in Venezuela provengono dal petrolio e restano nelle mani dello stato. Il Venezuela dipende da una risorsa che non è stata amministrata nel modo più produttivo, e per questo oggi il panorama economico del paese è così fosco.

Mentre il parlamento approvava sistematicamente i crediti aggiuntivi con cui l’esecutivo ha pagato buona parte dei suoi programmi sociali, che rappresentano circa il 50 per cento del bilancio del paese, non sono state prese le misure necessarie per rendere sostenibile il modello socialista. A differenza di altri paesi produttori che hanno sfruttato gli anni migliori del petrolio per consolidare fondi di risparmio, diversificare le loro economie e reinvestire nell’industria petrolifera per renderla più produttiva, il Venezuela ha preso la direzione contraria: non si è diversificato, ha destinato i proventi del petrolio al finanziamento di enormi programmi sociali, ha venduto il greggio a un prezzo inferiore a quello reale a paesi alleati della regione e non ha reinvestito nel settore.

La produzione è scesa, e adesso che il prezzo del barile è ai minimi termini il Venezuela è in difficoltà e non sa garantire la sostenibilità di questi programmi sociali. Per farlo dipende dai prestiti internazionali, soprattutto cinesi.

Tra le conseguenze della paralisi strutturale dell’economia ci sono anche l’estrema svalutazione del bolívar, l’iperinflazione, la speculazione sui prezzi e la mancanza di generi di prima necessità. Il parlamento dovrà legiferare per riattivare l’apparato produttivo nazionale e uscire dalla crisi.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

         Questo articolo è uscito sul quotidiano colombiano [El Espectador](http://www.elespectador.com/noticias/elmundo/los\-retos\-de\-nueva\-asamblea\-nacional\-venezuela\-articulo\-603909). 
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