Il leader nordcoreano Kim Jong-un osserva un’esercitazione militare, il 13 aprile 2017.

Kim Jong-un preoccupa il mondo ma nessuno vuole la caduta del regime

Il leader nordcoreano Kim Jong-un osserva un’esercitazione militare, il 13 aprile 2017.
18 aprile 2017 09:54

È un paradosso, ma perfettamente spiegabile. Non c’è paese al mondo che non abbia condannato gli esperimenti nucleari della Corea del Nord. Anche l’alleato cinese disapprova. Il regime nordcoreano attira regolarmente la condanna unanime del Consiglio di sicurezza dell’Onu, e ora che Donald Trump ha alzato il tono contro Pyongyang può farlo avvalendosi dell’appoggio dei cinesi, che a suo dire “lavorano con noi sul problema”.

Molto bene, perfetto. Il mondo appare unito contro una deprecabile dittatura ereditaria la cui ascesa verso l’atomica preoccupa tutti i vicini. Ma è altrettanto vero che nessuno vuole davvero la caduta del regime.

Né la Cina né il Giappone né nessuno dei paesi della regione vorrebbero veder cadere il governo nordcoreano, perché non vorrebbero che una riunificazione delle Coree possa dare luogo alla nascita di una nuova potenza che potrebbe ostacolarli. La Corea del Sud non vuole veder cadere il regime del nord perché in tal caso dovrebbe occuparsi della ricostruzione, il cui costo peserebbe a lungo sulla sua crescita economica. Quanto agli Stati Uniti, anche ammettendo che possano avere un ipotetico interesse in un avvicendamento a Pyongyang, non potrebbero andare contro la Cina e i suoi alleati asiatici.

Liberi di provocare
Perciò questa dinastia ha sempre pensato di avere un futuro luminoso, e in questo senso si spiega la tranquillità con cui Pyongyang provoca il mondo. Eppure gli attuali cambiamenti rendono questo scenario sempre più incerto a causa della concomitanza dell’arrivo al potere di Trump e dei progressi militari della Corea del Nord. Il lancio di missili effettuato dai nordcoreani domenica si è rivelato un fiasco, ma questo fallimento non deve far dimenticare che altri test sono riusciti e che il regime potrebbe presto contare su missili nucleari.

A Tokyo come a Seoul monta il nervosismo, e Donald Trump ha trovato un’occasione per dimostrare la sua efficacia. “Mi occuperò del problema”, annuncia il presidente degli Stati Uniti, e il modo che ha trovato di farlo è di proporre un accordo alla Cina: fate pressione sui vostri amici nordcoreani per farli calmare e in cambio non vi punirò per la slealtà delle vostre pratiche commerciali.

La proposta di Trump, trasmessa attraverso Twitter, mette Pechino davanti alle sue responsabilità

Trasmessa attraverso Twitter, questa proposta è ormai pubblica ed evita a Trump di impegnarsi in un incerto braccio di ferro economico con la Cina e mette Pechino davanti alle sue responsabilità di grande potenza davanti ai vicini asiatici a cui gli Stati Uniti hanno appena teso la mano.

Non è un’idea malvagia, ma con una portaerei americana che naviga verso le coste coreane e considerando l’imprevedibilità dei leader nordcoreani e dello stesso Trump, la partita appare rischiosa. Viene da chiedersi come starebbero le cose se domenica Pyongyang avesse portato a termine con successo il suo lancio. La risposta è tutt’altro che scontata.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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