Chi l’ha detto che non c’è niente da ridere?

19 aprile 2017 11:53

D’accordo: in tempi come questi c’è poco da ridere. Ma, proprio perché è meno facile del solito che una risata ci venga spontanea, forse dovremmo cominciare a coltivarle, le risate e le occasioni per ridere, come se si trattasse di un bene prezioso.

Cominciamo con il ricordare alcuni fatti. Ridere è una risposta emotiva a uno stimolo esterno. Indica sorpresa, gioia, eccitazione, sollievo, felicità. Il respiro si modifica, una serie di muscoli si contrae, i denti si scoprono, gli occhi si inumidiscono e, come scrive un bell’articolo della Bbc, noi facciamo un sacco di strani rumori primitivi.

Ridiamo trenta volte di più quando siamo in compagnia che quando siamo da soli, ricorda il New York Times, e non necessariamente lo facciamo per una battuta. Le persone ridono più o meno tutte allo stesso modo, a qualsiasi cultura appartengano e qualsiasi lingua parlino.

Un fatto piuttosto evidente
Pochi altri esseri viventi sanno ridere: lo fanno le grandi scimmie, nostre vicine cugine e, come noi, ridono anche quando vengono solleticate. Qui potete vedere e sentire come ride uno scimpanzé: produce un ah alla volta, mentre noi (che, sapendo parlare, sappiamo anche controllare meglio il respiro) produciamo sequenze di ah-ah-ah e di oh oh oh. I neonati umani ridono come gli scimpanzé.

Già: i neonati sanno ridere. Ci riescono molti mesi prima di crescere abbastanza per essere in grado di parlare, e ridendo stabiliscono un legame affettivo più forte con i genitori. Da diverse parti, in rete e non solo, si sostiene che un bambino di quattro anni rida 300 volte al giorno mentre le risate di un adulto arriverebbero a stento alla ventina, ma non sono riuscita a trovare una fonte primaria affidabile. Che i bambini ridano più degli adulti è però un fatto piuttosto evidente.

Ridere è un’emozione sociale e un positivo strumento di interazione

Ridono i topi (se volete convincervene, trovate un ratto e fategli il solletico). Ridono, o almeno fanno qualcosa di piuttosto simile, anche i cani. Ride, più o meno, un uccellino australiano: il kookaburra sghignazzante (Dacelo novaguinaeae). Se volete sentire come fa, ci sono diversi video su YouTube. A parte questi, nessun altro animale sa ridere.

Il fatto che condividiamo con i primati la capacità di ridere fa pensare che la risata abbia radici biologiche, e che saper ridere costituisca un vantaggio evolutivo. In effetti, ridere è un’emozione sociale e un positivo strumento di interazione: indica una propensione giocosa e rafforza i legami. Per questo, e dato che ridere è anche contagioso, una risata si trasforma facilmente in una specie di collante sociale.

E poi: ridere favorisce l’apprendimento. Ed è un segnale importante nel corteggiamento, specie nelle prime fasi. Qui viene fuori un fatto curioso: sembra che le donne apprezzino di più gli uomini che le fanno ridere, e che gli uomini apprezzino di più le donne che ridono.

Una lunga serie di studi condotti in diverse università americane nel corso degli ultimi trent’anni sta a dimostrare questa divisione dei ruoli. Tutto ciò, tra l’altro, può anche farci pensare che i meccanismi del corteggiamento, almeno negli Stati Uniti, siano meno misteriosi e più prevedibili di quanto pensiamo o vorremmo.

Ridere fa aumentare la soglia di tolleranza del dolore, aiuta l’apprendimento e attenua il disagio e le tensioni politiche

La cosa più interessante è che le risate sono, nelle singole relazioni, un ottimo indicatore del livello di attrazione reciproca tra le persone. Insomma: più ridiamo insieme, più ci piacciamo (e molto probabilmente viceversa). Dunque, se avete un appuntamento a cui tenete, disponetevi a ridere o a far ridere. Evitate però toni più sarcastici e aggressivi: quelli che non suscitano la risata aperta, ma una reazione più complessa di sorpresa, spaesamento e disagio. È intuitivo capire come mai è uno stile che proprio non funziona.

E ancora: ridere migliora il flusso sanguigno. Riduce il livello degli ormoni dello stress come il cortisolo e l’adrenalina e aumenta il livello delle endorfine e degli anticorpi. Insomma: fa proprio bene.

Ma non solo: ridere ha un effetto anestetico e migliora la soglia di tolleranza al dolore fisico. Il primo ad accorgersene, già alla fine degli anni settanta, era stato il giornalista e attivista per i diritti civili Norman Cousins, che affermava di essere riuscito a curarsi da una grave forma di artrite con alte dosi di vitamina c e di film dei fratelli Marx. Ridere può perfino attutire le situazioni di disagio sociale e le tensioni politiche, scrive Slate: sembra che, prima della caduta del muro di Berlino, molte battute antisovietiche fossero diffuse dallo stesso Kgb, proprio con questo scopo. Ma ridere è anche un potente strumento per l’attivismo non violento: attenua la paura e sottolinea da una parte l’intrinseca stupidità dei regimi, dall’altra l’intelligenza e l’acutezza di chi protesta.

Ridere aiuta a ottenere successi negoziali: una risata condivisa incoraggia a fare qualche concessione alla controparte. Ridere aiuta a migliorare la salute mentale e aumenta la resilienza in condizioni di stress. Per questo, non così paradossalmente, dovremmo ridere di più proprio nelle situazioni in cui non c’è proprio niente da ridere. Dopotutto, farsi una risata costa così poco. E, gente!, vale così tanto.

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Pier Andrea Canei