01 settembre 2014 07:00

Aprite un atlante o una mappa su internet e guardate il Mar Nero. A nordest della Crimea, la penisola ucraina annessa a marzo dalla Federazione russa, troverete il Mar d’Azov, che si apre sul Mar Nero e da lì sul Bosforo, porta verso i mari caldi.

Davanti alla riva russa la costa ucraina sul Mar d’Azov stabilisce una continuità territoriale tra la Crimea ormai russa e le regioni dell’Ucraina orientale dove imperversa lo scontro armato tra l’esercito ucraino e i separatisti filorussi, spalleggiati da truppe, carri armati e contraerea provenienti dalla Russia. È lì, attorno al grande porto di Mariupol’, che potrebbe esplodere la prossima battaglia di questa guerra. Con la cartina davanti agli occhi possiamo verificare fino a che punto le operazioni militari ordinate dal Cremlino corrispondano alle dichiarazioni politiche rilasciate da Vladimir Putin nel fine settimana.

Domenica il presidente russo ha parlato per la prima volta della necessità di negoziare lo “status nazionale” del sudest dell’Ucraina, ovvero trasformare le regioni contese in uno stato indipendente. Due giorni prima Putin aveva accolto con entusiasmo i successi dei secessionisti, definiti “insorti della Novorossia” (Nuova Russia).

Mosca ha dimostrato di far seguire alle parole i fatti, ed è interessante notare che l’annuncio di questa nuova annessione (o creazione di un protettorato, fa lo stesso) arriva nel momento in cui il Consiglio europeo minaccia di adottare tra otto giorni nuove sanzioni economiche contro la Russia se il Cremlino non metterà fine alle sue incursioni in Ucraina.

“Non abbiamo paura”, ha risposto Putin, consapevole che le sanzioni colpiranno duramente il suo paese ma deciso a mettere le mani su buona parte dell’Ucraina per poi negoziare da una posizione di forza.

Il presidente russo gioca pesante. Fa due passi avanti, uno indietro e altri due avanti. Si assume grandi rischi ma sa che sono limitati all’economia, perché Stati Uniti ed Europa continuano a ripetere che non intendono rispondere sul piano militare ma al massimo (e non è ancora detto che accada) potranno armare le truppe ucraine, il cui equipaggiamento non può reggere la forza d’urto della Russia.

Sempre meglio della terza guerra mondiale, dirà qualcuno. In realtà, oltre al fatto che un po’ di fermezza non porterebbe necessariamente all’apocalisse, è evidente che la determinazione di Putin sta sgretolando due tra i più importanti principi su cui si basano le relazioni internazionali dopo la fine della Seconda guerra mondiale: l’assoluto divieto di annessioni territoriali e l’intoccabilità dei confini. Siamo vicini alla fine di un’epoca e all’inizio di una nuova era dal sapore antico. L’estate del 2014 comincia a emanare lo stesso tanfo di un’altra estate di cento anni fa…

(Traduzione di Andrea Sparacino)