27 giugno 2016 20:13

Faccio questo lavoro da venticinque anni e le bugie dei portavoce dell’occupazione israeliana continuano a farmi infuriare. Le peggiori sono le bugie sulla carenza d’acqua in Cisgiordania. Ogni anno arriva l’estate e mi tocca scrivere qualche articolo sul tema.

Quest’anno mi sono concentrata sull’area di Salfit, nell’ovest della Cisgiordania. Ho visitato alcuni villaggi e ho visto i rubinetti a secco, le zucche rinsecchite negli orti e i bambini che andavano a riempire i contenitori di plastica alle sorgenti. In estate la quantità d’acqua erogata dall’azienda idrica israeliana viene ridotta almeno della metà. Il motivo è semplice: aumenta la richiesta d’acqua negli insediamenti, riforniti dalla stessa rete. La risposta degli israeliani è sempre la stessa: diamo ai palestinesi più acqua di quanto previsto dagli accordi di Oslo del 1994.

Gli accordi di Oslo hanno sancito il controllo israeliano sulle risorse idriche e hanno autorizzato una distribuzione squilibrata dell’acqua proveniente dalle falde della Cisgiordania: 80 per cento agli israeliani, 20 ai palestinesi. Oggi il rapporto è addirittura peggiorato: 86 a 14, perché i pozzi che i palestinesi hanno aperto nell’est non hanno prodotto la quantità d’acqua sperata (l’area di Salfit è invece ricca d’acqua nel sottosuolo, ma i palestinesi non la possono sfruttare). Di conseguenza i palestinesi sono costretti a comprare più acqua dall’azienda idrica israeliana. Acqua che noi israeliani rubiamo a loro.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questa rubrica è stata pubblicata il 24 giugno 2016 a pagina 31 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati