Con grande stupore di buona parte degli osservatori del mondo politico francese, le primarie per designare il candidato alle presidenziali del Partito socialista hanno suscitato un certo interesse nel paese. Il dibattito televisivo (anche se chiamarlo dibattito è una forzatura) tra i sei candidati ha richiamato un pubblico molto più numeroso del previsto. In vista della consultazione di ottobre, Libération ha invitato i sei personaggi a collaborare, a turno, con la redazione per un numero del quotidiano e a commentarlo.

La prima è stata Martine Aubry, il 20 settembre. In prima pagina, ovviamente, il ritratto dell’invitata speciale realizzato da Yann Rabanier. Il fotografo ha scelto un primissimo piano, isolato su sfondo nero con un flash molto potente, che ci costringe a un faccia a faccia molto diretto. Questa immagine ha scatenato un’inattesa polemica. Sui social network è rimbalzata ogni genere di reazione. In più Aubry ha dichiarato di non piacersi in quella foto. Perché tanto rumore per un semplice ritratto? Forse perché non siamo abituati (e lei non è abituata) a vederci in questo modo.

Siamo in un momento in cui è importante che un personaggio pubblico assomigli alla sua immagine e viceversa. Quando lo stesso trattamento fotografico è toccato a Ségolène Royal nessuno ha protestato. Vuol dire che ci si abitua in fretta alle cose. A meno che Royal interessi meno di Aubry.

Internazionale, numero 917, 30 settembre 2011

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