(Dny59/Getty Images)

È sempre colpa di qualcun altro

(Dny59/Getty Images)
15 luglio 2019 14:17

È un gioco semplice e forse da bambini ci avete giocato anche voi. Si gioca a coppie. Consiste nel mettersi schiena contro schiena, intrecciando le braccia. Uno dei due si china in avanti, e facendolo solleva l’altro sul proprio dorso.

Poi i ruoli si scambiano e, dopo aver toccato nuovamente terra, chi stava sollevato per aria si china, sollevando a sua volta il compagno. Il gioco si chiama scaricabarile: il divertimento consiste nel trovarsi proiettati in alto senza fatica, e nella simmetria e reciprocità del gioco.

La versione adulta (e metaforica) dello scaricabarile non conserva alcuna traccia di tutto questo. E non è divertente. La si può praticare senza muovere un singolo muscolo. E anzi: giocare consiste esattamente nel non fare niente, a parte quel piccolo scarto che permette al giocatore di defilarsi dal terreno di gioco.

Il vantaggio dell’esperienza
Di fatto, lo scaricabarile adulto consiste nel disfarsi il prima possibile di un peso che si dovrebbe portare sulle proprie spalle. Dunque, chi è incaricato (letteralmente: gravato dall’onere, dunque del peso) di decidere, o fare, o risolvere, o assumersi la responsabilità di qualcosa, ne scarica il peso addosso a un altro, che può scaricarlo addosso a un terzo, e così via, all’infinito. Tutto questo vale, a maggior ragione, se si tratta di assumersi la colpa di qualcosa che è andato storto.

Per praticare lo scaricabarile adulto non servono né muscoli né talento, anche se la prestazione migliora e diventa più fluida con l’esperienza. Il gioco si può fare al chiuso e all’aperto: negli uffici pubblici e privati (non serve nemmeno alzarsi dalla scrivania. E si può giocare anche da remoto). Nei ministeri. Nelle imprese. Nei negozi. Nelle scuole. Nei bar. Nelle piazze. Nel corso di un consiglio d’amministrazione, di una conferenza stampa o di un comizio.

Lo scaricabarile è popolarissimo. Diventa tanto più agevole da giocare quanto più le norme sono intricate, le procedure complesse, le assegnazioni di responsabilità opache, le notizie confuse, le organizzazioni inefficienti.

Lo scaricabarile è, per così dire, la faccia pubblica, inetta, opportunistica e manipolatoria della propensione individuale a incolpare sempre gli altri dei propri mali. Se questa può rovinare la vita, far sentire impotenti e pregiudicare ogni relazione, quella impedisce alle organizzazioni e ai paesi di crescere, di migliorare e di produrre risultati.

Incolpatori seriali
C’è un’altra cosa da sapere. La propensione ad attribuire la colpa ad altri è contagiosa: lo dimostra un interessante studio condotto da Nathanael J. Fast e Larissa Z. Tiedens e intitolato Blame contagion. In sostanza, chi vede qualcuno incolpare qualcun altro per proteggersi o discolparsi sarà più propenso a replicare quel comportamento, per proteggere o discolpare se stesso.

Il problema, dicono i ricercatori, si ingigantisce quando l’attitudine a incolpare è incorporata nei gruppi e nelle organizzazioni: la propensione dei leader ad attribuire colpe crea una cultura della paura, scoraggia le persone dall’assumersi rischi e dall’imparare dai propri errori.

Lo studio identifica anche alcuni tratti di personalità tipici degli “incolpatori seriali”: autodifesa, narcisismo, insicurezza cronica. È precedente all’elezione di Donald Trump, e forse per questo indica Richard Nixon come esempio perfetto di incolpatore seriale.

Insomma, il problema dello scaricabarile non è solo nostro. Il termine inglese corrispondente è pass the buck, e sembra che derivi dal gioco del poker. Ancora a proposito di presidenti americani: Harry Truman teneva, sulla scrivania dello studio ovale, una targa con la scritta “The buck stops here”, a indicare che in quella sede le decisioni andavano prese, e le responsabilità assunte.

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In politica estera, e se parliamo di relazioni tra stati, un’applicazione davvero perniciosa del pass the buck è far finta di niente se c’è una crisi internazionale, nell’attesa che se ne faccia carico qualcun altro. L’esempio più citato riguarda il comportamento della Francia e del Regno Unito negli anni trenta, nei confronti del regime nazista. Ma possiamo trovare anche esempi più attuali considerando crisi recenti, a cominciare da quella dei migranti.

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Ida Dominijanni
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