28 agosto 2013 12:23

Jeison Castaño in arte Jeihhco a Medellín, il 7 agosto del 2013.

L’appuntamento con Jeihhco – rapper, attore teatrale e attivista di uno dei quartieri più difficili di Medellín – è alle tre del pomeriggio nel Parque de los piés descalzos. Più che un parco, il posto è una grande spianata su cui sorgono giardini, fontane, un museo, un teatro e alcuni edifici commerciali e amministrativi. Normalmente ci si arriva in dieci minuti a piedi dalla fermata della metropolitana di Exposiciones, abbastanza vicina al centro della città. Ma oggi in Colombia è festa nazionale e tutte le strade che dalla stazione della metropolitana vanno verso la piazza sono sbarrate da file di agenti della polizia e mezzi dell’esercito: tra qualche ora il presidente Juan Manuel Santos assisterà a una parata militare e le misure di sicurezza sono rigidissime.

Durante il lungo giro che sono costretto a fare per aggirare il blocco e arrivare al luogo dell’appuntamento, incontro studenti di un collegio militare in alta divisa per accogliere il presidente, bambini che si fanno pitturare la faccia di nero e di verde dai soldati e una cinquantina di persone con magliette bianche e cartelli colorati che grida slogan contro Santos. Manifestano contro i negoziati in corso tra il governo e guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). Non vedono l’ora di farsi fotografare ed esibiscono dei sorrisi gentili che fanno a pugni con i messaggi scritti sulle magliette e sui cartelli: “Santos traditore”, “Affondati da Juan Manuel Santos. Traditore figlio di puttana”, “Santos vogliamo buttarti nel mare che hai regalato al Nicaragua”.

Sul Parque de los piés descalzos ci sono centinaia di persone, soprattutto famiglie che hanno approfittato del giorno di festa per passare la giornata al parco, ma non ho problemi a riconoscere Jeihhco. Mentre lo vedo avvicinarsi mano nella mano con un bambino, penso che è identico all’idea che mi ero fatto di lui sentendo le descrizioni di alcuni amici comuni di Medellín. È obeso e non molto alto, con la carnagione scura, un viso tondo che trasmette simpatia e un aspetto da rapper in libera uscita: indossa una camicia rossa e nera a strisce chiare, dei pantaloni bianchi larghi tagliati sotto il ginocchio e un cappellino con la visiera.

Dalle campagne alla città

Ci sediamo intorno a un tavolo di una delle piazzette rumorose del parco e gli chiedo di parlarmi della sua musica e dei suoi progetti sociali nella Comuna 13, il quartiere di Medellín dove è nato, 28 anni fa, e dove ha sempre vissuto. Racconta che è cominciato tutto il 16 ottobre del 2002, quando la sua vita e quella della Comuna 13 sono cambiate in modo traumatico. “Alla fine del 2002 il governo ordinò all’esercito di intervenire per smantellare le milizie urbane delle Farc e dell’Esercito di liberazione nazionale e riprendere il controllo della Comuna. L’operazione si chiamava Orión, e fu messa in atto con l’aiuto dei paramilitari. Circa mille uomini armati entrarono nel quartiere accompagnati dall’alto da due elicotteri Black Hawk che cominciarono a sparare indiscriminatamente sul quartiere. L’operazione causò almeno 72 morti. Secondo alcuni gruppi per la difesa dei diritti umani, più del 90 per cento delle vittime era formata da civili che non avevano niente a che vedere con il conflitto. Ci furono più di trecento desaparecidos. Oggi sappiamo, perché l’hanno ammesso gli stessi ufficiali paramilitari, che i loro corpi sono stati sepolti sotto le macerie edilizie della Comuna. È stato allora che abbiamo lanciato Revolución sin muertos, la nostra iniziativa politica e culturale”. Jeihhco spiega che il nome scelto per l’associazione era un messaggio sia per per le Farc sia per lo stato. “Volevamo far capire ai guerriglieri che crediamo nel cambiamento, nella rivoluzione, ma non attraverso le armi. Ma allo stesso tempo non ci fidiamo delle autorità, di uno stato che ha portato la guerra nel quartiere per ottenere un cambiamento che dovrebbe arrivare in modo pacifico”.

