La stazione televisiva di Hamas colpita da bombardamenti israeliani, Gaza, il 13 novembre 2018.

Un triste riassunto

La stazione televisiva di Hamas colpita da bombardamenti israeliani, Gaza, il 13 novembre 2018.
26 novembre 2018 15:48

Nelle ultime due settimane il primo ministro Benjamin Netanyahu ha perso parte della sua popolarità tra gli ebrei israeliani perché ha scelto di non lanciare una grande offensiva contro la Striscia di Gaza. Per superare la crisi di coalizione e dissuadere i ministri dell’estrema destra dall’abbandonare il governo, Netanyahu ha promesso che la guerra resta una possibilità. E che il villaggio di Khan al Ahmar sarà distrutto.

Tre grandi offensive più un’infinità di incursioni e attacchi su scala ridotta a Gaza non hanno impedito ad Hamas di portare avanti la sua strategia di militarizzazione della Striscia e di diventare un fattore politico regionale. Il devastante assedio che dura da dodici anni non ha spinto la popolazione a rivoltarsi contro il governo di Hamas. Che tipo di guerra o assedio immaginano gli israeliani per raggiungere l’obiettivo?

La maggioranza degli ebrei israeliani ritiene che la soluzione siano nuove guerre contro i palestinesi, facendo affidamento su tecnologie che permettono il controllo
a distanza e battaglie simili a video­giochi in cui i rischi per i soldati israeliani sono minimi.

Questo è il triste riassunto di venticinque anni di osservazioni sul campo. È anche la conclusione di diciotto anni di appuntamenti settimanali su Internazionale. È giunto il momento di cambiare abito.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Amira Hass continua la collaborazione con Internazionale con una nuova rubrica mensile.

Questo articolo è uscito il 23 novembre 2018 nel numero 1283 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero| Abbonati.

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Claudia Grisanti