Alexander Van der Bellen tra i suoi sostenitori a Vienna, il 4 dicembre 2016. (Leonhard Foeger, Reuters/Contrasto)

L’Austria respinge il populismo e l’Italia entra in acque sconosciute

Alexander Van der Bellen tra i suoi sostenitori a Vienna, il 4 dicembre 2016. (Leonhard Foeger, Reuters/Contrasto)
05 dicembre 2016 09:50

L’Austria è andata, ed è stato un sollievo. Alla fine gli austriaci si sono rifiutati di scegliere come presidente un uomo affascinante e sorridente ma che rappresenta un partito fondato da ex nazisti e sostenuto da Marine Le Pen.

Schierandosi dalla parte di un ecologista di 71 anni, Alexander Van der Bellen, professore di economia e centrista che ha vinto le elezioni con il 53 per cento dei voti, l’Austria ci ha ricordato che il voto della collera e del rifiuto non è ineluttabile in occidente. In Italia, invece, le cose sono andate diversamente.

Il 4 dicembre gli italiani non hanno votato per l’estrema destra, ma hanno detto no a un progetto di riforma costituzionale sottoposto a referendum e bersaglio delle critiche di tutte le forze politiche. Il problema è che questo no sprofonda l’Italia in una crisi inquietante.

È stato un no secco contro Matteo Renzi, il giovane presidente del consiglio che ha subito annunciato le proprie dimissioni. Non è stato tanto un no alla cancellazione del bicameralismo integrale che avrebbe portato nella politica italiana una stabilità indispensabile, quanto un no alle riforme economiche che hanno fatto diminuire la disoccupazione ma hanno ridotto la sicurezza dell’impiego facilitando i licenziamenti. In altre parole è stato un no alla politica di una maggioranza ormai sconfessata e a cui non esiste un’alternativa in parlamento. Forse l’Italia troverà una nuova maggioranza dopo interminabili negoziati trasversali a cui è abituata, ma il futuro resta incerto e fragile.

Non tutto è perduto
Il 4 dicembre l’Italia è entrata in acque sconosciute e le prossime elezioni, anticipate o meno, rischiano di distruggere ciò che resta dei grandi partiti proiettando sul proscenio la Lega nord o il Movimento 5 stelle. La Lega è un partito di estrema destra nazionalista che sfrutta a proprio vantaggio il flusso di migranti dal Medio Oriente, mentre i cinque stelle sono un’invenzione del comico riciclato in politica Beppe Grillo, uomo aggressivo e vendicativo che ha saputo vendere all’Italia l’idea che tutto fa schifo tranne lui.

L’Austria ci ricorda che non tutto è perduto, ma resta il fatto che la Lega e Grillo sono in fase ascendente. Rafforzata dal voto austriaco, l’Unione europea è pesantemente indebolita da quello italiano, perché l’Italia è la terza economia dell’eurozona, perché le banche italiane sono stritolate da una massa di crediti tossici e perché una crisi politica a Roma metterà in agitazione gli investitori e i mercati, che già di per sé hanno la tendenza a perdere la testa.

Il Regno Unito non sa come uscire dall’Ue ma ha deciso di farlo. La Germania entrerà presto in campagna elettorale, cosa che la Francia ha già fatto. L’Unione europea non aveva alcun bisogno di un’incognita su Roma.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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