30 novembre 2015 11:56

Il modo migliore per fare un lavoro – non ci piove – è cominciare a farlo. Lo dicevano le nostre nonne: chi ben comincia è a metà dell’opera. E, assai prima delle nonne, lo diceva Orazio: dimidium facti, qui coepit, habet (chi comincia è a metà del lavoro).

Già: ma chi comincia è a metà del lavoro proprio perché cominciare – specie se stiamo parlando di lavori che hanno una componente creativa – costa (almeno) metà della fatica complessiva.

Sul blocco dello scrittore sono state scritte, non così paradossalmente, pagine e pagine. Attorno a questo tema Stephen King ha costruito Shining, uno dei suoi romanzi più famosi. Se cercate writer’s block con Google trovate quasi un milione e mezzo di risultati, e scoprite che ci sono passati molti autori importanti. Se cercate creative block trovate altri 359mila risultati e scoprite che di blocco creativo hanno sofferto, per esempio, anche molti pittori.

C’è quella sensazione disturbante, più ancora che di dover scalare una montagna, di protendersi verso un abisso. E non si capisce bene a che cosa aggrapparsi, e se l’appiglio è abbastanza solido.

Appigli

Bene: un buon modo per cominciare è costruirsi buoni appigli, ragionando non tanto (o non ancora) sul che cosa ci si può inventare, ma sulle premesse.

Insomma, conviene farsi qualche domanda. Le quattro, secondo me, fondamentali sono queste: qual è l’obiettivo del lavoro? Di quali elementi è costituito l’obiettivo? Quali dati servono? Come conviene procedere? Ne ho parlato in dettaglio in questo articolo e, se le domande vi sembrano convincenti, potreste dargli un’occhiata.

Dilazioni

Be’, sì, con i lavori creativi la tendenza a procrastinare cresce proprio per via di quella vertigine. Non è solo questione di buona o cattiva volontà.

Per cominciare un lavoro creativo bisogna avere una direzione, no? Le risposte alle domande di cui parlavo prima possono aiutare, ma non sono propriamente, in sé, una direzione.

Un modo in apparenza paradossale, ma in realtà efficace per cominciare un lavoro creativo è fare qualcos’altro, che proprio non c’entra: una doccia, una passeggiata o un salto al bar di sotto. Occhio: ho detto “che proprio non c’entra”.

Perdere tempo alla scrivania o cincischiare su Facebook non funziona. Fare due passi, sì.

Potendo, perfino dormirci sopra funziona. Ma a patto di avere fatto prima i compiti: cioè di aver almeno risposto alle domande di cui dicevo sopra, e di aver raccolto elementi sufficienti a permettervi di continuare inconsciamente a lavorare mentre state facendo qualcos’altro, o mentre sognate.

Struggersi e distruggersi

Il flow, il flusso creativo, scaturisce quando ci si immedesima in ciò che si sta facendo fino a dimenticarsi di se stessi. Per questo ho il sospetto che struggersi troppo sul fatto che si sta tirando in lungo e che il tempo stringe sia comunque una pessima idea, e un ottimo modo per distruggere ogni residua energia.

Se cerco procrastination con Google trovo più di 12 milioni di risultati: evidentemente il problema è sentito. Ma devo dire che tutti gli articoli e i video sulla procrastinazione, e perfino quelli che offrono buoni consigli, mi sembrano vagamente normativi e depressivi: due condizioni che si conciliano malissimo con il lavoro creativo.

Quindi, se volete approfondire i perché e i percome della vostra tendenza a procrastinare, vi consiglio comunque di non farlo mentre state procrastinando. Dateci un taglio, invece.

Approfondirete in un altro momento, quando siete tranquilli. Magari in un piovoso pomeriggio domenicale in cui non avete proprio niente di meglio da fare. Psychology Today vi offre, indicizzati in un’unica pagina, una quantità di articoli sul tema. Poi andatevene al cinema a vedere un film, divertente però.

Primo passo

Un grazioso articolo su The Creativity Post suggerisce che un buon trucco per fare le cose è proprio… cominciare a farle, ma con l’idea di farne appena un pezzettino. Funziona. Minimizza l’ansia da prestazione. L’abisso si riduce a dimensioni più affrontabili: non più sei pagine da scrivere, ma “sei righe, e poi smetto”. Magari diventano molto più di sei righe.

Un altro buon trucco è anticipare il primo passo. Raccogliere sistematicamente materiali. Perfino prendere qualche appunto (ehi, non più di qualche appunto!) sul successivo lavoro da fare mentre ancora si sta finendo il precedente. Così, quando al momento giusto vi ci metterete, il lavoro vi apparirà già cominciato.