Ai tempi dell’operazione Orión, Jeihhco aveva 17 anni ed era ancora conosciuto con il suo vero nome, Jeison Castaño. I suoi genitori, originari di un paesino nella zona rurale di Antioquia, si erano trasferiti nella Comuna 13 nel 1981. Come migliaia di famiglie dei dintorni di Medellín, erano arrivati dalle campagne, si erano appropriati di uno spazio sulle pendici delle montagna che circondano la città e ci avevano costruito la loro casa abusiva. È la storia di Medellín, di Bogotá e delle altre grandi città colombiane: negli ultimi quarant’anni decine di migliaia di persone sono scappate dalla povertà delle zone rurali o dalle foreste devastate dalla guerra e dal narcotraffico e si sono riversate nelle città, costruendo insediamenti illegali che negli anni hanno dato vita a enormi favelas periferiche.

La vita nel quartiere

Jeihhco parla senza quasi prendere fiato, e nel frattempo continua a guardarsi intorno, come se cercasse qualcosa o qualcuno. Ogni tanto gesticola e i polsini della camicia si sollevano, lasciando scoperto il tatuaggio con la parola “Libertad”, sul polso sinistro. Mi spiega che i progetti più importanti di Revolución sin muertos ruotano intorno alla musica. “Uno dei più grandi si chiama Parcharte, una rete con cui cerchiamo di creare un ponte tra gli artisti della Comuna 13 e i cittadini di Medellín. Comprende una scuola di hip hop dove più di 240 ragazzi imparano a suonare e a comporre musica”.

Ma, soprattutto, ricevono una formazione umana: “Cerchiamo di fargli capire che possono essere felici, che possono contribuire attivamente a migliorare questa città, questo paese”. La scuola di hip hop si chiama Kolacho, che è il nome d’arte di Héctor Pacheco, un cantante hip hop ucciso il 24 agosto del 2009 dai membri di una gang nella Comuna 13. Kolacho è stato anche il fondatore del gruppo hip hop C15, di cui fa parte Jeihhco. I testi delle canzoni raccontano la vita nella Comuna 13, descrivono storie positive di solidarietà, progresso e integrazione nel quartiere. La band tiene concerti in tutto il continente e anche all’estero (in Europa il gruppo si è esibito in Germania, Spagna, Svizzera e Danimarca), e Jeihhco è spesso in giro per il mondo per cantare, tenere workshop o recitare con la compagnia teatrale di cui fa parte.

La Comuna 13 è uno dei sedici distretti urbani in cui è suddivisa Medellín. Si trova nella zona centroccidentale della città e conta circa 130mila abitanti. La maggior parte di loro fa parte della fascia più povera della società. A Medellín, come in tutta la Colombia, la popolazione è suddivisa in sei strati socioeconomici. Il sistema è pensato per fare in modo che le famiglie con possibilità economiche limitate paghino meno per i servizi, ricevano sussidi e abbiano accesso gratuito ad alcune strutture, come musei e parchi tematici. Jeihhco mi spiega che l’80 per cento della popolazione della Comuna 13 rientra negli strati 1 (molto povero) e 2 (povero). “Il nostro è storicamente uno dei distretti con le maggiori disuguaglianze sociali, e uno dei più poveri della città. Fino a poco tempo fa non esistevano reti idriche ed elettriche. Oggi, grazie ai programmi sociali creati negli ultimi anni, nella Comuna 13 ci sono acqua e luce, ma tante famiglie sono ancora molto povere e spesso sono costrette a scegliere se mangiare o pagare le bollette. Molti qui vivono cercando di vendere quello che possono – sigarette, gomme da masticare, empanadas – per le strade del centro, e tanti altri escono dal quartiere per andare a lavorare nelle case dei quartieri ricchi, le donne come signore delle pulizie, gli uomini come muratori”.

Una città trasformata

I programmi sociali di cui parla Jeihhco sono soprattutto quelli promossi da Sergio Fajardo, il sindaco che tra il 2003 e il 2007 ha realizzato la maggior parte delle opere pubbliche che hanno reso Medellín – capitale mondiale del narcotraffico negli anni ottanta e novanta – una città dinamica, culturalmente all’avanguardia e ultimamente anche una meta turistica. Il più importante merito di Fajardo è stato quello di aver connesso i distretti più poveri e violenti al resto della città. Ha fatto costruire biblioteche, parchi pubblici e centri culturali nelle favelas, che adesso sono facilmente raggiungibili grazie a un moderno sistema di funivie o, come nel caso della Comuna 13, di scale mobili.

Prima di incontrare Jeihhco ho preso il Metrocable che dalla stazione della metropolitana di Acevedo sale verso il quartiere Santo Domingo, nella zona nordoccidentale della città. Volevo visitare la biblioteca España, il fiore all’occhiello della nuova architettura cittadina. È un complesso formato da tre parallelepipedi color carbone che sembrano appoggiati sulla montagna, sospesi sull’orlo del precipizio. Più che la biblioteca, tanto bella fuori quanto angusta e inospitale all’interno, mi ha colpito vedere decine di ragazzi tra i 10 e i 18 anni davanti all’ingresso in attesa che aprisse la biblioteca, per giocare nella ludoteca, consultare libri e partecipare alle attività del centro.

