Comunicazione

L’ossessione per la felicità ci rende infelici

Assistiamo a un’inflazione di metodi per sviluppare il pensiero positivo. Attitudine che porta a ignorare ansie, paure, rabbia. E che in fin dei conti disabitua a riconoscerle e a gestirle. Leggi

In cerca di modelli positivi e credibili

Dotarsi di buoni modelli di ruolo può aiutare a sapere chi vogliamo sognare di essere. E a decidere cosa si vuole fare nella vita e come lo si vuole fare. Leggi

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Dai consumi alla politica, la personalizzazione è un’illusione

Uno dei paradossi della società massificata e omologata è il successo dei prodotti disegnati su misura che ci convincono a comprare qualsiasi cosa e qualsiasi idea. Leggi

Dal caregiver allo shopping district, l’inglese è come il prezzemolo

Tre diversi messaggi, arrivati a distanza ravvicinata, testimoniano un fastidio diffuso per un impiego tanto decorativo quanto incongruo dell’inglese. Leggi

Vantarsi di evitare la tv e i social network non rende migliori

È possibile diventare dipendenti da cose che sembrano edificanti e intelligenti quanto dalle sciocchezze. Leggi

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Come e perché questa è l’età dell’ansia

L’ansia è una condizione di disagio psicologico. Ma è anche diversa dallo stress ed è un potente stimolo a darsi da fare e a produrre soluzioni creative. Leggi

È giusto preoccuparsi delle fake news, e continuare a farlo

È tutto ancora molto confuso: le stesse dinamiche di produzione e diffusione delle notizie false sono molteplici e ancora non del tutto chiarite. Leggi

L’informazione scientifica tra fatti, ambiguità e frottole

Tutti possiamo autoingannarci. Per smontare le notizie false bisogna essere scettici, non faziosi. Leggi

Resistere alla tentazione di sentirsi indispensabili

È un sentimento che serve a placare ansie e paure, sul lavoro e in famiglia. Ma lo stesso risultato si potrebbe ottenere cercando di essere brave persone. Leggi

Un’epica del lavoro fatto bene è possibile?

Ogni lavoro è importante e può avere dignità, qualità e valore. Il valore va retribuito, la qualità va apprezzata e la dignità va riconosciuta. Leggi

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Troppa comunicazione ci distrae

Siamo così abituati a pensare che parlare sia sempre positivo, che non ci rendiamo conto quando diventa un problema. Leggi

Spezzare la routine è più facile di quanto pensiamo

Attraversiamo la vita seguendo sempre lo stesso copione, ma se ce ne allontanassimo, tutto potrebbe cambiare. Leggi

Si può volere qualcosa e il suo contrario?

Le situazioni ambivalenti ci obbligano a compiere una ginnastica mentale e ci incoraggiano ad approfondire la comprensione della realtà e di noi stessi. Leggi

Scusarsi è molto difficile ma è meglio farlo

A tutti può capitare di dover chiedere scusa. Non a tutti succede di volerlo o saperlo fare in modo onesto, efficace e trasparente. Leggi

Per ottenere qualcosa bisogna saper chiedere

Chiedere è un gesto di fiducia, di libertà e di coraggio. È un atto che necessita di discernimento: pretendere è il contrario del chiedere. Leggi

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Perché dovremmo fare più domande?

Ogni volta che rinunciamo a fare una domanda perdiamo un’occasione di comprensione, conoscenza e relazione, ma anche di invenzione. Leggi

Dirlo in poche parole

Questo articolo vi parla dell’arte di riassumere e di sintetizzare. Ecco perché è breve. Leggi

Quando la comunicazione è un problema

Se davvero c’è un problema di comunicazione, qualcosa non ha funzionato a uno o più di questi quattro livelli: contenuto, forma, relazione, pubblico. Leggi

Decisioni non lineari

Una decisione controintuitiva può cambiare le cose perché mette in crisi la logica stessa che regge il sistema e, con questo, spalanca una prospettiva nuova. Leggi

La voce grossa

Trump e i populisti europei: ciclicamente nelle democrazie occidentali politici che usano la voce grossa attirano consenso, attraggono anziché respingere, rassicurano anziché spaventare. Per il Festival di Internazionale di Ferrara al Cinema Apollo, Renato Coen di Sky Tg24 venerdì 30 settembre alle ore 17,00 ha moderato l’incontro tra Natalie Nougayrède, giornalista francese, Jonathan Freedland, di The Guardian e il giornalista statunitense David Rieff.

Natalie Nougayrède ha aperto l’incontro descrivendo la principale ragione del successo del populismo: la mancanza di riferimenti. La frustrazione derivata dalla difficile situazione economica, dalla crisi d’identità e dalla scarsa capacità dei partiti tradizionali di rispondere al bisogno di rassicurazione del popolo, hanno fornito terreno fertile per la diffusione di questi movimenti.

“La gente apprezza la voce grossa perché sovrasta il rumore”, dice Jonathan Freedland. La situazione dei migranti e la loro rappresentazione mediatica sono un esempio emblematico della perdita di controllo della politica. “Questa situazione” dice la Nougayrède, “non si risolve bloccando i confini o costruendo muri, ma con un miglioramento delle policies a livello europeo”.

“Il populismo ha bisogno di nemici, non di sostenitori”, questa la lezione che David Rieff ha imparato dalla sua esperienza col Chavismo in Sud America. “Fatta eccezione per il Canada”, scherza amaramente il giornalista statunitense, “tutti i Paesi hanno derive populiste. Ci sono quelle di destra e di sinistra, e populismi di cui non sappiamo definire il colore, ma tutti fanno parte del panorama politico.

Quanto sono potenti dipende da quanto forti sono le istituzioni politiche e quanto sono in grado di trattare i problemi reali.”

Nougayrède e Rieff concordano sul fatto che i populisti siano forti finché non venga dato loro un incarico di potere, in particolare se tecnico. In queste occasioni, come nel caso del Partito della Libertà austriaco, dimostrano la loro incapacità e perdono consensi.

Jonathan Freedland riflette invece sullo stile comunicativo. Trump, così come Farage e altri leader populisti, ha capito che “il medium è il messaggio. E il suo è chiaro: così come è in grado di distruggere il linguaggio, è pronto a distruggere il sistema”. Il giornalista di The Guardian accomuna Trump a Putin, sottolineando come entrambi riconoscano il potere delle bugie e le sfruttino deliberatamente per creare insicurezza e confusione.

A differenza di Natalie Nougayrède, Freedland riconosce in Trump una precisa ideologia di stampo fascista. L’individualismo e l’isolamento statunitense a cui aspira il candidato repubblicano non rappresentano una strada per la pace, secondo la giornalista francese. D’altra parte, David Rieff dipinge un governo Clinton con più guerre, in contrapposizione alla svolta del partito Repubblicano, che ha smesso di approvare le cosiddette “missioni di civilizzazione”.

“Trump è un genio”, dicono più volte sia il giornalista inglese che quello americano, “ha saputo cogliere il momento giusto e ha avuto una buona dose di fortuna”.– Barbara Busnard0

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