Una manifestazione a favore del Movimento 5 stelle a piazza del Popolo, a Roma, il 2 marzo 2018.

Il dibattito nel Pd sull’alleanza con i cinquestelle

Una manifestazione a favore del Movimento 5 stelle a piazza del Popolo, a Roma, il 2 marzo 2018.
07 marzo 2018 11:15

Sono bastati due giorni per aprire il dibattito. Appena trentasei ore dopo che il risultato elettorale di domenica ha sancito un’impasse politica, l’Italia si chiede già quale sia il male minore: una coalizione tra il Partito democratico e il Movimento 5 stelle, cioè tra la sinistra moderata – paragonabile al Partito socialista francese o al Partito socialdemocratico tedesco – e il movimento creato dal comico Beppe Grillo, diventato il primo partito del paese sull’onda dello slogan “Vaffanculo”?

Per la patria di Machiavelli e Gramsci, dell’eurocomunismo, del compromesso storico e di Altiero Spinelli, per un paese dove il livello intellettuale della classe politica è stato a lungo sbalorditivo, è chiaramente una faccenda umiliante e sconfortante. Ma è comunque un interrogativo che bisogna porsi.

È impossibile ignorare questa possibilità, perché se non si farà la coalizione tra Pd e M5s, l’alternativa sarà tra tornare alle urne, con il serio rischio che la Lega estremista e nazionalista ne esca ancora più rafforzata, o subire un’alleanza tra la Lega e i cinquestelle.

Argomenti evidenti
Entrambe le prospettive sono inquietanti. È per questo che Matteo Renzi, capo dimissionario del Pd, viene aspramente criticato, anche dai suoi alleati, per aver escluso qualsiasi discussione con i cinquestelle. Ma come si pone esattamente il dibattito?

Contro la ricerca di un accordo con i grillini, con il partito che domenica ha conquistato un terzo dei voti, gli argomenti sono evidenti. Come è emerso nei comuni gestiti dall’M5s (a cominciare da Roma), siamo davanti a un partito fatto di dilettanti, senza cultura né esperienza politiche.

Il Partito democratico farebbe meglio a presentare pubblicamente domande e condizioni ai grillini

Governare con i cinquestelle significa rischiare il fallimento e doversene assumere la responsabilità, dandosi sostanzialmente la zappa sui piedi. Di conseguenza per la sinistra potrebbe essere più vantaggioso rafforzarsi all’opposizione.

È facile capire la posizione di Renzi, ma al contempo bisogna chiedersi dove andrebbe a finire l’Italia se la Lega uscisse rafforzata da nuove elezioni o andasse al governo con i cinquestelle. In questo senso il Partito democratico farebbe meglio a presentare pubblicamente domande e condizioni ai grillini.

Il Pd deve chiedere ai rivali cosa significa esattamente la loro marcia indietro sull’uscita dall’euro, qual è la loro idea dell’unità europea e fino a che punto vogliono far aumentare il deficit per mantenere le promesse elettorali. Bisogna avviare il dibattito, mettere i cinquestelle con le spalle al muro e scommettere sulla saggezza degli elettori.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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