La biblioteca España, nel quartiere Santo Domingo di Medellín.

Camminando per la città, spostandosi da un quartiere all’altro, si ha l’impressione che a Medellín abbiano trovato un equilibrio originale e sorprendente tra l’inclusione delle zone periferiche e la promozione turistica. I posti più visitati della città – i parchi, il giardino botanico, l’osservatorio astronomico, l’acquario, gli edifici con architettura d’avanguardia - sono pensati per includere, acculturare, divertire gli abitanti di Medellín, soprattutto quelli delle zone difficili, che hanno agevolazioni economiche e che infatti sono la maggioranza. In nessun’altra città del mondo ho conosciuto persone così orgogliose del posto dove vivono: gli abitanti di Medellín sono ansiosi di dare consigli e indicazioni, di spiegare com’è cambiata la città e quali sono i progetti in cantiere per renderla ancora migliore, di chiarire che i suoi abitanti non hanno più niente a che fare con Pablo Escobar.

Mafie di quartiere

Ma questo non significa che Medellín abbia risolto tutti i suoi problemi, a cominciare dalla criminalità. In molte zone periferiche, come la Comuna 13 e lo stesso quartiere Santo Dommingo, agiscono decine di bande (360, secondo un’inchiesta del settimanale Semana del 2009) che cercano di riempire il cratere rimasto dopo la dissoluzione del cartello di Medellín, a metà degli anni novanta. Questi gruppi, come delle piccole mafie, gestiscono la distribuzione della droga nei rispettivi quartieri, impongono estorsioni – soprattutto nei confronti delle imprese di trasporti, costrette a pagare un pizzo di 20mila pesos (otto euro) a settimana – e arrotondano con altre attività, come i servizi di sicurezza illegali e i videopoker. Sono organizzazioni piccole, che difficilmente riescono a imporsi su vaste aree e per lunghi periodi, quindi sono continuamente in guerra tra loro.

Quest’aspetto è particolarmente preoccupante nel caso della Comuna 13, che a causa della sua collocazione geografica, all’estremità occidentale della città, è diventata un corridoio strategico per i traffici di droga e armi verso la regione dell’Urabá, sull’oceano Pacifico e al confine con Panama. E, ovviamente, questi gruppi non gradiscono la presenza di organizzazioni come Revolución sin muertos. Il 30 ottobre del 2012 un rapper della Comuna 13, Elider Varela detto el Duke, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dai membri di una gang del posto. Subito dopo, decine di artisti tra cui Jeihhco hanno subito minacce e hanno dovuto lasciare il distretto. “Ci hanno detto che non volevano vederci nel quartiere. Siamo stati costretti ad andarcene e siamo tornati circa un mese dopo”. Non grazie all’intervento delle autorità, come si potrebbe pensare: “Quando gli altri gruppi criminali si sono resi conto che la situazione nella Comuna stava diventando difficile, hanno dichiarato guerra alla gang che ci aveva minacciati e l’hanno annientata. Il loro leader è stato assassinato, e gli altri esponenti sono entrati in un’altra banda”.

Prima di salutarci, Jeihhco mi parla dei suoi impegni dei prossimi mesi. È appena tornato da una serie di concerti e incontri in Brasile e Argentina e tra poco si rimetterà in viaggio. Gli piace andare in giro per il mondo, anche se quando è fuori sente la mancanza di suo figlio, il bambino di otto anni che per tutta l’intervista non ha smesso di giocare con lo smartphone del padre. “Le prossime tappe sono Madrid e Meknes, in Marocco, a ottobre. Poi, a novembre, sarò in Perù con la compagnia teatrale. Speriamo di riuscire a suonare anche in Italia, prima o poi”.

Oppure si può ascoltare Morada Estereo, l’emittente radiofonica creata da Jeihhco e dagli altri attivisti della Comuna 13.

  • Sull’operazione Orión e sui cadaveri sepolti sotto le macerie della Comuna 13, si può vedere il documentario Desenterrando la verdad.

Jeihhco è su Twitter e ha un canale su Youtube.

Alessio Marchionna lavora a Internazionale dal 2009. Editor delle pagine delle inchieste, dei ritratti e dell’oroscopo. È su twitter: @alessiomarchio