Il fatto che non capiscano la mia ironia è la prova che vivo in un altro mondo. Due settimane fa, nella mia rubrica su Ha’aretz, ho parlato dei piani per inglobare un piccolo villaggio a sud di Betlemme (Wadi Rahal) in un nuovo quartiere dell’insediamento ebraico di Efrat, in Cisgiordania.

Già nel 2004 circa 170 ettari a est del villaggio erano stati dichiarati “terreno statale” e destinati esclusivamente agli ebrei. Su altri 30 ettari i coloni stanno costruendo un’azienda agricola. La strada che conduce al nuovo quartiere e all’azienda agricola attraversa i campi del villaggio. È tutto chiaro: com’è accaduto in molte aree della Cisgiordania, le colonie finiscono per inglobare anche i terreni agricoli privati, dove per i proprietari accedere è sempre più difficile. L’espansione di Efrat, comunque, avrà effetti ancora più gravi, isolando Betlemme sul versante meridionale.

Alla fine del mio articolo suggerivo ironicamente al segretario di stato americano John Kerry di visitare Wadi Rahal prima che la sua terra venga inghiottita. Forse, ho scritto, potrebbe anche fare pressioni per permettere a chi perderà la terra di lavorare nel settore industriale della zona. Il proprietario di un’agenzia per le pubbliche relazioni mi ha assicurato, a nome dei coloni, che non c’è bisogno di pressioni: tutti i palestinesi del villaggio che avranno bisogno di un lavoro saranno i benvenuti. Sia la colonia sia l’area industriale danno lavoro a molti palestinesi, ha aggiunto, e sono tutti trattati bene.

Traduzione di Andrea Sparacino

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it