Se non ci saranno sorprese dell’ultimo minuto, il nuovo numero di Internazionale andrà in edicola quando l’assemblea generale delle Nazioni Unite avrà già concesso alla Palestina lo status di stato non membro. I pochi paesi che avranno votato contro, spiegano i palestinesi, si ritroveranno “dalla parte sbagliata della storia, della moralità e della giustizia”.

Nel corso dell’ultima settimana ho osservato giovani palestinesi dell’Olp, di Al Fatah e dell’Autorità Nazionale Palestinese impegnati in un ultimo tentativo di assicurarsi il voto di numerosi paesi (anche europei), o quanto meno la loro astensione. Tre settimane fa i paesi europei favorevoli erano appena tre, ma poi gli inviati palestinesi hanno fatto il giro delle capitali europee, invitando i loro rappresentanti a partecipare a una svolta storica. Se voteranno contro, hanno spiegato, manderanno ai palestinesi il messaggio che solo la lotta armata produce risultati concreti. C’è grande eccitazione, perché diventare stato non membro dell’Onu apre nuove possibilità di azioni internazionali. Resta da capire se l’Anp e l’Olp saranno in grado di mantenere le promesse e riusciranno a essere creativi.

Alcuni giovani funzionari sono originari di Gaza, dove vivono ancora le loro famiglie e i loro amici. Ho provato a immaginare queste persone. Probabilmente la settimana scorsa avranno festeggiato quella che è stata generalmente salutata come una vittoria politica (e militare) su Israele. Negli ultimi giorni la sensazione diffusa – sia tra gli abitanti di Gaza sia tra quelli della Cisgiordania – era che la lotta armata si fosse dimostrata ancora una volta la scelta giusta. Chi lavora all’iniziativa palestinese all’Onu teme questo rafforzamento del sostegno alla lotta armata.

A questo punto, dopo che l’Anp e l’Olp sono riusciti a conquistare l’appoggio di un’impressionante maggioranza di stati, è arrivato il momento di convincere il popolo palestinese che la diplomazia e la lotta armata non sono due facce della stessa medaglia. “I risultati della lotta armata sono reversibili”, ha spiegato uno degli inviati palestiesi, “Invece un sì all’Onu è un passo avanti irrevocabile”.

Traduzione di Andrea Sparacino.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it